Sviluppi clamorosi sul mistero della «scomparsa» del corpo di Sandra Sabattini

Sviluppi clamorosi sul mistero della «scomparsa» del corpo di Sandra Sabattini

Quando nell'aprile del 2009 la ricognizione canonica sulle spoglie della Serva di Dio sbocciata nella comunità Papa Giovanni XXIII svelò la totale assenza dei resti mortali, la spiegazione fornita fu quella del terreno ricco di falde e particolarmente bagnato. Ma adesso questa tesi crolla e si riaprono dubbi e interrogativi. Nuovi documenti inediti e il frutto di lunghe ricerche.

La conosciamo come la santa della porta accanto, la prima beata fidanzata, l’autrice del miracolo che secondo la Chiesa ha salvato la vita di Stefano Vitali guarendolo da un tumore. La ragazza tutta assorbita «dall’Assoluto». Lo disse di lei don Oreste Benzi, convinto che «la sua anima era arrivata ad un punto di luce molto grande» (1). Lo disse subito, quando Sandra Sabattini era morta (2 maggio 1984 dopo essere stata investita da un’auto la mattina del 29 aprile) da appena dieci giorni e nessuno, al di fuori della cerchia dei familiari, degli amici più stretti e della comunità Papa Giovanni XXIII, sapeva nulla di lei.
Il 2 ottobre 2019 Papa Bergoglio ha messo il suo sigillo sul miracolo “attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Alessandra Sabattini”, autorizzando il card. Becciu (proprio lui, il 24 settembre messo alla porta da Francesco, perdendo la carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi insieme ai diritti connessi al cardinalato per lo scandalo che ruota attorno all’utilizzo dell’obolo Vaticano) a promulgare il decreto. La celebrazione si sarebbe dovuta tenere in Fiera il 14 giugno scorso ma il Covid-19 ci ha messo lo zampino e la nuova data non è stata ancora fissata.
Ormai sono usciti parecchi libri che tentano di raccontarla, Sandra Sabattini, forse una decina. Il Meeting le ha dedicato una mostra. Sappiamo quasi tutto di lei, ma non sappiamo con certezza fino a quando ha potuto riposare in pace nella sua tomba. Il pilastro che la diocesi di Rimini ha posto a fondamento della «scomparsa» del corpo di Sandra Sabattini, ovvero la totale consumazione dovuta alle particolari condizioni del terreno che ha accolto le sue spoglie mortali, è venuta a cadere. Ne daremo conto in questa inchiesta che per la prima volta si avvale anche di documenti inediti.

Il cimitero dei misteri? Un corpo «consumato» o «scomparso» dal luogo in cui era sepolto?

23 aprile 2009. Seduto davanti al computer nella redazione della Voce di Rimini, squilla il mio cellulare. Una persona mi informa di un fatto che da quel momento non uscirà più dai miei pensieri: “Sai che Sandra Sabattini era sepolta nel piccolo cimitero di S. Andrea in Casale, a San Clemente?”. Certo, rispondo io, ci sono anche andato più d’una volta. “Guarda che ieri mattina è successa una cosa strana: hanno aperto la sua bara ed è risultata vuota”. Come vuota? In che senso? Non mi fido, non ci credo. Anche se chi mi dà la notizia non è tipo da raccontare balle. Mi attacco al telefono e chiamo diverse persone, comprese due che fanno parte della commissione recatasi nel cimitero per l’esumazione del corpo in vista della traslazione nella chiesa di San Girolamo, dove è già pronto il nuovo sarcofago. Argomentano, appaiono certi, ma a me non convincono. Di fatto li sento traballanti. Scossi. L’imbeccata però è giusta. Sandra sembra essersi volatilizzata. Alcuni accampano una motivazione che lì per lì appare sostenibile: Sandra era sepolta in un cimitero attraversato da falde, e dunque il particolare tipo di terreno e i 25 anni trascorsi (2 maggio 1984 – 22 aprile 2009) rendono plausibile ipotizzare che il suo corpo si sia consumato. Ma è davvero così?

