"La contrapposizione al nuovo Cupolone della Fiera serve a poco: dobbiamo prima mettere Rimini in condizione di sostenerne lo sviluppo, con le infrastrutture"
Il dibattito sull’ampliamento della Fiera sta prendendo una piega ideologico-politica, e rischia di essere la piega sbagliata.
Il dibattito non è nato dalla politica: da mesi sono i cittadini dell’Osservatorio Ampliamento Fiera, a cominciare da quelli di San Martino in Riparotta, a chiedere risposte su impatto del progetto, espropri, consumo di suolo e una viabilità che nei giorni delle grandi manifestazioni è già in affanno. Hanno presentato ricorso al TAR e organizzato diversi momenti pubblici di confronto.
Sono stato anche all’incontro del 25 settembre a San Martino: gli interventi di alto livello hanno chiarito tanto la portata strategica dell’ampliamento quanto i rischi di un’opera pensata senza tenere conto del territorio e della mobilità dell’intera città.
La Fiera è uno degli asset più importanti di Rimini e la sua capacità di attrarre eventi e investimenti è un valore per tutti. Proprio per questo non si può giudicare l’ampliamento guardando solo a quello che accade dentro il quartiere fieristico. Il nuovo padiglione, il cosiddetto “Cupolone”, aumenterà la capacità della Fiera e con essa il numero di persone e mezzi che dovranno raggiungerla. Rimini è in grado di reggere questo traffico in più e come?
È la domanda che avevo già posto prima della pausa estiva, nella discussione sul DUP, e che finora non ha avuto una risposta chiara.
Prima le infrastrutture, poi l’ampliamento: non si può realizzare il nuovo padiglione e preoccuparsi solo dopo di ciò che serve a sostenerlo. Pianificare significa sapere in anticipo quante persone in più arriveranno nei giorni di punta, quante in auto, quante con il trasporto pubblico, dove lasceranno i veicoli, quali nodi della viabilità andranno in crisi. Il prolungamento del Metromare verso la Fiera può essere una parte, seppur non certo risolutiva, della soluzione; va affrontato seriamente anche il tema del casello autostradale: bastano gli accessi esistenti? vanno potenziati? serve un nuovo svincolo e dove? Tutte domande a cui urge una risposta chiara, ma quel che certamente non possiamo fare è ragionare come se opere ancora da progettare fossero già disponibili.
Con il Parco del Mare abbiamo avuto un esempio lampante di cosa può succedere quando si interviene in ritardo su una componente essenziale: il nodo dei parcheggi, nel tratto tra Pascoli e Marina Centro, è stato affrontato quando l’opera era quasi conclusa mettendo in difficoltà residenti, operatori e turisti. Non possiamo ripetere lo stesso errore con la Fiera. Se prima aumentiamo la capacità del polo fieristico e poi cerchiamo il modo di gestire il traffico aggiuntivo, nei giorni dei grandi eventi rischiamo di bloccare non mezza città, ma tutta la città.
Anche gli espropri e il consumo di suolo vanno considerati con attenzione, perché dietro le particelle catastali ci sono terreni, aziende, famiglie, ed è giusto chiedersi se tutte le superfici previste siano davvero indispensabili. Prendiamo un esempio, che è stato portato anche nella serata del 25 settembre, i parcheggi: quelli a raso costano meno, i parcheggi multipiano o sopraelevati costano di più, ma riducono gli espropri e il suolo consumato. Il risparmio di del privato che realizza l’opera, anche quando la proprietà è a maggioranza pubblica, non può far dimenticare il costo sociale che ne deriva e la responsabilità che ne discende.
Lo stesso vale per il rapporto con i residenti. Chi vive a San Martino in Riparotta non può essere ascoltato a decisioni già prese: il confronto ha senso solo quando il progetto si può ancora correggere. Ascoltare non significa accogliere ogni richiesta, ma riconoscere che chi abita ogni giorno quel territorio conosce problemi che sulla carta sembrano secondari e nella realtà potrebbero non esserlo.
Per questo la contrapposizione tra favorevoli e contrari al Cupolone serve a poco. La questione è più concreta: se vogliamo che la Fiera si sviluppi e che questo sviluppo sia a vantaggio di tutta la città, dobbiamo prima mettere Rimini in condizione di sostenerla, dicendo quali infrastrutture servono, quando saranno pronte, chi le paga e come si riducono espropri, consumo di suolo e impatto sulla viabilità.
Andrea Pari


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