La missione di Rimini nel mondo: oggi e domani il Campo lavoro diocesano

La missione di Rimini nel mondo: oggi e domani il Campo lavoro diocesano

L'iniziativa aiuta a fronteggiare anche la situazione di tanti riminesi, sempre di più, che chiedono aiuto alla Caritas.

E' aperta la raccolta a sostegno delle molte missioni “nostrane” nel mondo, dal Venezuela allo Sri Lanka. Sette i punti di raccolta nella provincia. Don Aldo Fonti, direttore dell’Ufficio missionario diocesano: “La povertà non è più solo quella delle missioni lontane, ma anche a casa nostra le famiglie in difficoltà aumentano ogni anno”.

Quasi 170mila euro messi insieme nell’ultima edizione, provenienti dalla raccolta di oggetti usati e materiali di recupero (indumenti, giocattoli, piccoli elettrodomestici etc.) donati dalla cittadinanza e devoluti ai centri missionari che ne hanno fatto richiesta. È il Campo lavoro Missionario, evento preparato a lungo da centinaia di volontari e che oggi e domani avrà le sue giornate clou, con la raccolta delle donazioni in sette punti strategici della città (Rimini: zona Celle e Cristo Re, Riccione, Bellaria, Santarcangelo, Villa Verucchio, Cattolica). Si tratta della più grande opera della diocesi riminese a sostegno delle “proprie” missioni all’estero e all’interno della stessa città. Abbiamo fatto qualche domanda a don Aldo Fonti, per 31 anni in missione in Venezuela e ora direttore dell’Ufficio missionario diocesano, per capire di che iniziativa si tratti e farci un’idea più precisa di quali e quante siano le missioni riminesi nel mondo.

Don Aldo, come è nata l’esperienza del Campo lavoro Missionario?
Tutto è iniziato nel 1981 – io non ero in Italia – grazie ad un sacerdote riminese missionario in Zambia, che aveva chiesto fondi per comprare un trattore e promuovere l’agricoltura locale. Da quell’episodio di raccolta fondi – coronato da successo – è nato un movimento, che non si è fermato fino a oggi. Partendo da questo episodio micro, anno dopo anno il Campo è cresciuto fino ad allargarsi a moltissime missioni. In primis esso serve come sostegno ai missionari diocesani, ma in caso di necessità è aperto anche ad altri. E non solo a missionari appartenenti all’ordine sacro (sacerdoti, suore), ma anche laici.

Lei che ruolo ha all’interno dell’iniziativa?
Come direttore dell’Ufficio missionario diocesano sono membro della segreteria dell’associazione Campo lavoro Missionario, che ha una sua gerarchia interna ben definita. Quello che ho visto da quando sono tornato in Italia – circa sei anni fa – è stato un crescendo lento ma continuo. Io sono stato beneficiario del Campo quando ero in Venezuela. Tornato qui ho toccato con mano la crescita di questa realtà, anche nella coscienza del popolo che la compie. In principio questo popolo era di matrice prettamente ecclesiale, e anno dopo anno si sono sommate nuove parrocchie: ormai la diocesi è coinvolta nella quasi totalità. A questo popolo si sono aggiunte anche persone laiche o senza una chiara appartenenza alla Chiesa, che collaborano con spirito filantropico. Non è un movimento esclusivamente confessionale, anche se gli aiuti sono perlopiù devoluti a missioni cattoliche, non sono solo ad extra, ma anche ad intra. Un aspetto importante è infatti il sostegno alla Caritas diocesana, che lavora con tutti senza distinzione di religione o etnia, in maggioranza stranieri non cattolici.

Quanti sono i missionari riminesi nel mondo?
Se contiamo quelli incardinati nella diocesi di Rimini, la risposta è uno solo: si tratta di don Giuseppe Tosi, che opera in Albania e il cui centro è uno di quelli finanziati dal Campo di quest’anno. La presenza riminese all’estero è legata alle congregazioni religiose nate nella nostra diocesi (con una forte anima riminese), che sono in crescita. Le più importanti sono le suore francescane missionarie di Cristo (conosciute come suore di sant’Onofrio), presenti in Tanzania e Brasile; le suore di Maria Immacolata di Miramare che operano nelle Filippine, in Venezuela e Uruguay; le Maestre Pie, che hanno una significativa presenza in Messico e Bangladesh. Nel ramo maschile ci sono i francescani (presenti in Africa soprattutto), i quali non sono tutti di origine riminese ma operano nella diocesi da secoli.

Quali sono i progetti sostenuti dal Campo lavoro Missionario?
Ogni anno ne vengono presentati numerosi, tutti legati allo sviluppo umano. Hanno a che fare soprattutto con strutture educative, ma anche di altro genere: a Mutoko (Zimbabwe) per esempio, abbiamo un grosso ospedale fondato da Marilena Pesaresi e ora gestito dal dott. Massimo Migani, anche lui riminese. Questo rappresenta un grande impegno per noi e per fortuna siamo supportati anche da una fondazione. Quest’anno i progetti più importanti riguardano il centro Shan Asti in Albania, dove vengono accolti giovani con problemi educativi e psichici; la ristrutturazione delle Case di accoglienza per persone disabili dell’Associazione Papa Giovanni XXIII in Sri Lanka; il “centro per il ricamo” fondato dalle suore Maestre Pie in Bangladesh, dove insegnano un mestiere alle ragazze prese dalla strada. Altri progetti riguardano la Tanzania, il Venezuela e il Kenia. Rispetto agli anni passati, inoltre, la segreteria del Campo lavoro è più strutturata e più matura. Riusciamo a rendicontare in maniera precisa come vengono utilizzati gli aiuti. In questo modo una missione può chiedere una seconda assistenza solo se rendiconta come ha utilizzato i soldi la prima volta. Non adottiamo questo sistema per sfiducia, ovviamente, ma per rispetto dei donatori e per mantenere un ordine.

Prima accennava alla missione ad intra, fra le mura cittadine. In cosa consiste?
Si tratta di aiutare la Caritas diocesana nel suo progetto, che quest’anno ha un tema molto preciso: sostegno alle famiglie in difficoltà. Purtroppo la situazione economica delle famiglie riminesi è in costante peggioramento. Noi parroci abbiamo il polso di questa situazione e ce ne rendiamo conto. Abbiamo alla porta una fila lunghissima di persone che ci chiedono una mano. La povertà locale sommersa sta esplodendo. Molti vengono a dirmi che non ce la fanno più, che gli hanno tagliato il gas, l’acqua, le utenze. La situazione sta diventando sempre più grave e io ho aperto, parallelamente al Campo lavoro, un programma parrocchiale in cui molte famiglie si autotassano per aiutare i nuclei in difficoltà.
Per scoprire tutti i dettagli sul Campo lavoro Missionario e sulle modalità di donazione vi invitiamo a vistare il sito web dell’associazione.