24 aprile 2009. Il primo articolo sulla notizia esce sulla Voce di Rimini

Anzitutto, perché viene aperta la bara di Sandra? Lo prevede la Sanctorum Mater, ovvero la “istruzione per lo svolgimento delle inchieste diocesane o eparchiali nelle cause dei santi”. L’appendice tratta proprio il tema della “ricognizione canonica delle spoglie mortali di un Servo di Dio”. L’articolo 2 chiarisce: “È necessario accertare che le spoglie mortali di un Servo di Dio, di cui la causa è in corso, siano autentiche. È competente ad effettuare la ricognizione canonica delle spoglie mortali del Servo di Dio, ossia il riconoscimento della loro autenticità, il Vescovo della diocesi o eparchia dove sono custodite le stesse spoglie”. Articolo 3: “Attesa la consolidata prassi, spetta al Vescovo competente di compiere la ricognizione canonica delle spoglie mortali del Servo di Dio, prima che si chiuda l’Inchiesta“. Nel 2017 il Vaticano aggiorna l’appendice con l’istruzione “Le reliquie nella Chiesa: autenticità e conservazione”. Viene presentata la procedura canonica da seguire per “verificare l’autenticità delle reliquie e dei resti mortali, per garantire la loro conservazione e per promuovere la venerazione delle reliquie tramite le possibili specifiche operazioni: ricognizione canonica, prelievo dei frammenti e confezione di reliquie, traslazione dell’urna e alienazione delle reliquie”. E’ scrupolosa l’istruzione al riguardo, precisa anche: “… se l’urna o i sigilli ad essa apposti apparissero infranti, si impieghi ogni diligenza possibile per avere la certezza che quelle siano veramente le reliquie del Beato o del Santo o i resti mortali del Servo di Dio o del Venerabile di cui si tratta”. Si devono escludere manomissioni. Ma anche furto o profanazione.

Un sarcofago vuoto. E’ stato realizzato dalla scultrice Paola Ceccarelli, progettato dall’arch. Francesco Baldi e si trova nella chiesa di San Girolamo.

Ma il corpo di Sandra Sabattini non c’è. Consumato? E’ possibile, dicono, ma è difficilissimo che in 25 anni non si trovi nemmeno un osso. Lo dicono gli esperti da me consultati, di cui si parlerà più avanti.
La lettura ufficiale del fatto è però proprio questa. Per un pubblico più vasto la formalizza forse per primo il postulatore della fase diocesana del processo di beatificazione di Sandra Sabattini, don Fausto Lanfranchi (anche vicepostulatore della causa di canonizzazione di Alberto Marvelli e di beatificazione di Carla Ronci). Intervistato dal giornale della Papa Giovanni, Sempre (giugno 2009), sostiene che «il corpo si è dissolto e ai fini della causa non toglie nulla, è ininfluente. La causa va avanti». La pala meccanica e poi le mani che hanno raspato nella terra con minuzia, hanno scoperto solo qualche fibra di plastica «quella delle calze elastiche che le hanno messo all’ospedale sulle ferite dopo l’incidente, calze intessute di questo materiale indistruttibile, come pure è rimasto un pezzo di plastica che teneva un mazzo di fiori. Ma di lei, dopo una ricerca accurata durata tre ore, niente, neppure un ossicino» (2).
Sui pochi resti non umani rinvenuti verranno scritte e dette cose diverse. Nella biografia “Sandra Sabattini” a cura della comunità Papa Giovanni XXIII, uscita nel 2010, lo stesso Lanfranchi sostiene che «apparvero solo resti lignei del feretro…» (3).
A voce, ma da altri dei presenti alla ricognizione, nelle ultime settimane ho raccolto anche ulteriori dettagli: «ricordo una targhetta metallica, quella della bara», «ricordo un ferretto di quelli che tengono i mazzi dei fiori, al quale era avvolto un brandello di calza». Ma a fare testo sarà quello che viene messo nero su bianco. Ci arriveremo.

Sandra Sabattini. Un sorriso e due occhi lucenti. «La sua anima era arrivata ad un punto di luce molto grande», dirà di lei don Benzi.

