Presenze massoniche: la Gran Loggia pronta ad invadere Rimini

Presenze massoniche: la Gran Loggia pronta ad invadere Rimini

L'1, 2 e 3 aprile si tiene al Palacongressi l'assemblea annuale del Grande Oriente d'Italia. Che viaggia col vento in poppa, avendo appena incassato

L’1, 2 e 3 aprile si tiene al Palacongressi l’assemblea annuale del Grande Oriente d’Italia. Che viaggia col vento in poppa, avendo appena incassato una clamorosa apertura dal cardinal Ravasi. Perché la scelta di Rimini, i temi al centro del raduno, l’invito al sindaco Gnassi ad assistere ai lavori, i legami della massoneria con la città di Fellini. Parla il gran maestro Stefano Bisi.

Una media di 1500 presenze nei tre giorni della Gran Loggia, con punte di 2000 e 2500. Il Grande Oriente d’Italia si prepara ad invadere Rimini nei primi tre giorni di aprile. Col vento in poppa, perché la massoneria ha appena incassato una clamorosa apertura dalla chiesa cattolica, per la penna del cardinal Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, e a leggere quel che scrive Gioele Magaldi nel suo “Massoni, società a responsabilità illimitata”, anche fra gli uomini che contano attualmente sulla scena politica, nel governo in carica, nel mondo della finanza italiana ed europea, la massoneria avrebbe un peso non indifferente. Stefano Bisi, gran maestro del Goi, smorza subito: “Essere massoni significa far parte di una comunità di persone, di fratelli, quasi 23 mila in Italia e in costante crescita, che la sera si ritrovano in loggia, si confrontano e parlano uno alla volta. Può sembrare una banalità ma se pensiamo a come si sviluppano i dibattiti oggi, dai salotti televisivi al parlamento, non mi pare irrilevante”.
A tema quest’anno “i doveri dell’uomo, i futuri del mondo”. Il format sarà lo stesso ormai rodato da tempo. “Ci saranno momenti aperti al pubblico ed altri riservati ai fratelli”, spiega a Rimini 2.0 Stefano Bisi. Due tavole rotonde, una che affronterà diversi temi che spaziano dai diritti umani alla salvaguardia dell’ambiente, e fra i relatori sono attesi Marcello Flores e Nico Piro. L’altra dedicata alla spiritualità che unisce, con la teologa Anna Foa e il vaticanista Marco Politi. Fra le iniziative qualificanti, anche una mostra per celebrare i 70 anni della Repubblica e in particolare per documentare il modo in cui i giornali accolsero l’esito del referendum che nel 1946 schierò la maggioranza degli italiani dalla parte della Repubblica, un capitolo che il Grande Oriente d’Italia inaugura dopodomani a Reggio Emilia con una celebrazione in grande stile. “Alla costruzione della Repubblica hanno contribuito tanti fratelli, a partire da colui che ha disegnato lo stemma della Repubblica, Paolo Paschetto”, dice Bisi.
E’ dal 2000 che il Goi ha scelto Rimini per tenere la sua assemblea annuale. “Rimini ha una tradizione di accoglienza, strutture, ottimo rapporto qualità-prezzo dei servizi, tutti elementi ampiamente noti e riconosciuti che ci hanno fatto propendere per la vostra città”, sottolinea il gran maestro. Ma un ruolo nel portare nella città di Giovanni Venerucci, primo martire riminese del Risorgimento, il raduno della Gran Loggia, sono stati anche i massoni locali: dallo scomparso Antonio Calderisi a Giovanni Cecconi a Moreno Neri.
Si può dialogare con la massoneria sui valori comuni della “dimensione comunitaria, della beneficenza, della lotta al materialismo, della dignità umana e della conoscenza reciproca”, ha scritto il cardinal Ravasi, “superando l’atteggiamento di certi ambienti integralistici cattolici”. Parole che mandano in sollucchero il gran maestro: “Mi ha fatto molto piacere che un uomo di chiesa dell’importanza del cadinal Ravasi, dopo quasi 300 anni dalla scomunica del 1738, abbia chiarito che la massoneria non è il diavolo. E’ un passaggio importantissimo ed io ho risposto alle sue parole con una lettera che gli ho già inviato”. Una mano tesa, quella dell’alto prelato, che sotto i due pontificati precedenti sarebbe stata impensabile, mentre si verifica quando a capo della chiesa c’è il papa francescano venuto dalla fine del mondo. Che piace anche ai massoni: “Il pontificato di papa Bergoglio colpisce per una impronta nuova, a partire dal famoso chi sono io per giudicare?”, ammette Bisi.
Sono tanti e profondi i legami fra massoneria e Rimini. E’ stato massone Arturo Clari, primo sindaco socialista di Rimini dopo la Liberazione. Massoni anche Luigi Ferrari, Amilcare Cipriani, Dario Campana, Aldo Francesco Massera, Riccardo Ravegnani, Guido Nozzoli, solo per fare qualche nome. Anche amministratori in carica in passato hanno portato il loro saluto alla Gran Loggia o si sono seduti fra i fratelli nei momenti aperti al pubblico. Esponenti cattolici, laici e della sinistra. E sarà interessante vedere se ad aprile, a poche settimane dal voto per le elezioni comunali, all’evento del Goi arriveranno anche rappresentanti dei diversi partiti. Di certo si è fatta notare negli ultimi anni l’assenza istituzionale del sindaco in carica, che non ha mai portato il suo saluto ai lavori della Gran Loggia, e lo stesso aveva fatto Alberto Ravaioli. Stefano Bisi è molto diplomatico quando gli si chiede se il Goi si senta un po’ snobbato dall’attuale primo cittadino che non ha ancora messo piede nella Gran Loggia: “Veniamo sempre accolti molto bene a Rimini, se poi il sindaco della città o quelli confinanti non vengono a portare il loro saluto non credo significhi che ci snobbano. Ma voglio approfittare per rivolgere un caloroso invito al sindaco Gnassi, ai suoi colleghi sindaci della provincia e a tutte le autorità: a noi farebbe piacere se nella parte pubblica dei lavori in programma al Palacongressi, il primo aprile alle 17,30, vorranno essere presenti”. (c.m.)

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