La Corte dei Conti bacchetta il Comune di Rimini sulla lettera di patronage

La Corte dei Conti bacchetta il Comune di Rimini sulla lettera di patronage

I magistrati contabili della sezione emiliano-romagnola spiegano che la lettera di patronage rilasciata per il mutuo di 46 milioni e 500mila euro concesso da Unicredit a Rimini Congressi per la costruzione del Palas va assolutamente computata nei limiti di indebitamento del Comune. Ma in una recente delibera la Corte dei conti parla anche di Aeradria e mette in guardia: potrebbe rappresentare un rischio per la stabilità dell’equilibrio di bilancio.

Il Comune di Rimini non ha computato la lettera di patronage nel calcolo dei limiti di indebitamento. La Corte dei conti ha chiesto chiarimenti all’amministrazione comunale e si è sentita rispondere che la “lettera di patronage in questione era stata qualificata come debole”. No, precisano i magistrati contabili, “la nota in questione ha carattere impegnativo e pertanto deve essere considerata come lettera di patronage forte e non è possibile per l’Ente (Comune, ndr) sottrarsi all’obbligo di computare tale garanzia ai fini del calcolo del limite di indebitamento”. Lo scrive la sezione regionale di controllo della Corte dei conti nella delibera del 21 gennaio scorso, che prende in esame il bilancio di previsione e il rendiconto 2016 di palazzo Garampi.

La lettera di patronage alla quale si fa riferimento fu rilasciata dal sindaco Ravaioli il 21 giugno 2010, per il mutuo di 46 milioni e 500mila euro concesso da Unicredit a Rimini Congressi per la costruzione del Palas. Ricorda la Corte dei conti che il sindaco ha sottoscritto che “con la presente ci impegniamo – direttamente e per il tramite della nostra controllata Rimini Holding s.p.a. – che si ritiene impegnata con la sottoscrizione della presente – a fare tutto quanto nelle nostre possibilità affinché l’anzidetta nostra società partecipata Rimini Congressi s.r.l. faccia fronte alle sue obbligazioni nei vostri confronti dipendenti dal succitato finanziamento”. Ecco perché si tratta di una lettera di patronage di peso. Commenta la Corte dei conti che “la Sezione prende atto che l’Ente, in risposta alla richiesta di chiarimenti istruttori, ha precisato che ‘Rimini Congressi srl ha sempre fatto fronte con il proprio capitale alle proprie obbligazioni nei confronti della banca mutuante'”.

Non è l’unico rilievo mosso dalla sezione regionale di controllo, che pur non rilevando gravi irregolarità contabili, segnala anche altre “criticità, riscontrate sulla base dei questionari e dell’attività istruttoria, che vanno attentamente vagliate nella futura gestione del bilancio”.
La prima: “Il Comune di Rimini non ha allegato la nota integrativa concernente l’elenco delle garanzie prestate a favore di enti e altri soggetti, pur avendo due garanzie fideiussorie rilasciate negli anni 2002 e 2004 per importi originari rispettivamente pari a € 52.000,00 e € 200.000,00”.
Un’altra è relativa alla “gestione del fondo pluriennale vincolato”, ma c’è anche la “mancata predisposizione della relazione sul governo societario da parte delle società controllate”. In mezzo ai rilievi spunta anche la vicenda Aeradria: la Corte dei conti ha chiesto al Comune di “fornire indicazioni in merito al fallimento della società Aeradria S.p.a. (partecipata da Rimini Holding S.p.A.)”, e l’amministrazione comunale oltre a ribadire l’esistenza dei procedimento penali e civili in corso, sostiene che “le decisioni prese in sede di assemblea non potevano né avrebbero potuto coinvolgere il Comune, non sono mai state autorizzate né deliberate dal Consiglio comunale. Evidenzia inoltre che la domanda di responsabilità e i danni conseguenti non potrebbe risalire, nei confronti del Comune, a prima del 16.3.2010, stante la prescrizione quinquennale dell’azione risarcitoria e che Rimini Holding spa è subentrata al Comune di Rimini quale socio Aeradria in data 2.10.2010”. Attenzione, ribatte la Corte dei conti, perché “la presenza di partecipazioni, dirette o per il tramite della propria Holding, in società in procedura fallimentare può rappresentare un rischio per la stabilità dell’equilibrio di bilancio dell’ente socio e potrebbe costituire un appesantimento per la gestione del bilancio degli esercizi futuri”. E invita il Comune “a mantenere monitorata costantemente l’evoluzione della procedura in corso valutando il rischio di eventuale soccombenza”.