Crollo “briglia” del Marecchia: di chi sono le responsabilità del disastro?

Crollo “briglia” del Marecchia: di chi sono le responsabilità del disastro?

Le prime segnalazioni da parte del Consorzio di Bonifica relative ai problemi della briglia sono di una decina d'anni fa. La Regione non ha mai accolto gli allarmi. Fino a quando nella mattinata del 13 maggio è venuto giù tutto. Nel frattempo però ha autorizzato un impianto mini-idroelettrico, andando contro i pareri negativi dello stesso Consorzio, del Servizio tecnico di Bacino Conca Marecchia (autorità idraulica competente) e di altri. Comincia da qui la nostra inchiesta.

La “Centrale idroelettrica” costruita a valle del ponte Verucchio, sponda destra, “di fatto interferisce con la naturale dinamica idraulica e con l’equilibrio del fiume, compromettendone ulteriormente la funzionalità”. E’ quanto ha sostenuto nei giorni scorsi il Coordinamento delle associazioni ambientaliste del riminese formato da Anpana, DnA Rimini, Fare Ambiente, Fondazione Cetacea, Italia Nostra, Legambiente, L’Umana Dimora e WWF. Come è nata questa Centrale, chi la gestisce, come ha ottenuto l’autorizzazione dalla Regione Emilia Romagna?

L’ingresso alla centrale idroelettrica di Ponte Verucchio

Cominciamo col dire che lo scorso 4 marzo la Regione Emilia Romagna ha approvato con una delibera di giunta l’attuazione del progetto (850mila euro) per un intervento d’urgenza finalizzato alla “stabilizzazione del dissesto sulla sponda destra del fiume Marecchia”, affidandolo al Consorzio di Bonifica della Romagna. Vedremo strada facendo in quale considerazione la Regione abbia tenuto il Consorzio quando si trattò di valutare i due progetti che si candidarono a realizzare due diverse Centrali idroelettriche in quel tratto del Marecchia. Ma per ora limitiamoci all’urgenza. Si legge nella delibera della giunta regionale che “il Consorzio di Bonifica della Romagna ha segnalato in data 8 marzo 2018 il parziale crollo della Traversa Marecchia“. Quindi un anno prima rispetto a quando Bonaccini & C. decidono di intervenire. Perché comunque il Consorzio redige il progetto esecutivo a luglio e lo approva a novembre. Da una fonte bene informata delle vicende che hanno riguardato il dissesto in quel tratto del Marecchia, apprendiamo che le prime segnalazioni relative ai problemi della briglia sono di una decina d’anni antecedenti, ante 2009. Ma le risposte da Bologna erano più o meno queste: mancano le risorse per intervenire. Si è aspettato troppo. E nella mattinata del 13 maggio la briglia, messa sotto pressione dalla piena e dalla impetuosa potenza dell’acqua, è crollata.

Centrale idroelettrica. La storia arriva ad una svolta nel 2006, quando due società private richiedono l’attivazione della procedura di valutazione di impatto ambientale. Si tratta di due progetti concorrenti che intendono realizzare sulla sponda destra e sinistra delle centraline di derivazione dell’acqua superficiale per uso idroelettrico. Le società private sono Acquacorrente srl e Gecosistema srl, che poi diventerà GecoHydro. La prima si prefigge di realizzare una derivazione a valle, sponda sinistra, della traversa di derivazione in capo al Consorzio di Bonifica, la seconda a monte sulla sponda destra. Già all’epoca la cosa fa storcere il naso a parecchi. L’allora consigliere regionale di Forza Italia, Marco Lombardi, presenta una interrogazione in Regione e parla, a proposito del progetto Gecosistema, di “pesanti interferenze sia sulla disponibilità idrica che sulla facoltà del Consorzio di regolare prelievi così come previsto nel disciplinare di concessione nella Regione”. Perché? Cosa decide l’ente di via Aldo Moro? Di “spodestare” il Consorzio, togliendogli una parte della derivazione irrigua, e di mettere il “rubinetto” nelle mani dei privati.

Il Consorzio si oppone. Ai tavoli preposti per l’esame dei progetti e in atti formali, esprime numerosi motivati pareri negativi. La traversa Marecchia è stata realizzata dal Consorzio (il progetto idraulico porta la firma del prof. Alberto Bizzarri e del prof. Iginio Di Federico) fra gli anni 80 e 90, con tanto di concessione valida fino al 2021. Il Consorzio preferisce il progetto di Acquacorrente, mentre su quello di Gecosistema sostiene che comporterebbe “pesanti interferenze sia sulla disponibilità idrica che sulla facoltà del Consorzio di regolare i prelievi così come previsto nel disciplinare di concessione della Regione”.