Lanfranchi è esplicito. Alla domanda su come interpretare la tomba vuota, risponde così: «Dobbiamo stare con i piedi per terra, dobbiamo leggerlo come un fattore chimico, naturale. Il terreno di questo cimitero è ricco di minerali, è molto acquoso perché ci sono falde acquifere capaci di sciogliere molto facilmente i corpi. Il dato di fatto è che questo corpo dopo 25 anni si è disciolto. È un fatto naturale e Sandra ha seguito come tutti gli esseri umani il cammino naturale» (4).
Nella biografia già citata, aggiungerà: «Il fatto che il corpo mortale di Sandra si sia completamente disfatto è certamente da attribuire alla lunga permanenza della salma, 25 anni, in un terreno di natura umido e ricco di minerali, e alla fragile costituzione di Sandra. E’ stata una sorpresa che il Vescovo ha commentato così: ‘si è consumata tutta per Cristo; si è fatta terra per lasciarci un segno di donazione totale dell’amore» (5).
Il 22 aprile 2009 riuniti nel cimitero per attestare lo stato di conservazione del corpo ci sono il vescovo mons. Lambiasi, il notaio e diverse altre persone, compreso il Dr. Pier Paolo Balli, medico legale, i familiari di Sandra, lo zio don Giuseppe Bonini, scomparso poco meno di un anno fa. Ma il problema dello stato di conservazione non si pone: il corpo è assente. Totalmente assente. In quella bara c’è senz’altro entrato e c’è rimasto, ma per quanto tempo? Come era vestito? Indossava delle scarpe? Disfatte anche quelle? C’era qualcosa di difficile consumazione in quell’angusto spazio? Nessuno ha mai fornito dettagli. In fondo la fase diocesana per la gloria degli altari di Sandra Sabattini si era già conclusa nel dicembre 2008, con l’invio a Roma delle diecimila pagine rilegate in cinque volumi, contenenti i testi degli interrogatori, le testimonianze e gli scritti della Serva di Dio, e dunque a chi poteva interessare andare a scavare nella misteriosa assenza di ogni traccia del suo giovane corpo?

In memoria. Il monumento funebre che ricorda Sandra nel cimitero di Sant’Andrea in Casale.

Il vescovo Lambiasi tiene la barra dritta sul corpo consumato ed anzi fa di più. Paragona la tomba vuota di Sandra Sabattini al sepolcro di Gesù. Osa parecchio. Ecco cosa dice: «Noi tutti, a cominciare da me, avremmo voluto trovare almeno qualcosa dei suoi resti organici e invece… niente! Allora mi rimbalzavano nel cuore alcune parole del Signore: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, non può portare frutto» (Gv 12,24); e il chicco che ha il volto e il nome di Sandra è caduto talmente in terra da sciogliersi completamente, da farsi terra. Mi rimbalzava allora un’altra parola della Scrittura, la parola di San Paolo, il “cupio dissolvi”: «Desidero sciogliermi completamente per essere tutto di Cristo» (Fil 1,23).
Mi pare allora di immaginare – e penso che il Signore perdonerà queste che possono sembrare, ma spero non a Lui, delle fantasticherie – mi sembra di immaginare che quando Sandra si è presentata davanti al Signore avrà detto: «Eccomi!», il suo ultimo eccomi, con tanta gioia nel cuore e avrà chiesto al Signore un’ultima grazia. Quella che di lei non rimanesse niente, per rassomigliare ancora più da vicino al Signore del quale non è rimasta davvero nessuna reliquia! Oh, certo, Sandra adesso mi dovrebbe tirare l’orecchio perché io non faccia torto né a lei né tantomeno a nostro Signore. Sandra sa benissimo che c’è una differenza infinita tra il Signore Risorto e noi tutti; anche tra il Signore e Maria, sua madre: figuriamoci se non c’è tra Lui e tutti noi! Il Signore è risorto corporalmente: di fatto, però, nessuno può dire di avere qualche reliquia, se possiamo dire così, del Signore. Dei santi sì, di tanti santi, ma del Signore no; e neanche di Sandra».
Secondo il vescovo «a Sandra il Signore ha donato ancora di più che a Teresa (Santa Teresa del Bambin Gesù, ndr), se possiamo fare questi confronti tra santi che sono sempre fuori luogo; perché le ha donato di ritornare completamente alla terra!» (6)
Se parla la fede bisogna lasciarla parlare, anche se il vescovo si è spinto molto avanti. Ma se si chiamano in causa falde e fenomeni chimici, allora le cose cambiano.

