Maturità: il Miur pensa che Caproni sia uno di Greenpeace

Maturità: il Miur pensa che Caproni sia uno di Greenpeace

Prima prova: del grandissimo poeta è stata scelta una poesia ‘ecologista’, utile a difendere l’ideologia di parte, di partito. I governi, come sempre, hanno paura dei poeti. Perché non hanno preferito la lirica in cui Caproni parla della “laida e meschina Italietta”?

È che proprio non ce la fanno. I governi non ce la fanno a trattare i poeti per quello che sono, creature geniali e poco gentili e stop. No, devono sempre usarli a fini propagandistici, per propalare la beota ideologia del pensiero di massa, corretto a tal punto che non esiste, punto. Prendiamo il tema di Maturità. Scelgono Giorgio Caproni. Scelta azzeccata, Caproni è uno dei poeti più grandi del secondo Novecento, poco allineato, inafferrabile, non appartiene ad alcuna ‘scuola’ o categoria. Tra le tante cose, la butto lì, ché magari vi vien la voglia di percorrere la sua opera – radunata, per inciso, da Garzanti in Tutte le poesie e da Mondadori nel ‘Meridiano’ L’opera in versi – Caproni ha tradotto Morte a credito di Louis-Ferdinand Céline e ha doppiato Giorgio Cataldi in Salò o le 120 giornate di Sodoma, capolavoro pasoliniano di turgida violenza. Embè, che ti combina il Miur? Chiede ai baldi studenti di commentare Versicoli quasi ecologici, la poesia in cui Caproni – ma chi arriva a fare Caproni nel programma di quinta superiore alzi la mano – con inarrestabile ironia intima “non uccidete il mare,/ la libellula, il vento”. E conclude, “come/ potrebbe tornare a esser bella,/ scomparso l’uomo, la terra”, che scritta così è la griffe ecologista della sinistra più beota, l’epigrafe sul programma elettorale di un piddino col tutù. Già, perché senza l’uomo la terra non è neppure ‘bella’ – categoria estetica umana, umanissima – semplicemente non è, non ha neppure lo straccio di un aggettivo. Il problema, però, non è certo di Caproni – protagonista, tra l’altro, guardando al quartiere romagnolo, nel 2003, di un bell’incontro al Meeting di Rimini, tramite il video Rai Educational Un poeta ‘a caccia’ di Dio – ma degli alti papaveri del Miur i quali, forse, sono indottrinati dagli editti di Greenpeace o dalle encicliche di Papa Francesco – è la stessa cosa – dubito che abbiano letto Il conte di Kevenhüller, per dire, capolavoro sommo del grande Giorgio, perché altrimenti di fronte a un distico sapienziale come “La Bestia che cercate voi,/ voi ci siete dentro” cambierebbero tutto, vita, moglie, professione. L’errore ministeriale, per altro, è bestiale e doppio. Da un lato fan credere ai liceali – ma cosa frega a loro – che Caproni sia un poeta ‘ecologista’, tutt’al più un Alberto Angela che si diletta a far filastrocche sui prati, dall’altro sputtanano il grande lirico adottando una raccolta postuma. Proprio così: Caproni muore nel 1990, i fatali Versicoli sono tratti da Res amissa, l’ultima raccolta del poeta, stampata nel 1991, ma, per ammissione di Giorgio Agamben, “preparata – anche se solo in parte”. Insomma, non è una raccolta che ha il sigillo definitivo del suo autore. Ma allora, poesia per poesia, perché i trinariciuti del Miur non hanno scelto, pur sempre da Res amissa, la poesia Alla patria, che fa così, “Laida e meschina Italietta./ Aspetta quello che ti aspetta./ Laida e furbastra Italietta”? Immagino, sarebbero stati problemi. Meglio usare il poeta come un red carpet per promuovere la propria piccola, meschina idea di mondo.