Non c’è solo il Consorzio a mettersi di traverso. Lo fa anche il Servizio Tecnico dei Bacini Conca e Marecchia. L’ing. Vannoni mette nero su bianco il “parere contrario” al progetto di Gecosistema, mentre si esprime favorevolmente nei confronti della soluzione avanzata da Acquacorrente perché “per tale scelta non risulta alcun impedimento che interferisca con la concessione di derivazione in essere rilasciata al Consorzio di Bonifica”.

La Provincia di Rimini (ufficio VIA), pur preferendo il progetto di Gecosistema rispetto a quello di Acquacorrente, così si esprime: “…pur ribadendo una contrarietà di massimo rispetto all’allocazione di un impianto idroelettrico lungo il fiume Marecchia senza un progetto di riqualificazione complessiva dell’area in esame, l’Ufficio VIA della Provincia di Rimini considera il progetto di riva destra presentato dalla ditta Gecosistema srl potenzialmente meno impattante…”. Ma il parere della Provincia non passa inosservato anche per altri due aspetti. “Le opere in progetto costituiscono strutturalmente una perturbazione permanente dello stato dei luoghi, sia in riva sinistra che in riva destra del fiume Marecchia, tale da impedire, o quanto meno rendere difficile, un totale ripristino dei siti alle condizioni ante operam”. Non solo. Veniva chiarito che la “perturbazione” avrebbe potuto riguardare anche “lo stato qualitativo del corso d’acqua e degli organismi viventi presenti nell’area in esame”. E poneva l’accento sulla necessità di “arginare l’effetto di incisione dell’alveo del fiume (che nel corso degli anni ha prodotto la formazione e l’evoluzione del canyon, fenomeno tuttora in corso) nel tratto interessato dalla derivazione a fini idroelettrici”. Come? “…attraverso opportune opere di difesa del corso d’acqua e delle sue sponde”.

Ci sono poi i sindaci dei Comuni di Torriana e Verucchio, Franco Antolini e Giorgio Pruccoli, che preferiscono il progetto di Acquacorrente e nel 2009 si rivolgono al servizio VIA della Regione per dire che “la proposta di Gecosistema interferisce con le opere esistenti gestite dal Consorzio di Bonifica” e “comportando una maggiore portata d’acqua nel canale rappresenta un oggettivo motivo di pericolo per gli utenti della pista ciclabile posta al suo margine”. Per contro il progetto Acquacorrente “sfruttando un maggior dislivello ed una maggiore portata potrà produrre una maggiore quantità di energia elettrica e conseguente maggior risparmio di emissioni di anidride carbonica in atmosfera”. Acquacorrente aveva anche sottoscritto accordi con i Comuni di Verucchio e Torriana: praticamente era pronta a corrispondere percentuali rispettivamente dello 0,75% e del 2,20% degli importi fatturati per l’energia prodotta dall’impianto. Ci avrebbero guadagnato anche le due amministrazioni.

La Regione tira diritto e il Consorzio si affida ad un luminare bolognese per impugnare la determinazione del direttore generale Ambiente e difesa del suolo e della costa (n. 384 del 24 marzo 2014): “Revisione della concessione di derivazione del fiume Marecchia intestata al Consorzio di Bonifica della Romagna”. Il presidente del Consorzio, Roberto Brolli, firma un ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche, competente in materia. Il provvedimento è ben fondato. Anzi, quadratissimo. Perché il Consorzio è titolare della concessione di derivazione d’acqua rilasciata dalla Regione Emilia Romagna, che d’improvviso vorrebbe cambiare le carte in tavola (e alla fine le cambierà): il Consorzio dispone di una concessione trentennale in corso (scadenza 2021), e soprattutto in materia di diritto pubblico e in particolare di acqua, se il concessionario non è moroso e se non ha combinato guai inenarrabili, non può essere rimosso nemmeno con le ruspe e nemmeno modificata la concessione. La Regione lo sa bene, ma accampa “variazioni normative in materia di tutela della risorsa idrica introdotte in particolare dal decreto legislativo 152/2006” e su queste basi ritiene “necessario provvedere ad una revisione dell’atto concessorio”.

