Centrale eolica offshore: chiacchiere green, concreto scempio

Centrale eolica offshore: chiacchiere green, concreto scempio

Si rinnova l’ennesimo duello fra parole e slogan. L'opinione di Stefano Bianchi.

Il dibattito e probabile futuro referendum sul «parco eolico» parte da subito con il piede sbagliato, avendo già etichettato green chi lo vuole e anti carbon-free gli altri.
Si rinnova l’ennesimo duello fra parole e slogan senza alcun senso scientifico, culturale, economico, politico, ambientale ma pubblicitariamente suggestive.
E’ come se avesse un senso “più lo mandi giù e più ti tira su”, “è sempre l’ora dei …”, “dove c’è … c’è casa”, “chi … mangia le mele”, “svizzero? No, …”
La disinformazione pseudo–scientifica è sempre filantropica, benefica, moderna ed efficiente, la razionalità sempre un retaggio del passato.
Nel caso in questione si parla di qualcuno che sfrutta incentivi pubblici, usando territorio pubblico per interesse privato senza lasciare nulla a chi abita e vive il territorio.
Come al solito si tratta di prendere utili privati sfruttando concessioni pubbliche che nulla lasciano a chi deve subire l’abuso.
Tralasciando lo scempio della costruzione di torri di 260 metri di altezza pari a 3 volte il grattacielo di Rimini, tralasciando gli sbanchi marini che sono estremamente pericolosi (vedi episodi verificatisi nello specchio acqueo davanti a piazzale Kennedy) per effetto di “sabbie mobili” e/o vuoti di sabbia improvvisi, tralasciando lo scempio urbano dell’attraversamento della costa fino alla centrale di accumulo Terna, tutte le attività marine connesse nello specchio d’acqua chiamato furbescamente «parco eolico», saranno vertiginosamente messe in crisi.

Le distanze minime delle pale eoliche da Bellaria, Rimini, Riccione, Misano e Cattolica.

Per una supposta energia green si manda a carte quarantotto una parte di città che di mare vive, oltre al suicidio neanche assistito della attività di pesca.
Qualcuno potrà eccepire sui danni e sui torti che i cittadini subiscono dai monopoli pubblici nemici del bene e del giusto, sempre sostenuti da ricchi e potenti, vedi i 2.650 terrestri che hanno un patrimonio pari al 60% del patrimonio mondiale, ma telefonia, energia, gas e luce, ferrovie, tv e così via, sono catene pesanti, sempre più pesanti a favore dei ricchi sempre più ricchi.
A palesare questi discorsi non sono io ma la Comunità Europea che, decenni più avanti dei paesi del Mediterraneo di cui l’Italia è fulgido esempio, il problema se lo è già posto e in qualche modo lo ha già risolto.
La pesca verrà mortalmente uccisa in nome del green a patto che si studino compensazioni e soluzioni mitiganti il suicidio di intere popolazioni:
La costruzione di un parco eolico porta a una zona franca di pesca e i modelli bio-economici sviluppati devono essere utilizzati per valutare gli impatti.
Poiché i pescatori non possono rivendicare il diritto di pescare specificamente nell’area del parco Eolico, si attua una riduzione dello spazio disponibile per la pesca, lo sforzo di pesca deve essere spostato in altre aree con un aumento dei costi. Inoltre, la progressiva attuazione delle misure di gestione della pesca nei siti Natura 2000 si aggiunge alla perdita di possibilità di pesca.
Inoltre, gli impatti diretti di un «parco eolico» sono, tuttavia, solo un possibile impatto sul settore della pesca, perché i pescatori fanno parte delle comunità costiere, il pesce viene venduto o lavorato localmente e fa parte del valore aggiunto del settore della pesca all’economia locale. Limitare le attività di pesca in un’area più ampia può portare alla necessità per le società di pesca di cercare zone di pesca alternative e di trasferirsi in un altro porto. Ci sono comunità di pescatori tradizionali che fanno affidamento sulla pesca o dove la tradizione della pesca attrae turisti che poi spendono soldi in attività commerciali locali. La maggior parte delle implicazioni economiche dirette o indirette sulle comunità locali sono a malapena comprese. Solo nei casi in cui l’industria rinnovabile offshore utilizza un porto come base per le proprie attività, potrebbero esserci alcune informazioni sul valore aggiunto di tali industrie alla comunità costiera. Quindi, gli impatti economici sono fortemente legati agli effetti socio-culturali (pesca come tradizione, effetto collaterale a terra sulle comunità di pescatori, prospettive antropiche) che sono anche non ben compresi. Ciò indica anche l’urgente necessità di comprendere meglio le strategie di adattamento, i comportamenti e le scelte individuali. Negli ultimi anni sono stati sviluppati modelli generici (ABM) per comprendere le implicazioni socio-ecologiche del comportamento umano (Cabral et al.2010, Little et al.2009, Wijermans et al.2020). Pertanto, sono necessarie ulteriori ricerche su una scala più ampia per valutare i possibili effetti degli investimenti nelle energie rinnovabili, in particolare nei parchi eolici, sul settore della pesca, sulle comunità locali e sulle attività economiche a terra
”.

In definitiva, i pescatori del Mare del Nord, del Canale della Manica, del Mar Celtico, del Baltico, hanno una strategia comune, i soliti salottieri locali pontificano su questioni di cui non sanno e capiscono nulla.

Per chi non volesse farsi fregare per l’ennesima volta suggerisco questa lettura.

La modifica (in rosso), sotto forma di integrazione volontaria al progetto iniziale (in bianco), presentata da Energia Wind 2020: da 59 a 51 turbine posizionate leggermente più distanti dalla costa.

Le immagini che pubblichiamo sono tratte dalla documentazione di Energia Wind 2020 (Riscontro alle richieste di integrazione e integrazione volontaria) consultabile sul sito della Guardia Costiera. Nella foto d’apertura, l’impatto visivo delle pale osservandole da Covignano, Rimini e Riccione secondo gli autori del progetto.