“Firmo quindi sono”: oggi la battaglia di Simone Parma approda a Palazzo Chigi

“Firmo quindi sono”: oggi la battaglia di Simone Parma approda a Palazzo Chigi

Oggi alle 15 una delegazione formata dalla mamma di Simone, da rappresentanti dell'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, dell'associazione Coscioni, insieme al parlamentare riminese Tiziano Arlotti, incontra il sottosegretario Rughetti. Per far sì che l'impegno profuso dal giovane riminese affetto da distrofia muscolare possa trovare soddisfazione in tempi rapidi.

I partecipanti all'incontro col sottosegretario Rughetti

I partecipanti all’incontro col sottosegretario Rughetti

“Firmo quindi sono”, la battaglia di Simone Parma che ha scosso l’opinione pubblica e mobilitato trasversalmente anche le istituzioni da Rimini a Bruxelles passando per Roma, nel pomeriggio di oggi varca il portone di Palazzo Chigi. Lui non ci sarà, perché è venuto a mancare lo scorso 4 novembre all’età di 37 anni, ma per tutti i presenti sarà come averlo al loro fianco, ben consapevoli che se questo traguardo è stato raggiunto lo si deve alla sua tenacia. Ad incontrare il sottosegretario alla Semplificazione e pubblica amministrazione Angelo Rughetti, per cercare di colmare al più presto il vuoto normativo esistente, è una delegazione formata dalla mamma di Simone, Grazia Zavatta, da due rappresentanti della Uildm, il presidente nazionale Luigi Querini (accompagnato da Giovanna Giacomini) e Daniele Cicchetti, e poi Ivan Innocenti e Mina Welby dell’associazione Luca Coscioni. A rendere possibile l’appuntamento col sottosegretario è stato il parlamentare riminese Tiziano Arlotti, che lo scorso febbraio aveva presentato un’interrogazione sul tema, con la richiesta di riconoscere legalmente l’impronta digitale quale firma per le persone con patologie gravemente invalidanti e che quindi non possono contare sull’uso delle mani.
Era il 30 ottobre 2014 quando Simone Parma, affetto da distrofia, entrava nell’ufficio anagrafe del Comune di Rimini per rinnovare la sua carta d’identità. “Purtroppo l’addetto non accettò che io lo aiutassi a firmare, anche se Simone fece capire molto chiaramente la sua volontà e che era in grado di intendere e volere”, racconta la mamma. Sulla carta d’identità fu scritto impossibilitato a firmare. “Mio figlio si sentì offeso e privato di un suo sacrosanto diritto, che non può essere calpestato per il solo fatto di trovarsi su una carrozzina, e da quel momento è iniziato il suo impegno”.
Simone Parma è stato attivissimo su vari fronti. Prima di tutto prese contatto col consigliere comunale di Fare comune Fabio Pazzaglia, che presentò una interrogazione al Comune, scoperchiando di fatto l’ingiustizia e l’assurda carenza. Poi, a catena, il coinvolgimento dell’assessore Irina Imola, di Ivan Innocenti, di diversi parlamentari: Ileana Argentin (che a causa di una disabilità aveva fatto la stessa esperienza di Simone, trovandosi sulla carta di identità l’identica dicitura), Tiziano Arlotti, Marco Affronte, Giulia Sarti. Simone aprì anche una pagina facebook “Firmo quindi sono”, diventata una sorta di diario del suo impegno teso a raggiungere l’obiettivo.
“Ho 36 anni e sono pienamente capace di intendere e di volere. Purtroppo mi ritrovo a causa delle difficoltà motorie che la distrofia muscolare di Duchenne mi ha gentilmente regalato, a non poter più firmare con l’ausilio delle mani e non trovo giusto dover ricorrere o ad un costoso atto notarile o ad una sentenza di un giudice di pace per permettere a qualcun altro di rappresentare la mia volontà”, postava su facebook il 6 dicembre 2014. “Ritengo che lo stato, attraverso gli strumenti tecnologici moderni, debba fornirmi i mezzi per firmare adeguati alla situazione mia e di migliaia di disabili in Italia, senza costringermi a delegare un mio diritto”. Ha avuto subito le idee chiare Simone Parma, e la netta convinzione di compiere una battaglia utile a tanti. “Questa pagina nasce per trasformare un ideale in una proposta di legge”.
firmo-quindi-sono-minContatta anche le redazioni di Striscia la Notizia, le Iene e della stampa nazionale. Pensa ad un logo, che poi Lucia Zavatta realizza graficamente e Chiara Valloni, web designer, sviluppa in versione digitalizzata.
Realizza un video che è il manifesto della sua battaglia. Il 12 febbraio la conferenza stampa che fa esplodere la vicenda sui media, a fine marzo Marco Affronte porta la questione al parlamento europeo.
“E’ frustrante vivere in un paese che predica l’integrazione dei disabili e poi nega a questi ultimi l’esercizio dei diritti utili a vivere una vita dignitosa e appagante al pari degli altri cittadini”, scrive Simone sulla sua pagina facebook il 7 aprile. “Gli strumenti ci sono e integrarne l’uso è abbastanza semplice, soprattutto è in linea col processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione attualmente in corso. Sono un cittadino italiano e voglio poter partecipare in maniera attiva e diretta all’attività socio-economica del paese in cui abito, senza limitazioni dettate dalla arretratezza di una o più norme giuridiche. Se il mio caso servisse a sbloccare la situazione e ad avviare un adeguamento normativo ne sarei felice”. Infatti, nonostante una risoluzione Onu del 2006, che indicava la strada per superare l’esclusione sociale dei portatori di handicap, l’Italia è rimasta indietro. Per la verità Simone Parma esprimerà la sua delusione anche sulla risposta che l’Ue fornì alla interrogazione di Affronte: “Sinceramente sono un po’ deluso perché l’Ue dice di tutelare i diritti delle persone con disabilità, in quanto firmataria della convenzione Onu e dice di impegnarsi a rimuovere gli ostacoli all’esercizio di tali diritti, eppure non prevede nessuna legge che obblighi gli stati membri a predisporre degli strumenti che permettano a chi ha una disabilità fisica di firmare in completa autonomia”, ha scritto il 25 luglio scorso.
Ora si spera nel governo e in una soluzione in tempi ragionevoli. Oggi alle 15 la delegazione si siederà ad un tavolo col sottosegretario Rughetti e verranno analizzate le diverse possibilità: la firma digitale (peraltro già prevista per le imprese e rilasciata dalla Camera di commercio), quella con impronta digitale (sulla quale ci sono però riserve in quanto si presterebbe a facili falsificazioni) e, da ultimo, un sigillo o timbro. Si chiede una soluzione rapida ma anche che in attesa che questa arrivi, le eventuali spese (notaio o altro) per supplire all’esercizio personale della firma, vengano risarcite dagli enti pubblici. (c.m.)