Clamorosa scoperta: il ponte di Tiberio ha un gemello irlandese

Clamorosa scoperta: il ponte di Tiberio ha un gemello irlandese

L’incisione di Palladio, pubblicata in I Quattro Libri dell’Architettura nel 1570, grazie all’architetto Giacomo Leoni servì al costruttore di ponti irlandese George Smith come modello per la progettazione del Green’s Bridge, realizzato nel 1766 a Kilkenny in Irlanda. Molto più giovane e non in ottima salute come di quello di Rimini. Che subirà lo snaturamento deciso da Palazzo Garampi.

A un certo punto sfogliandone le pagine ti ritrovi il ponte “a Rimino Città della Flaminia … fatto edificare da Augusto Cesare”, come lo disegna il famoso Andrea Palladio (1508-1580) nel suo I Quattro Libri dell’Architettura, pubblicato a Venezia nel 1570, anche se lo traccia con pilastri decisamente più stretti di quelli reali.
Se procedi in maniera obliqua come è solito fare il granchio sulla linea dove l’onda batte la spiaggia, si può avere la ventura di alzarti in volo sulla città come il granchio sul bassorilievo di Agostino di Duccio. Il procedimento dei neoplatonici parte dal sapere di non saper nulla. La misura del passo è perciò la ricerca, l’unica che permette le rivelazioni.
C’è un fatto curioso che non so quanti riminesi conoscano. Il misconosciuto architetto di origine veneziana Giacomo Leoni (1686-1746), che nutriva una vera passione per Leon Battista Alberti e per Andrea Palladio, lavorando in Inghilterra – dove era conosciuto col nome di James Leoni – tradusse in inglese nel 1715 I Quattro Libri dell’Architettura, dando un diffuso impulso al palladianesimo e alla sua diffusione nell’Europa del Settecento nel momento di trapasso dalla muratoria operativa a quella speculativa. Tradusse anche per primo il De re aedificatoria, il tratta di architettura dell’Alberti.

Il ponte di Tiberio disegnato da Palladio

Ebbene, grazie a questo giovane italiano andato all’estero (si noti che aveva 29 anni quando pubblicò la sua traduzione del Palladio ed è bene che stesse dove andò, come ci ha recentemente illustrato un perito agrario) l’incisione di Palladio del Ponte di Tiberio riminese servì al costruttore di ponti irlandese George Smith come modello per la progettazione del Green’s Bridge, costruito nel 1766 a Kilkenny in Irlanda.
Insomma, il Ponte di Tiberio ha una sua imitazione irlandese: un po’ meno bella dell’originale a causa dei piloni più stretti basati sul disegno del Palladio, come si può vedere dalla foto. Le cinque arcate del ponte sul fiume Nore (in gaelico An Fheoir) sono quindi ellittiche e non semi-circolari. Ovviamente la pietra non è quella bianca d’Istria, ma l’azzurra di Kilkenny. Benché il Ponte di Tiberio sia in buono stato, la sua copia irlandese, che ha festeggiato quest’anno solo 250 anni, necessita di restauri, essendo stato sostituito nel 1969 il parapetto pericolante settentrionale con una ringhiera in acciaio. Al contrario, al nostro che gode di ottima salute, come scrivono gli architetti che oggi ci meritiamo, ci appiccicheranno una “passerella in acciaio zincato e verniciato e piano di calpestio in legno composito, con parapetti formati da montanti in acciaio zincato e verniciato, rete metallica inox e doppio corrimano in acciaio inox, sospesa lungo il lato delle mura in sponda destra lato centro storico”.

Il ponte di Tiberio

Tuttavia, mentre gli abitanti di Kilkenny sanno del Ponte di Tiberio, per gli abitanti di Rimini non è vero il contrario.
Ora: qui c’è, sicuramente, un problema di cultura, di educazione, di ricerca e di conoscenza di cui è preda la nostra città. Di nuovo mi limito a citare dal comunicato del giugno 2014, un anno e mezzo fa: “«Fluxus» ovvero il fluire, l’incontro e lo scambio di storie, persone e mondi che si incrociano nei vari luoghi della città. «Fluxus 2014/2021-Per il Ponte di Tiberio» si sviluppa attraverso un costante work in progress che mira a progettare un insieme di eventi, manifestazioni e laboratori che possano progressivamente coinvolgere, nell’arco dei prossimi sette anni, artisti, performer, studiosi, cittadini e turisti riminesi nelle celebrazioni di questo luogo chiave della città”.

Green’s Bridge, costruito nel 1766 a Kilkenny in Irlanda

Si ha l’impressione che siano chiacchiere in libertà. Forse è il troppo vinum et circenses che ha provocato questo cortocircuito culturale?
Mi tocca considerare che non sono più da venti anni un esperto della comunicazione e di eventi (settori che ho, proficuamente per me, abbandonato), che non sono nemmeno uno studioso del Ponte di Tiberio o un archeologo e men che meno un fine intellettuale tuttologo, ma che della questione mi interesso esclusivamente come abitante del Borgo san Giuliano e cittadino. Vedo che la storia del ponte gemello irlandese qui raccontata sta rimbalzando dal post originale sui social media in maniera piuttosto imbarazzante. L’imbarazzo è tutto mio: quello di un dilettante che fa una scoperta fortuita. E da lì scopre che coloro che se ne dovrebbero occupare sembrano solo dei peracottari. Che imbarazzo… ci sarà un rimedio?

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