Chiara Bellini rivedrà l’impatto del museo Fellini su piazza e castello? L’abbiamo chiesto a lei

Chiara Bellini rivedrà l’impatto del museo Fellini su piazza e castello? L’abbiamo chiesto a lei

«Un progetto del genere, anche se volessi, non potrei certo cambiarlo. Abbiamo una responsabilità verso i cittadini e i soldi pubblici. Il fossato è li sotto, i cittadini del futuro decideranno cosa farne». Intervista a colei che corre per diventare vicesindaca in tandem con Jamil. Che dice la sua anche sul dopo Gnassi e gli obiettivi che si prefigge: «Vedo la Rimini del futuro come un centro culturale di rilievo internazionale».

Perché ha accettato di candidarsi, addirittura alla carica di vicesindaco, pur essendo – se non sbaglio – alla sua prima esperienza amministrativa? Non teme l’inesperienza qualora dovesse entrare nella stanza dei bottoni di palazzo Garampi, col rischio di doversi accontentare di fare la comparsa, trovandosi “schiacciata” fra gli amministratori di maggiore esperienza e la “macchina” comunale?
Preciso che non sono candidata ma sono stata scelta dal PD per affiancare la candidatura di Jamil per il ruolo di sindaco, un tandem che tiene unito il centrosinistra. La maggior parte degli assessori uscenti non avevano esperienza politica alle spalle. Ho una discreta esperienza amministrativa che mi viene dall’Università. Penso di aver già dimostrato di non avere il temperamento da ‘comparsa’ e di sapermi difendere, in ogni caso quel che conta è avere una buona squadra che lavora con te e una visione da costruire con la città.

C’è chi pensa che il decennio a guida Andrea Gnassi non sia destinato a terminare con le elezioni del prossimo ottobre ma che continuerà, seppure in modo indiretto, nel caso in cui a vincere le elezioni foste Jamil e lei… per farla breve e detta un po’ brutale, sarà il sindaco ombra, quanto meno sulle decisioni importanti, e tirerà i fili attraverso colui che è stato il suo più fedele assessore. Cosa risponde?
Jamil ha una sua visione di città, e lo dimostrerà una volta eletto. Come tutti noi proviene da una corrente e da una scuola, questo non significa mancanza di autonomia. L’amministrazione di una città è un servizio, non un mestiere. Terminato un compito, ci si dedica ad altro. La futura amministrazione, se gli elettori ce ne daranno la possibilità, sarà composta da diverse sensibilità, e questo lo stiamo dimostrando dalla partenza, con questo tandem, che unisce il centrosinistra e rappresenta una pluralità proficua. La mia presenza segna la volontà di non puntare solo sui singoli, ma su una visione che tenga insieme una comunità e idee diverse sulla città.

Se diventerà vicesindaco, quali saranno gli obiettivi irrinunciabili che vorrà, cascasse il mondo, assolutamente realizzare?
Vedo la Rimini del futuro come un centro culturale di rilievo internazionale, anche attraverso una progettazione condivisa, che si avvalga del contributo di professionisti e che sappia intercettare necessità e desideri, lavorando dove ci sono lacune (direzioni biblioteca e musei, ecc.) e valorizzando i talenti locali. Per quanto riguarda il resto, attenzione alle periferie sotto diversi punti di vista, attivando dei forum partecipativi come evoluzione dei quartieri. Potenziare il lavoro sulle pari opportunità e le politiche di genere, anche attraverso tavoli e sportelli. L’attenzione deve andare nella direzione dei diritti di tutti, sociali, del lavoro, di genere.

Quale visione e approccio nuovo pensa di poter portare in Comune?
La partecipazione, che dovrà essere il denominatore comune sul metodo. In queste settimane sto ascoltando le persone e i loro bisogni. Si procede forse più lentamente così, ma le decisioni vengono poi accolte con maggiore disponibilità, anche da chi ha una visione diversa.

Lei ha inizialmente posto alcune critiche sul discusso progetto che ha interessato piazza Malatesta, ed è sembrato ai più che la sua fosse una presa di distanza dall’opera “simbolo” del decennio che si chiude. Poi però l’argomento non è più stato ripreso né approfondito da parte sua e dunque i riminesi non sanno se sia stata una uscita elettorale (per catturare i voti di coloro che considerano uno scempio l’intervento fatto) oppure qualcosa di più sostanziale.
Se la sua formazione otterrà la fiducia della maggioranza dei riminesi, si troverà a fianco di un sindaco che sullo stesso progetto è su posizioni opposte alle sue.
Le chiedo, primo, non le pone nessun problema questa diversità di vedute su una questione tanto importante?

Mi fa sorridere che la mia opinione su certi temi possa essere interpretata come “uscita elettorale”, dal momento che quando l’ho espressa non avrei mai immaginato di ricoprire un incarico politico. La diversità di vedute non mi preoccupa affatto, perché per me tale diversità è una ricchezza. Il problema di Rimini è che si è azzerato il dibattito su molti temi, mentre è dalla pluralità di opinioni che nascono le idee migliori. Mi preoccupa il pensiero unico. Per questo penso che insieme a Jamil potremo fare progetti per il futuro molto interessanti.

Secondo, ritiene che l’impatto del Museo Fellini su piazza Malatesta e su Castel Sismondo possa essere rivisto, oppure che dovremo tenerci la vasca d’acqua a discapito del fossato anche per il futuro?
Lei sa meglio di me che un progetto del genere, anche se volessi, non potrei certo cambiarlo. Abbiamo una responsabilità verso i cittadini e i soldi pubblici. Un maestro tibetano mi ha insegnato che bisogna lavorare con le circostanze. Penso che gli spazi della nuova piazza possano essere arricchiti di contenuti. Immagino, per esempio, spettacoli teatrali performance di danza all’aperto o al riparo di strutture mobili, affidati alla direzione artistica di compagnie teatrali in co-progettazione, come avviene in altre città europee, dove le persone possano godersi concerti o eventi culturali, conferenze, rassegne musicali, presentazioni di libri, e tanto altro. Sono i contenuti che cambiano l’humus di una città, non solo i luoghi ma le persone che li abitano e li fanno vivere. Il fossato è li sotto, i cittadini del futuro decideranno cosa farne.

Immagine: Chiara Bellini in una fotografia di Giorgio Salvatori.

COMMENTI

DISQUS: 0