La mappa. Si può estrarre dal Sistema informativo Territoriale Provinciale, PTCP 2007/variante 2012, Tavola D del PTCP: indica gli ambiti a diverso grado di vulnerabilità della falda (Aree di ricarica idrogeologicamente connesse all’alveo, aree di ricarica diretta della falda e aree di ricarica indiretta della falda) e per l’area del cimitero (FRECCIA) e non mostra le problematiche che si presenterebbero in quel cimitero secondo la diocesi.

E’ vero che il terreno di quel cimitero consuma le salme in maniera particolare? Se così fosse ci troveremmo di fronte ad uno scenario un po’ inquietante, quasi da film horror. E’ attraversato da falde? Sono state aperte altre bare nei pressi di quella di Sandra per poter appurare quanto ha sostenuto don Lanfranchi in interviste e libri? Non risulta. Adesso però, dopo lunghi e difficili approfondimenti, le risposte ci sono. A precisa domanda («se il terreno sul quale sorge il cimitero è attraversato da falde acquifere») rivolta al Comune di S. Clemente, si ottiene una risposta negativa: «No, il terreno sul quale sorge il cimitero di Sant’Andrea in Casale non è interessato dalla presenza di falde acquifere come è possibile desumere da apposita relazione geologica». Ma la stessa cosa testimoniano gli strumenti urbanistici, e le mappe del Sistema informativo Territoriale Provinciale (7). Anche perché la legge vieta di collocare un cimitero su un terreno attraversato da tanta acqua da consumare i corpi. Assurdo anche solo pensare ad un cimitero nel quale i corpi inumati si dissolvono. E se così fosse l’amministrazione comunale dovrebbe risponderne. Forse come delitto contro la pietà dei defunti previsto dal codice penale. Ma poi c’è anche una voce raccolta sul posto. «Qualche anno fa hanno aperto la bara di Agnese Bonini, mamma di Sandra, sepolta qui dal 1992. L’hanno trovata integra». Lo sostiene una persona che frequenta il cimitero e che si sarebbe imbattuta nel fatto che virgolettiamo dalla sue parole. Purtroppo non è stato possibile verificarlo con i famigliari, che pure sono stati contattati. Scopo dell’esumazione in questo caso era trasferire i resti ossei nel loculo di famiglia già pronto nella parte nuova del cimitero. Invece sarebbe stata lasciata in terra proprio perché per nulla “mineralizzata”. Se così fosse, si tratterebbe di un’altra smentita alla tesi delle falde che consumano i corpi nel cimitero di Sant’Andrea in Casale. Anche perché quello di Sandra era sepolto a due metri di distanza dalla mamma.

Stralcio del verbale redatto dal notaio il 22 aprile 2009: senza aver compiuto alcun approfondimento scientifico, anche perché non ne hanno avuto il tempo, i rappresentanti della Diocesi giustificano senza ombra di dubbio (“certamente”) l’assenza dei resti mortali di Sandra Sabattini con la “natura del terreno” e “la fragile costituzione della Serva di Dio”.

Ma clamoroso, davvero clamoroso, è che il tema del terreno umido (che divora i corpi) – privo di prova scientifica – lo si trova nel verbale redatto dal notaio (che ovviamente ha riportato la versione dei rappresentanti della Chiesa diocesana) per cristallizzare l’attività di ricognizione compiuta dalla commissione guidata da mons. Lambiasi il 22 aprile 2009. Parlano i documenti, che diventano pubblici per la prima volta su Rimini 2.0 dopo che ne abbiamo fatto richiesta al vescovo di Rimini e ci sono stati messi a disposizione.
Sono gli “atti dell’esumazione, del riconoscimento e della ricognizione dei resti mortali della Serva di Dio Sandra Sabattini”. Due cartelle e mezzo scarse. Prima viene temporalmente collocato l’evento, elencati i presenti (la ragione dei puntini è che alcuni nomi ci sono stati coperti in quanto di persone ormai defunte o per ragioni di privacy):

“Nell’anno del Signore 2009, il giorno 22 del mese di aprile, mercoledì della II settimana di Pasqua;
riuniti nel Cimitero di Sant’Andrea in Casale l’Ecc.mo Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, il Rev.do Sac. Giuseppe Tognacci, Delegato Vescovile, il Rev.do P. Vittorino Casas Llana, Promotore di Giustizia, i Sigg….. e …… Periti Medici, i Sigg. …. e ….., Operai aiutanti, insieme al fotografo designato e il Sig….
per effettuare l’esumazione e il riconoscimento dei resti mortali della Serva di Dio Sandra Sabattini e la loro traslazione nella chiesa parrocchiale San Girolamo di Rimini, anche in vista dell’auspicata futura Beatificazione….“.

