Buon anno alla Carim

Buon anno alla Carim

Fra le diverse dichiarazioni ottimistiche rilasciate alla stampa, il presidente di Carim Sido Bonfatti, lo scorso novembre annunciò anche che entro la

Fra le diverse dichiarazioni ottimistiche rilasciate alla stampa, il presidente di Carim Sido Bonfatti, lo scorso novembre annunciò anche che entro la fine dell’anno la banca avrebbe avuto, con buona probabilità, un nuovo azionista di maggioranza. Oggi è l’ultimo giorno dell’anno. Ieri Carim ha inviato alle organizzazioni sindacali una informativa sugli esuberi di personale e in materia di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale. Buon anno, verrebbe da dire.
“Nella comunicazione Banca Carim ha richiamato i fattori critici riguardanti la peculiare situazione della Banca, nel quadro più generale di difficoltà del sistema creditizio nazionale, che giustificano gli interventi di riduzione degli organici. Uscita nel settembre 2012 dalla procedura di amministrazione straordinaria, Carim manifesta infatti esigenze di ricapitalizzazione connesse all’obbligo di raggiungere i più severi livelli patrimoniali richiesti dall’Autorità di Vigilanza, in un contesto di scarso appetito degli investitori per il capitale bancario”, fa sapere l’istituto di credito di piazza Ferrari. Segue un elenco di criticità, già note da tempo:

“Il forte calo dei tassi, causato dalla perdurante situazione di debolezza dell’economia, con conseguente compressione del margine di interesse e pesante caduta di redditività;
la debolezza dell’economia reale, con grave rallentamento della domanda di credito e crescente rischio di insolvenza dei prenditori;
la richiesta delle Autorità di Vigilanza di livelli crescenti di copertura delle esposizioni creditizie deteriorate e di stringenti piani di riduzione delle stesse, in un mercato dei crediti non performing caratterizzato dalla larga prevalenza dell’offerta sulla domanda degli operatori specializzati;
la rapida evoluzione tecnologica, che ha comportato il crescente utilizzo di canali alternativi per la realizzazione delle operazioni di base;
l’eccessiva incidenza della struttura dei costi fissi per il mantenimento delle filiali fisiche”.

Per concludere che: “Colpita dai medesimi fenomeni che penalizzano l’intero sistema bancario, Banca Carim si propone di correggere squilibri strutturali della redditività, riducendo i costi fissi, e di migliorare la propria capacità di creare valore, con l’intento di divenire più attrattiva per gli investitori nelle prossime operazioni sul capitale e con il fine ultimo della stessa salvaguardia dei livelli occupazionali e del ruolo di sostegno di imprese e famiglie che storicamente la Carim svolge sul territorio”.

Era chiaro da tempo, merita di essere ripetuto, che da questo “imbuto” Carim avrebbe dovuto passare. Era noto anche quando Bonfatti rilasciava dichiarazioni incoraggianti. Era noto anche quando la banca presentava il piano industriale (febbraio) alle forze economiche, anche quando si avviava alle operazioni di aumento di capitale, frettolosamente stoppate da Bankitalia con l’ispezione iniziata il 28 giugno.

Ora si respira incertezza. Tutti i nodi si attorcigliano. E si guarda indietro. Non solo agli anni già nell’occhio del ciclone e che saranno valutati anche dalla giustizia, ma a quelli più recenti, nei quali, alle rassicurazioni fornite dai vertici di Fondazione e Carim, non sono seguiti fatti in grado di invertire la china. Buon anno Carim!