Perché al Meeting per l’amicizia fra i popoli i due leader politici più popolari non sono i benvenuti

Perché al Meeting per l’amicizia fra i popoli i due leader politici più popolari non sono i benvenuti

Come si fa a tenere fuori dalla porta della kermesse ciellina di agosto i leader politici più popolari dell'Italia odierna, ovvero Matteo Salvini e Luigi Di Maio? La presenza del ministro dell'Interno in lotta contro le Ong e gli sbarchi di migranti metterebbe in cattiva luce Cl agli occhi della Chiesa. E' credibile che una posizione espressa dai grillini tre anni fa non sia stata ancora digerita dal Meeting? In compenso torneranno Bertinotti e Violante.

Con una dichiarazione dal sapore lunare del portavoce del Meeting si viene a sapere che “l’episodio di cui si rese protagonista il deputato M5S Mattia Fantinati al Meeting nel 2015, che è stato presentato come una posizione ufficiale del Movimento rispetto al Meeting” è all’origine della esclusione dei 5 Stelle dalla edizione che si svolgerà alla Fiera di Rimini dal 19 al 25 agosto. “Finora da parte di quella forza politica non c’è interesse al dialogo. Ci auguriamo che nel futuro si possa avviare un dialogo più costruttivo”.
Il fatto risale a tre anni fa, nel frattempo il movimento nato da Beppe Grillo ha subito una non piccola trasformazione, è diventato partito di governo e Fantinati sottosegretario di Giulia Bongiorno alla Pubblica amministrazione. Il M5S ha ottenuto alle elezioni del 4 marzo il 32% dei consensi. E’ diventato, piaccia o no, una forza popolare che insieme alla Lega ha in mano i destini della nazione. Impossibile, quindi, prendere davvero in considerazione la motivazione ufficiale fornita dal Meeting per tenere la formazione di Luigi Di Maio lontana dal quartiere fieristico. Anche perché al dialogo di solito bisogna che entrambi gli interlocutori si dimostrino interessati: è stato chiesto a Di Maio, vicepresidente del Consiglio e a capo di due ministeri di peso (negli anni passati ben rappresentati al Meeting) se fosse interessato a confrontarsi sui temi al centro della nuova edizione?

Ma c’è un’altra esclusione eccellente che non passa inosservata. Ed è quella del nuovo leader del centrodestra, Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni. Per la Lega ci saranno Gian Marco Centinaio (Politiche agricole) e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, oltre al ministro tecnico di area Marco Bussetti (Istruzione) e al governatore Attilio Fontana. E’ chiaro che l’invito a Salvini avrebbe messo Cl in cattiva luce nei confronti della Chiesa e di papa Francesco in particolare, vista la battaglia del neo ministro contro gli sbarchi dei migranti per cercare di fare in modo che l’Italia non continui ad essere il campo profughi dell’Europa che se ne lava le mani. No tu no, quindi, caro Salvini, ma qualcuno della Lega (referenti coi quale i rapporti della Cdo non nascono oggi e questo vale per i politici ma anche per la Regione Lombardia) non poteva non essere invitato.

In questo modo il Meeting alza un muro, e non ponti come ha predicato alla kermesse dello scorso anno, verso i due uomini politici più popolari oggi in Italia. E’ una scelta che sconfessa sostanzialmente l’originaria identità del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che in passato davvero non temeva di confrontarsi anche con politici distanti, e in forza di una identità chiara non censurava nemmeno gli interlocutori scomodi.

Che la Cdo, vero soggetto decisore dei contenuti della kermesse ciellina, non ami il movimento 5 stelle e le battaglie di Matteo Salvini non è una novità. Ma in questo modo a Rimini si continua a scavare il solco che separa sempre di più la visione politica di chi pilota il Meeting dalla sua base (che è fatta in buona parte di elettori del centrodestra e di tanti salviniani), da chi il Meeting lo ha frequentato e continua a frequentare e che probabilmente avrebbe gradito ascoltare dalla viva voce di Salvini e Di Maio le ragioni politiche che sono alla base della loro sfida per il cambiamento. Un Meeting delle élites politico-economico-finanziarie, insomma, e sempre meno del popolo.
“Politica vera è quella che difende una novità di vita nel presente, capace di modificare anche l’assetto del potere”, disse don Giussani ad Assago al Convegno della DC lombarda nel 1987.

Matteo Salvini è colui che all’indomani delle elezioni di marzo commentava: “Sono e rimarrò populista, chi ascolta il popolo fa il suo dovere. Di radical-chic gli italiani non ne hanno voglia”. Perché il Meeting avverte come estraneo un uomo politico che la pensa così? Che sta cercando di riposizionare l’Italia sovrana nell’Eurozona con un peso specifico che da anni ha perso? Perché a tutto è interessato tranne che a modificare l’assetto del potere. E così si affida ai soliti Bertinotti, Violante, Tajani. Ma in questo modo chiude le porte al vento del cambiamento che soffia prepotente.

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