“Il La della vita”: inediti su don Giancarlo Ugolini

“Il La della vita”: inediti su don Giancarlo Ugolini

Raccontano di lui Ennio Grassi, Stefano Zamagni, Fabio Zavatta, Paolo Graziosi e, attraverso altrettante interviste, don Luigi Scappini e don Luigi Valentini. Tutto raccolto, insieme ad una delle sue ultime omelie e a fotografie mai viste che da sole lo descrivono meglio di tante parole, in un volumetto edito dalla Fondazione internazionale Giovanni Paolo II per il magistero sociale della chiesa.

Quando il cattolicesimo italiano era ancora una corazzata robusta, seppure solo dal punto di vista esteriore, tutto adunanze e distintivi, precetti e incenso, ma ormai inincidente nelle scuole e nelle università, lui investiva sull’educazione cristiana di giovani studenti per i quali il cristianesimo “non c’entrava praticamente con nulla che fosse di qualche effettivo rilievo nella vita”, come dirà don Luigi Giussani parlando degli anni 50 e dei primi anni 60. Quando arrivò il 68 e si portò via da Gs i tanti conquistati dalla rivoluzione sociale, lui rimase fedele ad un piccolo gregge, certo solo di una sorpresa incontrata. Un anno prima di morire (6 ottobre 2009) in una delle sue ultime omelie, in occasione del suo settantanovesimo compleanno, ringrazierà quella sorprendente presenza “per il modo in cui ha voluto segnalarsi in maniera affascinante nella mia vita”, ancora stupito per l’esperienza di essere stato “portato tra le braccia”. Un grazie, disse, a quella Presenza che “ha usato di tutto perché accadesse quello che mi è accaduto”.
Tante volte si è scritto e parlato di don Giancarlo Ugolini, ma la piccola pubblicazione edita per iniziativa della Fondazione internazionale Giovanni Paolo II per il magistero sociale della chiesa, appena una quarantina di pagine, regala un incontro nuovo con colui che è stato non solo la guida di Cl a Rimini, ma un maestro e un padre per generazioni di giovani, anche di coloro che dal suo accento cristiano sono stati coinvolti per un breve tratto della loro esistenza incamminandosi in seguito per altre strade.
“Il La della vita”, questo il titolo della pubblicazione, di inedito raccoglie non solo l’omelia ricordata, ma anche gli affreschi che di lui pennellano alcune personalità riminesi che lo hanno conosciuto da vicino: Ennio Grassi, Stefano Zamagni, Fabio Zavatta, Paolo Graziosi e due sacerdoti che hanno incrociato i loro destini con quello di don Giancarlo, Luigi Valentini e Luigi Scappini, entrambi missionari.
Inedite sono anche le immagini in bianco e nero nelle quali ci si imbatte sfogliando queste pagine. Da sole dicono assai bene della tempra dell’uomo, della sua umiltà e tenerezza, di una combattività mai seduta sulla appartenenza alla chiesa: con un gruppo di ragazzi, sul “Galletto” Guzzi (nella foto), arrampicato a una parete rocciosa, in clergymen, ancora giovanissimo, e un po’ più avanti negli anni con l’espressione che tanti che l’hanno conosciuto avranno ancora davanti agli occhi. Un prete giovane don Giancarlo lo è stato fino alla fine, perché capace di sorprendersi e di non dare mai nulla per scontato.
“Don Giancarlo fece con Gs una cosa assolutamente inedita per la realtà riminese con un metodo del tutto nuovo”, racconta Ennio Grassi. “Per noi tutti, che avevamo storie e provenienze diverse, fu non una chiesa qualunque ma quella fattispecie lì, incarnata da don Giancarlo”. E’ dalla memoria di Grassi che riprendono vita anche storie apparentemente concluse per sempre: “Anche quando nel 68 ci separammo da don Giancarlo, io, Sandro Bianchi (uno dei primi giessini di Rimini, che poi diventerà giornalista del “Manifesto” e dirigente sindacale della Fiom, ndr), Alberto Melucci (sociologo ben noto anche al di fuori dell’Italia, anche lui passato da Gs, di cui fu presidente, ndr) e tanti altri, però rimase di don Giancarlo questo nostro riconoscimento: di essere sempre stato molto rispettoso e di avere dato di Cristo un’immagine e un messaggio di piena comprensione delle persone che aveva di fronte, della tua fragilità e della tua forza”.
Stefano Zamagni parla fra le altre cose “dell’amore per la libertà” di don Giancarlo Ugolini che fu “all’origine del suo dichiarato anticlericalismo”.
Fabio Zavatta ricorda la nomina di Ugolini ad assistente ecclesiastico della Fuci da parte di mons. Biancheri e la ricchezza culturale di quella compagnia, gli incontri, i campeggi, le letture di Mounier e Maritain. E mette l’accento su un aspetto poco noto al di fuori del cerchio delle frequentazioni cielline: la vicenda politica, la nascita del Movimento Popolare e per diversi l’approdo alla Dc anche con ruoli di amministratori comunali. “Siamo riusciti a stare insieme, “fucini” e ciellini, per un po’ di tempo soprattutto per opera di don Giancarlo”.
L’attore Paolo Graziosi, offre spunti insoliti alla definizione della figura di don Giancarlo Ugolini, che incontrò quando quest’ultimo insegnava religione all’Istituto tecnico di via Gambalunga. Graziosi rivela di avere mosso i suoi primi passi nel teatro (dove poi è diventato un nome di prima grandezza, lavorando con Zeffirelli, Gianfranco De Bosio, Eduardo De Filippo e tanti altri) grazie al sacerdote riminese: “In Gs fra le tante attività c’erano anche manifestazioni che riguardavano il teatro, ebbi la possibilità, incoraggiato da lui, di partecipare a un reading sulla tragedia greca che mi lasciò un segno indelebile”. E commenta: “Insomma, fu lui a darmi ‘il La nella vita” che mi accingevo a intraprendere, e anche da questa distanza di secoli non finirò mai di ringraziarlo”.
Sarà per questa paternità esercitata fino all’ultimo dei suoi giorni, che ai funerali di don Ugolini, Julián Carrón disse che “l’avere accettato di essere figlio lo ha reso padre di migliaia di persone”. Figlio, ovvero “generato dal carisma donato a don Giussani e di cui divenne seguace fin dal giorno in cui, giovane sacerdote, era andato a incontrarlo a Milano tra la folla degli studenti all’uscita del liceo Berchet. Questa figliolanza non venne meno durante la crisi del ’68 che svuotò la comunità di Rimini, che però fu tra le prime a ripartire proprio per l’attaccamento pieno di ragione e di affezione del suo padre. Tutto il resto, anche le opere, è conseguenza: è stato frutto imprevisto di qualcosa d’altro”. E infatti la bellezza di questo piccolo libretto sta anche qui: dimostra che prima che germe che ha fatto sbocciare opere (scuole, il Meeting e altro) don Giancarlo è stato compagno alla vita di tantissimi (il piccolo gregge si è ampliato a dismisura grazie alla sua fedeltà) che hanno visto in lui l’evidenza che da duemila anni attraversa la storia: solo lo stupore conosce.

“Il La della vita”
Testimonianze (raccolte da Serafino Drudi, Claudio Monti e Marco Ferrini) su don Giancarlo Ugolini. Con un’omelia inedita degli ultimi tempi
A cura della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il magistero sociale della chiesa
Editing e coordinamento: Paolo Facciotto
Progetto grafico, impaginazione, realizzazione: Bruno Monaco
Euro 5
Per chi fosse interessato ad acquistarlo: tel. 335.7347781