Così l’Assessore ha fatto fuori uno storico dell’arte eretico

Così l’Assessore ha fatto fuori uno storico dell’arte eretico

Il Malatesta ha scoperto l’America prima di Colombo. Le prove? Nell’opera di Piero della Francesca al Tempio di Rimini. Riccardo Magnani chiede di poter discutere le sue idee con la cittadinanza. Il Comune risponde niet. E lui trova rifugio a Novafeltria. Intervista.

La Florida nel Tempio Malatestiano
Scordatevi Cristoforo Colombo, un ovetto velenoso rigonfio di falsità. “Diciamo che è una storia costruita ad arte”, dice lui. Il primo ‘moderno’ ad essere atterrato nelle Americhe, infatti, è stato Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, specie di superman in corazza, di cui quest’anno ricorrono – incorrendo in cupa impreparazione civica – i 600 anni dalla nascita. “Malatesta, Medici e Sforza compiono i primi viaggi verso le Americhe intorno alla metà del Quattrocento. Partono da Ancona e si dirigono verso Est, aiutati da Ciriaco d’Ancona, il pioniere dell’archeologia moderna, usando le flotte di Niccolò V, un papa affascinato dal mondo bizantino. Da lì provengono le conoscenze cartografiche necessarie al viaggio oltreoceanico”. La rivoluzione copernicana sconvolge i devoti manuali di storia. Ora tocca ostentare le prove. Riccardo Magnani, noto per i suoi studi su Leonardo da Vinci, non si scuote. “Intanto: lei conoscerà Basinio da Parma?”. Il poeta della corte malatestiana. “Bravo. Nell’Hesperis, il poema epico che narra le gesta del Malatesta, Basinio descrive il naufragio di Sigismondo nell’Isola Fortunata. L’isola è piena di Araucaria, una pianta tipica delle Americhe”. Non ci basta. “Nella Cappella dei Magi, lo straordinario ciclo di Benozzo Gozzoli, è raffigurato un indio, vestito come un imperatore Inca”. In quell’affresco sbuca pure il Malatesta… La prova più forte alle teorie di Magnani, in effetti, riguarda proprio il Malatesta, in particolare l’affresco di Piero della Francesca al Tempio Malatestiano, che raffigura Sigismondo in preghiera davanti a San Sigismondo. Lo sfondo dell’opera, a dire di Magnani, raffigura, con geografica precisione, gli attuali Stati Uniti d’America. Lo studioso ci mostra immagini, comparazioni con atlanti antichi e scatti satellitari: quello sbrego alle spalle del Malatesta pare proprio la Florida. “Guardi, ho trovato almeno altre 12 opere di questo periodo che in modo più o meno evidente riproducono la mappa delle Americhe”. Secondo quel che ne sappiamo, da perfetti idioti, ciò che si vede è il risultato della caduta del colore dell’affresco di Piero, altro che USA. Comunque, meglio di noi avrà saputo dire l’Assessore ‘alle arti’ Massimo Pulini, che di mestiere fa lo storico d’arte. Scusi, ma lei è andato a parlare con l’Assessore Pulini? “Certo. Dopo un po’ di difficoltà ci sono riuscito. Sa perché? Perché con l’occasione dell’anniversario dalla nascita del Malatesta avevo il desiderio di creare un convegno importante, dai risvolti internazionali, a Rimini”. Beh, immagino che, come si dice, l’Assessore l’abbia messa a K.O. “Nient’affatto. Direi che l’incontro è stato piuttosto imbarazzante”.

“Dicono che vedo i draghi volanti. Rimini non sa dialogare, ma offende”
Racconti. “Premetto che all’incontro non sono andato da solo. E premetto anche che non penso di avere la verità in tasca. Felice di rapportarmi con un insigne storico dell’arte, speravo che l’Assessore sapesse darmi retta”. Invece. “Invece ha opposto, di fronte ai miei studi, una resistenza artificiosa, priva di dati concreti. Mi ha mostrato una infelice rappresentazione del Rosaspina dell’opera di Piero della Francesca, che raffigura uno sfondo compatto, monotono. Ho ricambiato con immagini che risalgono al restauro dell’affresco, fatto negli anni Cinquanta. In sintesi, Pulini non è stato in grado di sconfiggere le mie tesi, pur continuando a ‘fare muro’”. Il povero Magnani, insoddisfatto dal dialogo, tenta un abboccamento con Alessandro Giovanardi, factotum della cultura per la Fondazione Carim. “Sono stato un ingenuo. Mi è stato risposto che vedere l’America nell’opera di Piero è come vedere i draghi volanti. Ora, penso almeno di meritare il rispetto che si deve a uno studioso. A Rimini, evidentemente, al posto di confrontarsi di chi ha idee diverse dalle proprie, si preferisce agire con l’offesa e il pressapochismo”. Ergo: l’Assessore ha defenestrato Magnani, reo di essere uno storico dell’arte un po’ troppo eretico. Lo studioso, manco fosse un Pico della Mirandola braccato dai sicari pontifici, ha trovato rifugio nei recessi della Valmarecchia, a Novafeltria. Lì, presso il Teatro Sociale, sabato 10 giugno, alle ore 17, terrà lezione su Leonardo da Vinci e l’America proibita di Sigismondo Pandolfo Malatesta. “A Rimini si è persa l’opportunità, che la si pensi come me o meno, di far luce su un aspetto meno noto della Storia”. Quale?

I manuali di Storia? Tutte balle
Il punto focale di questa storia è il Concilio di Firenze accaduto nel 1439, per trovare una sintesi armonica tra Chiesa cattolica e ortodossa. Figura chiave del Concilio è Giorgio Gemisto Pletone, artefice della riscoperta di Platone in Occidente, colui che diede lo start al Rinascimento italiano. Come si sa, il Malatesta era devoto a Pletone, tanto da partire per Mistra, in Peloponneso, e sottrarre la sua santissima salma, incorporandola nel lato destro del Tempio di Rimini, dov’è ancora oggi. “Gemisto porta, attraverso i bizantini, le conoscenze geografiche già note ai greci. Lo sfogo verso le Americhe era naturale per le signorie militari italiane, sotto pressione dall’avanzata turca”. Stiamo alla sua logica. Perché negare la presunta scoperta dell’America da parte del Malatesta? “Qui subentra una questione culturale. Le signorie dei Medici, degli Sforza, dei Malatesta, sono legate al mondo pagano, quello della riscoperta grecità. Il papato non può lasciare le ricchezze delle Americhe in mano ai nemici. Così, da Pio II a Innocenzo VIII, lo scopo è quello di creare una nobiltà nuova, per contrastare i signori. E sottrarre al maglio della Storia la verità sulla scoperta delle Americhe”. Insomma, la storia che c’inculcano a scuola è artefatta. “Proprio così”. Ogni concetto, si sa, va intinto nella vasca del dubbio. Resta un fatto: la maleducazione civica di un Comune che dà voce ad alcuni e la toglie ad altri. Un atteggiamento poco platonico, ma pure poco cattolico. E perfino politicamente indegno.