Il legale del Consorzio salta sulla sedia e trasecola quando legge il provvedimento della Regione. Non bisogna dimenticare che, al tempo, in parte sinistra e destra vi erano delle colture che necessitavano di apporti idrici: 500 ettari sulla sponda sinistra e 470 sulla sponda destra. Ma gli areali di fatto interessati si estendevano ancora di più: circa 900 ettari in sponda sinistra e circa 1500 su sponda destra. L’esigenza irrigua stimata dal Consorzio era di un volume annuo di 28.670.469 metri cubi, e la concessione della Regione prevedeva di arrivare a 31.500.000 metri cubi annui, con la possibilità di superare quei volumi. Improvvisamente la Regione cambia idea. Rivede la concessione riducendo a circa un quarto il volume annuo prelevabile alla Traversa Marecchia per uso irriguo, come fanno notare i legali del Consorzio nel ricorso mai presentato. Ma lo fa dopo aver lasciato trascorrere i termini per disporre la revisione delle concessioni di derivazione d’acqua pubblica, senza modificare nulla. Il 21 dicembre 2005 la Regione approva infatti il Piano di tutela, uso e risanamento delle acque, senza attivare il procedimento di revisione della concessione di derivazione di cui beneficia il Consorzio. Non solo. La Regione si è dotata di un Regolamento per la disciplina del procedimento di concessione di acqua pubblica (n. 41/2001) secondo il quale entro un anno dalla data di adozione del Piano avrebbe dovuto procedere ad un censimento delle utenze ed eventualmente, in base a questo, rivedere le concessioni. “Ebbene, dell’esistenza di tale indagine e degli esiti della stessa in ordine al fiume Marecchia, giustificanti l’esercizio del potere di revisione della concessione esistente, non c’è traccia”, scriverà il legale del Consorzio nel ricorso. Aggiungendo: “Sorprende, poi, che le ragioni di criticità della risorsa idrica nell’asta del fiume Marecchia, addotte dalla Regione per giustificare l’esercizio eccezionale del potere di revisione della concessione assentita al Consorzio, non siano state avvertite dall’Amministrazione (Regione, ndr) con la stessa intensità nell’ambito del procedimento VIA per l’approvazione del progetto di derivazione di acqua superficiale in località Ponte Verucchio”. Perché il paradosso è questo: nei confronti del Consorzio la Regione riduce i volumi prelevabili, ma apre i rubinetti ai privati.

Ma, colpo di scena, il ricorso del Consorzio che cita il presidente della Regione Vasco Errani a comparire davanti al Tribunale superiore delle acque pubbliche il 29 ottobre 2014, non verrà mai depositato. Prima il Consorzio incarica e paga i legali per redigerlo e presentarlo, e poi ritira la mano. Eppure nel ricorso si parlava del provvedimento impugnato come in grado di causare al Consorzio “un danno grave e irreparabile”, perché si sarebbe visto “limitare l’autonomia gestionale”, non potendo “più indirizzare la derivazione complessiva assentita nei quantitativi necessari sulle singole opere di presa”. Il Consorzio “potrebbe non più essere in grado di veicolare l’acqua alle aziende agricole situate nei tratti terminali dei canali di derivazione”. Evidentemente, come ci assicura anche la stessa fonte già menzionata, la Regione chiede al Consorzio di soprassedere. E quest’ultimo si ritira con la coda fra le gambe pur andando contro ai propri interessi e a quelli della collettività.

C’è un secondo aspetto, davvero incredibile, che l’ex consigliere Marco Lombardi porta allo scoperto nel 2014. Ricordate i due progetti presentati da Acquacorrente e Gecosistema? Vennero sottoposti a valutazione di impatto ambientale. La Conferenza dei servizi, coordinata dall’Ufficio VIA della Regione, nel suo primo esame dei progetti esprime 4 voti a quello di Acquacorrente e 3 a quello di Gecosistema. E’ tutto riportato negli atti. E’ il 27 giugno 2013 quando il direttore tecnico dell’area gestione bonifica del Consorzio scrive a tutti gli enti coinvolti: “La Conferenza di Servizi, coordinata dall’ufficio VIA della Regione, formulò in data 23.10.2010 il suo rapporto conclusivo sull’impatto dei progetti concorrenti esprimendo 4 voti favorevoli al progetto Acquacorrente e 3 favorevoli al progetto Gecosistema srl: fra i tre voti quello dell’Autorità di Bacino Interregionale Marecchia-Conca e quello della Provincia di Rimini”.

Bene, quei voti a quanto pare non ebbero nessun peso perché di lì a breve (nel 2014) sarà il progetto di Gecosistema ad avere il via libera. Cosa succede nel frattempo? E chi c’è dietro alle due società private? “Corrisponde al vero che la Gecosistema è una società di “proprietà” di due dipendenti delle Amministrazioni presenti al tavolo di lavoro della Commissione Via (Provincia di Rimini e Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli)”?, domanda Lombardi nella sua interrogazione.