Quindi il notaio attuario dà lettura del “Decreto del 12 aprile 2009 con il quale il vescovo designava le persone che devono intervenire al suddetto Atto”.
C’è un momento di preghiera e poi tutti prestano il seguente giuramento: “Io, …., giuro di compiere fedelmente il compito affidatomi per l’esumazione e il riconoscimento dei resti mortali della Serva di Dio Sandra Sabattini. Che Dio mi aiuti e mi assistano questi Santi Vangeli”.
Arrivati a questo punto il verbale riferisce che lo zio di Sandra, don Giuseppe Bonini, e i familiari, dopo avere “prestato il debito giuramento”, concordano “nell’affermare che i resti mortali si trovano nel sepolcro posto in terra situato nei pressi del vialetto centrale del cimitero“. Segue la descrizione dell’esterno della tomba così come appare in quel momento. “Fatta la descrizione dell’esterno della sepoltura, Mons. Vescovo invitò gli Operai aiutanti a procedere alla rimozione del terreno per il recupero del feretro. Dopo l’escavazione del terreno ad opera degli operai comunali apparvero i resti lignei del feretro, alcuni frammenti metallici ed un paio di calzini di materiale sintetico, ma non i resti mortali della Serva di Dio. Anche dopo una minuziosa ricerca nel terreno circostante, non emerse alcun reperto”. Attenzione a quel che segue: “Il fatto è certamente da attribuire alla natura del terreno, umida e ricca di minerali, e alla fragile costituzione della Serva di Dio“.

Mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini dal 2007, quando il 15 settembre prende possesso della diocesi.

Se questo è quanto afferma il verbale «ecclesiastico», esiste anche una relazione a firma del responsabile (dell’epoca) dell’area tecnica del Comune di San Clemente che mette nero su bianco, con molti maggiori dettagli, la cronaca della esumazione. Qui non c’è traccia di falde e terra umida. La data che viene riportata sul documento è sbagliata, 22 aprile 2008 (anziché 2009), ma il resto colpisce: “Durante l’esecuzione dello scavo è stato rinvenuto un piccolo “blocco” di cemento posizionato in corrispondenza della posizione della bara, posto ad una quota superiore e quindi al di sopra di essa, che è stato rimosso con l’ausilio dell’escavatore”. E’ un particolare rilevante, che emerge per la prima volta. Perché un blocco di cemento? E’ prassi farlo in quel cimitero? A quale scopo?
Andiamo avanti. “Proseguendo lo scavo con il mezzo meccanico è stata individuata la sagoma di una bara posizionata in maniera leggermente disassata rispetto alla lapide“. La ragione non viene spiegata. Si prosegue con lo scavo. “Al di sopra della bara sono stati trovati due ferri tondini, normalmente utilizzati nelle costruzioni edili, posti in maniera longitudinale che sono stati rimossi con facilità perché non ancorati o vincolati alla bara”. Con quale scopo furono inseriti due ferri tondini?
La relazione continua: “Tornando al ritrovamento della bara, dapprima sono affiorati i bordi laterali conservati nella loro quasi totalità senza peraltro trovare traccia del coperchio (…). Una volta terminata l’operazione di rimozione del terreno sono emerse, adagiate sul fondo della bara, delle assi che con buona probabilità erano state in origine parte del coperchio della bara stessa, sprofondate sul fondo sotto il peso del terreno a causa del loro deterioramento. Rimosse anch’esse e appurato il fatto di essere di fronte al fondo della bara è stata riscontrata l’assenza totale di tracce della salma. Unico ritrovamento degno di nota è stata una coppia di calze di piccola taglia rinvenute in posizioni diverse così come evidenziato nel disegno“. C’è buona probabilità che le assi rinvenute sul fondo fossero quelle del coperchio, ma manca la certezza assoluta. Il disegno non c’è in allegato al documento che la diocesi conserva. Perché non è stato richiesto subito al Comune? L’unico disegno è quello che viene riprodotto qui sotto, che riporta una dicitura anch’essa da approfondire: “ALTRA BARA RINVENUTA DURANTE LO SCAVO“.

