“Nessuno è profeta in patria. Soprattutto se non è dello stesso partito…”. Rimini toglie i soldi al Premio intitolato a Marco Pesaresi

“Nessuno è profeta in patria. Soprattutto se non è dello stesso partito…”. Rimini toglie i soldi al Premio intitolato a Marco Pesaresi

Domani il più grande fotografo del riminese compirebbe 53 anni. Il SI Fest gli dedica una mostra straordinaria. L’Assessore alle Arti di Rimini, città natale di Pesaresi, decide, come regalo, di togliere 500 euro dal finanziamento al Premio. Perché? Cronistoria di un gesto culturale vergognoso.

Marco Pesaresi, ritratto Marco Pesaresi, la fotografia addosso (“Il Fanciullino”, Rimini / “Savignano Immagini”, Savignano sul Rubicone)

9mila chilometri di betulle e di assoluto
Vergogna infinita. Domani, 17 settembre, Marco Pesaresi compirebbe 53 anni. Auguri. Chi è Marco Pesaresi? Uno che aveva coltelli negli occhi. Cosa significa? Significa che Pesaresi è stato un uomo capace di sentire il dolore dell’uomo. Capace di amare il dolore dell’uomo. E di frenarlo in una fotografia. Così magro, inquieto e dal viso aguzzo, Marco Pesaresi, tra i massimi fotografi italiani degli anni Novanta, il più grande, feroce, stralunato fotografo di Rimini – rimando, per l’ennesima volta, a Rimini, volume necessario e geniale, stampato da Contrasto nel 2008, frutto dell’amore e del lavoro infinito di Pesaresi verso la sua città, dove l’urbe malatestiana emerge nel suo sempiterno ghigno di nebbia, nel suo sovrastante urlo, nella nudità pazzesca, nell’odore di sangue e di sale – mi è sempre sembrato un contro eroe da romanzo russo. Uno di quei tizi con un tacco negli altri mondi che appaiono, luminescenti, nei romanzi di Nikolaj Leskov e di Michail Bulgakov, uno di quegli assetati di assoluto che ci abbagliano nei racconti di Lev Tolstoj, quelli che però il conte teneva ben reclusi nel cassetto della sua scrivania per timore che lo pigliassero per pazzo. Per questo, a questo giro, il SI Fest di Savignano sul Rubicone – che detiene la totalità degli scatti, tonnellate, del fotografo riminese – ha fatto bene, benissimo a mettere in scena il ciclo dedicato alla Transiberiana, il viaggio, catatonico e iridescente, compiuto da Pesaresi da Mosca a Vladivostok, 9mila chilometri di solitudine e di grandezza, di betulle e di umanità alla deriva, ai confini del tutto, attraverso la sterminata Russia che è, lo so, uno dei polmoni di Dio. La mostra va vista, è alla Galleria Montemaggi Designer, in via Roma 35, curata con accuratezza da Davide Monteleone, ed è il miglior regalo di buon compleanno che si potrebbe fare a Pesaresi, planato in quel bastardo dicembre del 2001 nel porto della sua adorata, vampirizzata Rimini.


C’è tanto da fare. Ma manca la ‘volontà politica’

Stavo cominciando la mia solita ramanzina. Quale? Beh, secondo me su Marco Pesaresi non si sta facendo un grande lavoro. Non parlo delle mostre. Quanto a quelle, il SI Fest è bravissimo – e ci mancherebbe: fanno fruttare il loro notevolissimo archivio. Voglio dire: l’opera di Pesaresi meriterebbe un lavoro continuo, a tappeto, di studio e di ricerca. Raccolto, semmai, come fanno tante fondazioni americane sorte intorno ad artisti ben più modesti di Pesaresi, in riviste on line, specifiche. Insomma, bisogna scavare e lavorare. Iniziando a catalogare i materiali fotografici nell’archivio Pesaresi. E i suoi scritti, che sono innumerevoli e valgono il vaglio di esperti. Le piste di ricerca, per altro, sono tante e già mappate da Contrasto, la massima agenzia fotografica d’Italia che aveva Pesaresi tra i suoi fotografi di punta. Nel sito della Contrasto, cercando ‘Marco Pesaresi’, vengono a galla alcuni dei suoi scatti. Ci sono i cicli dedicati ai ‘Parchi acquatici’ romagnoli, con facce e siti che sono ormai vintage; ci sono le foto – superbe – sulle ‘Cinque terre’, nel levante ligure, e quelle, in cruento bianco&nero, che testimoniano di un formidabile ‘Viaggio lungo le rive del Po’, poi c’è il ciclo sugli ‘Alpini’ e quello sulle regioni italiane – di impressionante bellezza l’immagine della basilica di San Petronio a Bologna. Ed è solo la superficie. Ad esempio: per mia deformazione mentale mi sono occupato della libreria di Pesaresi. Marco era uno scrittore ispirato perché era un formidabile lettore. Tra i libri del cuore, ci sono i Canti orfici di Dino Campana; nell’automobile da cui fu estratto senza vita, c’era, con lui, il volume di Fernanda Pivano dedicato alla Poesia degli ultimi americani, Gregory Corso, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, Norman Mailer… che legame esiste tra queste letture e lo sguardo fotografico di Pesaresi? Il lavoro da fare è infinito. Tocca cominciare a farlo. Evidentemente, manca, come si dice, la ‘volontà politica’.