Risponde alla interrogazione di Lombardi l’assessore regionale alla Difesa del suolo e della costa, Paola Gazzolo. La quale spiattella tutta la trafila burocratica seguita. Dice fra l’altro che “il Consorzio di Bonifica della Provincia di Rimini (ora Consorzio di Bonifica della Romagna) ha inviato più pareri contrari alla realizzazione” del progetto “in quanto non lo reputava compatibile con il corretto esercizio complessivo della traversa di Ponte Verucchio; tale decisione non spetta però al Consorzio ma al Servizio Tecnico di Bacino competente della Regione Emilia Romagna”. E in un altro passaggio aggiunge che “la Regione Emilia Romagna (…) ha attentamente valutato l’espressione del dissenso del Consorzio, ma ha reputato che il Consorzio di Bonifica della Romagna non rappresenta un’amministrazione preposta alla tutela ambientale“. E allora perché fu chiamato a sedere nella Conferenza dei servizi? Di certo il Consorzio che ora si scopre non essere preposto alla tutela ambientale, nel corso degli anni ha rilasciato pareri a destra e a manca. Ma la Regione è costretta a fare marcia indietro sulla defenestrazione del Consorzio, il quale deve però battere i pugni sul tavolo e far notare all’ente ancora guidato da Errani che l’esclusione dalla partecipazione alla Commissione di valutazione “di cui ha fatto parte fin dall’inizio del procedimento e della quale fa parte in tutti i procedimenti di analoga natura unitamente alle altre autorità ambientali provinciali” non è assolutamente accettabile. Il Consorzio è anche sottoposto ad alcune verifiche da parte della Regione, una sorta di tentativo di eliminarlo comunque dalla partita: “…gli uffici regionali coinvolti nel procedimento hanno disposto diversi controlli nei confronti del Consorzio per accertare la regolarità di comportamento dell’ente nell’esercizio del diritto di recesso, sia in ordine alle modalità tecniche ed operative stabilite dal disciplinare, che riguardo al versamento dei canoni erariali ed ogni altro elemento utile a stabilire la regolarità di comportamento del concessionario al fine della eventuale dichiarazione di decadenza dalla concessione”. Sta scritto nella lettera del 27 giugno 2013 citata sopra.

Sta di fatto che qualcosa di strano comunque succede se è vero che di “fronte al dissenso tra amministrazioni statali, regionali e locali”, la Conferenza di servizi (come scrive la Gazzolo nella risposta alla interrogazione di Lombardi), “ha deciso di rimettere alla presidenza del Consiglio dei ministri la decisione in merito a tale procedimento”. Pur in presenza di un 4 a 3 a favore del progetto di Acquacorrente, la Regione non si accontenta e invia il plico a Roma ma si sente rispondere che la presidenza del Consiglio dei ministri non ravvisa “elementi di sua competenza” e rimette gli atti alla Provincia di Rimini e all’ufficio VIA regionale, invitandoli a concludere il procedimento. Tutto infatti risultava più che chiaro: un progetto aveva ottenuto un punteggio superiore all’altro. Chiuso. Quello avrebbe dovuto ottenere il “bollo” dell’autorizzazione. Sta di fatto che nella Conferenza di servizi, indetta per il 14 gennaio 2013 il voto delle diverse amministrazioni cambia e Gecosistema ottiene un punteggio superiore ad Acquacorrente.

Acquacorrente tenta, senza successo, un’ultima reazione. Il 5 maggio 2014 scrive alla Regione e chiede di “riformare le indicazioni emerse nella conferenza del 20 maggio atte a favorire il progetto concorrente presentato da Gecosistema”, sul quale “sono stati espressi pareri contrari da parte del Servizio tecnico di Bacino Conca Marecchia (autorità idraulica competete) e del Consorzio di Bonifica di Rimini, mentre al contrario il progetto presentato dalla sottoscritta ha ottenuto parere di conformità da parte di tutti i componenti interessati”. E leggete bene il seguito: “si fa presente inoltre che l’opera di presa proposta da Acquacorrente srl avrebbe salvaguardato la briglia del Consorzio di Bonifica (opera pubblica) dal rischio di crollo derivante dall’erosione in atto, mentre nel caso dell’opera di Gecosistema srl sarà il pubblico a salvaguardare il privato“.

1/continua