Il disegno allegato alla relazione del Comune di San Clemente

“In seguito si è proceduto con lo scavo dei resti della bara e alla sua rimozione completa. Al fine di confermare l’esito dell’operazione di esumazione una volta rimossi i resti della bara, con l’ausilio dell’escavatore meccanico, è stato eseguito un ulteriore e più profondo scavo senza peraltro rinvenire tracce organiche o lignee riconducibili a bare funerarie. Successivamente, terminate le operazioni di esumazione, si è operato il reintegro dello scavo”. Fine.
Come si può ben notare, i particolari contenuti in questa relazione comunale, a differenza di quella della commissione diocesana, sono molto più circostanziati. Ma restano diversi aspetti da chiarire.
Principalmente come abbia fatto la commissione a verbalizzare che l’assenza del corpo fosse “da attribuire alla natura del terreno, umida e ricca di minerali, e alla fragile costituzione della Serva di Dio”. In base a quali riscontri oggettivi?
Sono due le contraddizioni evidenti.
La prima riguarda l’analisi geologica del terreno sul quale sorge il cimitero, che ho potuto leggere. Nel realizzare l’ampliamento del cimitero con la costruzione di un nuovo blocco di loculi, nel 2013 è stata redatta una relazione geologica, che è attinente all’area più generale sulla quale sorge il cimitero. Emerge che la profondità della falda è sui 3-4 metri (mentre la bara è sotterrata ad un massimo di 2 metri di profondità), che i terreni sono asciutti, di tipo limoso-sabbioso drenante, con un banco di ghiaia sottostante e quindi senza particolare risalita capillare, con l’acqua che viene mantenuta sotto il piano di interramento delle bare. Un terreno che non si può certo definire come “molto acquoso perché ci sono falde acquifere capaci di sciogliere molto facilmente i corpi”.
E d’altra parte la normativa che è all’origine dei regolamenti di polizia mortuaria, risulta chiara: “I campi destinati all’inumazione, all’aperto ed al coperto, devono essere ubicati in suolo idoneo per struttura geologica e mineralogica, per proprietà meccaniche e fisiche e per il livello della falda idrica”. Ancora: “La falda deve trovarsi a conveniente distanza dal piano di campagna e avere altezza tale da essere in piena o comunque col più alto livello della zona di assorbimento capillare, almeno a distanza di metri 0,50 dal fondo della fossa per inumazione”. E poi: “Il terreno dell’area cimiteriale deve essere sciolto sino alla profondità di metri 2,50 o capace di essere reso tale con facili opere di scasso, deve essere asciutto e dotato di un adatto grado di porosità e di capacità per l’acqua, per favorire il processo di mineralizzazione dei cadaveri”.
La seconda contraddizione attiene proprio alla mineralizzazione. Secondo il verbale della commissione e le dichiarazioni rilasciate dal postulatore, e fatte proprie dal vescovo, il terreno particolarmente umido e attraversato da falde avrebbe favorito la consumazione del corpo di Sandra Sabattini. Un sito specialistico, tuttosuicimiteri.it, redatto da esperti del settore, spiega il contrario: un “eccesso di acqua o umidità nei suoli” provoca “saponificazione” e non mineralizzazione completa. Il “grado di umidità dei terreni” “incide peggiorando le condizioni di scheletrizzazione, se l’umidità è alta”. E che “il cadavere non può essere a contatto con la falda sia per questioni di inquinamento, che perché un corpo immerso in acqua tende a saponificare e non a mineralizzare” (8). La saponificazione “trasforma le salme in una massa bianca o bianco-grigiastra, untuosa, friabile, che indurisce all’aria (v. adipocera); fu di frequente riscontrata dove l’inumazione è fatta in terreni impermeabili, comunque con scarso accesso d’ossigeno e di preferenza in fosse invase dalle acque” (9). C’è di più. Interpellati con una mail, i redattori di tuttocimiteri.it, hanno pubblicato sia la mia lettera che la loro risposta (10): sostengono fra l’altro che: “Le ossa sono minerali e qualsiasi sia la condizione del terreno o falda possono resistere centinaia se non migliaia d’anni nel terreno. La “sparizione” delle ossa può essere dovuta solo a due cause:
1) il corpo non è mai stato sepolto in quella cassa;
2) i resti mortali sono stati spostati da quella sepoltura dopo l’inumazione”.