Se non sei dello stesso partito, ti tolgono i soldini
Stavo cominciando la mia solita rampogna. Come mai, per l’ennesima volta, dopo enormi sforzi anche soltanto per appiccicare una fotografia di Pesaresi nel Museo della Città, Rimini non fa nulla per festeggiare il suo concittadino così celebre? Non dico mica di fare una mostra, per carità. Basterebbe un ‘segno’, chessò, esporre una sola fotografia in una sala del Museo civico. Ricalcare qualche frase di Marco. Invece, niente. Chiedo lumi alla mamma di Marco, l’inossidabile Isa Perazzini, che adesso, tra l’altro, è presidente dell’Associazione Savignano Immagini. “Sa come si dice, vero? ‘Nessuno è profeta in patria…’”. Ha ragione, ma con tutto quello che abbiamo fatto, in questi anni, per Pesaresi, mi pareva che il Comune di Rimini avesse compreso l’importanza di un fotografo simile. “Lei non mi ha capito. Ripeto il proverbio aggiungendo una variante: ‘Nessuno è profeta in patria, soprattutto se non appartiene allo stesso partito…’, chiaro?”. Ricevuto. Donna di centrodestra, tuttavia mamma Isa non ha problemi a relazionarsi con il Comune di Savignano sul Rubicone, giunta PD, di ispirazione renziana. I problemi, a Rimini, probabilmente, sono con l’Assessore alle arti Massimo Pulini e con il Sindaco Andrea Gnassing. Non si spiega altrimenti la vigliaccata comminata proprio nei giorni in cui Marco Pesaresi fa il compleanno. Mi spiego. Il Comune di Rimini – che è il Comune di nascita di Pesaresi – condivide con Savignano sul Rubicone l’onere finanziario del ‘Premio Marco Pesaresi per la fotografia contemporanea’, la piccola borsa di studio donata a un giovane fotografo di pregio, sul cui futuro si sceglie di scommettere. La cifra, paragonata a tutto il baraccone culturale riminese, dalla Notte Rosa alla Biennale del Disegno, è ridicola, 5mila euro, divisi ‘alla romana’ a metà tra i due Comuni. La determina dirigenziale del 2016, ad esempio – era la numero 1852 – recensisce “che il Comune di Rimini è stato chiamato a collaborare anche per la corrente anno all’iniziativa contribuendo con una somma corrispondente alla metà dell’importo del premio, pari a 2.500,00 Euro”. Tutto bene. Quest’anno, con la sottigliezza degli azzeccagarbugli, le cose cambiano. Leggiamo l’analoga determinazione dirigenziale, la numero 1970, pubblicata in Albo pretorio tre giorni fa. “L’Assessorato alla Arti del Comune di Rimini, in un’ottica di sviluppo culturale della città, ha particolare interesse a sostenere iniziative ed eventi capaci di promuovere le proprie istituzioni culturali e quindi a contribuire anche al parziale sostenimento delle spese necessarie per la realizzazione di tale meritevole iniziativa fino alla concorrenza dell’importo di 2.000,00 Euro”. L’Assessore alle Arti ha deciso di togliere 500 euro al premio “in un’ottica di sviluppo culturale della città”. La motivazione, va da sé, è di lungimirante idiozia. E togliere 500 euro – mi domando: a che cavolo serviranno? per finanziare quale evento culturale? – è davvero un gesto vergognoso, contando che nessuno ritiene un problema la parcella di 130mila euro per i Litfiba alla Notte Rosa e con una alzatina di spalle si spendono 19mila euro per lo “spettacolo pirotecnico” (Determina dirigenziale n. 1498). Mi domando davvero, a questo punto – e perdonate se non so trattenere la rabbia – a che c***o serva un Assessore alle Arti: a devastare il panorama dei grandi artisti del riminese?