Mons. Lambiasi: messaggi in codice per le autorità

Mons. Lambiasi: messaggi in codice per le autorità

Si sa che i messaggi in codice vanno decifrati e, quando è il caso, isolati dentro a discorsi sui massimi sistemi dove vengono sapientemente dissemina

Si sa che i messaggi in codice vanno decifrati e, quando è il caso, isolati dentro a discorsi sui massimi sistemi dove vengono sapientemente disseminati.
I codici non sono per tutti, li decripta solo chi è avvezzo a certi linguaggi, chi sa cosa si agita dietro alle quinte, nei luoghi dove si prendono le decisioni importanti, e a Rimini non sono tanti.
All’interno dell’articolato discorso che il vescovo di Rimini ha rivolto oggi alle autorità, in occasione di San Gaudenzo, due sono sembrati i messaggi in codice: il primo sulle nomine in UniRimini, il secondo sulle BCC.
Lambiasi ha toccato alcuni temi alti soffermandosi su parole che sono pietre miliari della predicazione della chiesa: solidarietà, sussidiarietà, responsabilità. Poi però è sceso anche più in basso, trattando “alcune questioni che ritengo particolarmente delicate e urgenti per la nostra Città”, ha detto. L’educazione alla pace, la capacità di accogliere, con un affondo sui venditori abusivi e un forte invito a non “favorire campagne di ostilità preconcetta”, assegnando un vero e proprio compito ai giornali locali: “si faranno un punto d’onore nell’offrire un contributo positivo per promuovere una cultura dell’accoglienza e nel cercare soluzioni positive ed efficaci per coniugare tutti i valori in gioco”. Un monito, quasi.
Ma ha messo ancora più le mani in pasta a proposito di università, non solo facendo la difesa del Polo riminese, che ha descritto come la “pianta rigogliosa e fruttifera, di cui andare legittimamente fieri”, ma addirittura buttando un sasso nella palude di una situazione ingessata da tempo, quella delle nomine in UniRimini: “In particolare raccomando una rapida ricostituzione della piena funzionalità degli organi di Uni.Rimini S.p.A., senza ulteriori dilazioni e penalizzanti rinvii. Uni.Rimini, infatti, ha svolto e svolge un ruolo decisivo per lo sviluppo e la crescita del polo universitario riminese”. Notare il linguaggio scarno e diretto, telegrafico, quasi imperativo, che tradisce qualche fastidio per ciò che sta avvenendo. Raccomando, rapida costituzione, piena funzionalità, senza ulteriori dilazioni.
Il vescovo fa capire di essere contrariato perché qualcuno sta tirando troppo la corda. Ed è ora di smetterla. Ciascuno degli attori in commedia sa a chi si è rivolto oggi il vescovo pronunciando queste parole. Solo chi non partecipa al tavolo dei decisori ignora i codici e vive in una sorta di analfabetismo. Ma chi deve sapere sa. Il messaggio è stato lanciato forte e chiaro.
Sul piatto della bilancia le parole del vescovo sembrerebbero far pendere il piatto a favore di Massimo Pasquinelli, presidente della Fondazione Carim, socio di maggioranza in UniRimini. A tenere la situazione bloccata pare infatti il braccio di ferro fra Comune e Provincia, da una parte, e Fondazione Carim dall’altra, coi primi che vogliono contare di più e questo peso vorrebbero esprimerlo nell’andare a ridisegnare i nuovi equilibri legati alla nomina di chi subentrerà a Luciano Chicchi. Lo stesso Pasquinelli pare puntarci. Vitali e Gnassi forse hanno in mente un’altra figura. Riuscirà la tirata d’orecchie episcopale a fare il miracolo in UniRimini?
Più difficile da decifrare il non meno accalorato richiamo alle Banche di Credito Cooperativo. Potrebbe essere il semplice rilancio di un pensiero fisso di Stefano Zamagni (molto ascoltato dal vescovo) più volte da lui ribadito anche in convegni e conferenze pubbliche. Potrebbe essere il segnale di una insoddisfazione verso le risposte che le banche danno alle esigenze concrete delle famiglie e delle imprese, ma forse anche alle esigenze della stessa Diocesi, un organismo complesso, articolato e costoso.
Mentre infatti il vescovo proprio oggi ha lanciato il “fondo per il lavoro”, di problemi lavorativi ne ha non pochi anche in casa se è vero che Radio Icaro e Icaro Tv hanno 14 persone in cassa integrazione dal maggio dello scorso anno. Le Bcc sono sempre stati buoni salvadanai per la Diocesi e i suoi strumenti di informazione. Forse oggi lo sono di meno.