A questo punto si aprono domande, senza risposta, almeno per ora. Di recente è stata data ampia eco alla notizia della esposizione delle spoglie, ad Assisi, del beato Carlo Acutis, morto il 12 ottobre 2006 per una leucemia fulminante in età ancora più giovane di Sandra Sabattini: 15 anni. I suoi resti sono stati riesumati circa 13 anni dopo la sepoltura e sono risultati integri nelle parti anatomiche, anche se non incorrotti, quindi trattati con tecniche di conservazione e il volto ricostruito con una maschera in silicone. Comunque impressionanti le immagini mostrate:

Di Sandra Sabattini nulla. Nemmeno un osso. Ma a questo punto è lecito mettere in discussione la motivazione fornita dalla Chiesa riminese. E allora che fine ha fatto il corpo di Sandra Sabattini? In quanti altri casi una ricognizione ha riscontrato l’assenza totale del corpo di un venerabile? Ci sono precedenti? A questa domanda potrebbe rispondere la Congregazione delle cause dei santi, alla quale mi sono rivolto, ma per ora senza risposta. Nel caso di Sandra Sabattini sono state compiute tutte le verifiche per escludere una eventuale trafugazione della salma? Va ricordato che l’istruzione “Le reliquie nella Chiesa: Autenticità e Conservazione” dice che (Art. 14): “Prima dell’estrazione delle reliquie o dei resti mortali dal luogo in cui sono conservati, se c’è un documento autentico dell’ultima sepoltura, ricognizione canonica o traslazione, sia letto ad alta voce dal Notaio, affinché si possa verificare se quanto scritto nel documento coincida con ciò che si constata al momento presente. Qualora non ci fosse un documento autentico oppure se l’urna o i sigilli ad essa apposti apparissero infranti, si impieghi ogni diligenza possibile per avere la certezza che quelle siano veramente le reliquie del Beato o del Santo o i resti mortali del Servo di Dio o del Venerabile, di cui si tratta.” E all’articolo 18: “Se la ricognizione canonica non può essere portata a termine in un’unica sessione, il luogo in cui essa si svolge sia chiuso a chiave e si adottino le necessarie cautele in modo da evitare qualsiasi furto o pericolo di profanazione. La chiave sarà custodita dal Vescovo o dal Delegato Episcopale”. Qui si parla di reliquie ma l’indicazione ad evitare furto o profanazione è chiara. Nel caso del corpo di Sandra Sabattini, totalmente assente alla ricognizione compiuta nell’aprile del 2009, non si sarebbe dovuto compiere ogni ragionevole esame e approfondimento per escludere il furto o la profanazione?

“Era la prima volta che uscivamo insieme come fidanzati e mi ha portato in un… cimitero di campagna. Ogni tanto ci andava per pregare e per ricordarsi del significato della vita” (11). Così l’allora fidanzato di Sandra Sabattini. E’ in un cimitero di campagna che vuole riportare la nostra attenzione Sandra Sabattini?

Chiunque avesse qualcosa da dire su questa intricata vicenda, può scrivere a redazione@riminiduepuntozero.it

1) Don Oreste Benzi, Omelia

2) Un ascensore per arrivare a Dio, Sempre, giugno 2009

3) “Sandra Sabattini“, a cura della Comunità Papa Giovanni XXIII, Sempre comunicazione, aprile 2010, pag. 20

4) Un ascensore per arrivare a Dio, Sempre, giugno 2009

5) “Sandra Sabattini“, a cura della Comunità Papa Giovanni XXIII, Sempre comunicazione, aprile 2010, pag. 20

6) Francesco Lambiasi, omelia 2/5/2009, parrocchia S. Girolamo

7) Provincia di Rimini, Ptcp 2007-variante 2012, Tavole D: rischi ambientali, tavola D2-2013

8) Tuttosuicimiteri.it, Mineralizzazione dei cadaveri e terreni per campi di inumazione.

9) Treccani, cimitero (link).

10) Tuttocimiteri.it, Mancato ritrovamento di una salma in una cassa sepolta in fossa

11) Il Ponte, La “santa fidanzata”, 23 marzo 2018