Soltanto la cultura ci potrà salvare dall’Isis. Ma non dai fantasmi…

Soltanto la cultura ci potrà salvare dall’Isis. Ma non dai fantasmi…

Quirino Principe, intellettuale ‘contro’, musicologo di platino e tanto altro – curò la prima edizione italiana del “Signore degli Anelli” – è stato a Misano. Abbiamo raccolto un abbecedario del suo libero pensiero. Tra eros, odio, Lucifero e neopaganesimo, tanto vale buttare una bomba al plutonio alla Scala.

L’intellettuale rock è meglio del Quirinale
Con principesca umiltà, dal 1935, indossa il nome di uno dei sette colli, il Quirinale, dove un dì stava il tempio di Quirino, la divinità romana delle ‘curie’, cioè delle tribù de’ Roma, e oggi abita il Presidente della Repubblica Italiana. Quirino Principe, questa “specie di essere deforme che va errando per il mondo” (didascalia sua), che entra in Università a Padova a 16 anni, che nei fine settimana universitari, “mentre tutti tornavano a casa o uscivano con le morose ho imparato a memoria la Divina Commedia, le pare poco?”, che additavano come “quel matto”, che tra le tantissime cose, oltre a essere uno dei più corrosivi intellettuali italiani e uno dei musicologi di maggior spessore (già germanista, ha studiato come pochissimi Mahler, Strauss, Beethoven), nel 1970 cura la prima edizione italiana, per Rusconi, del Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien – intro di Elémire Zolla, traduzione di Vittoria ‘Vicky’ Alliata di Villafranca, con nota di Principe sulla “gamma di forme linguistiche” dell’inglese tolkeniano – beh, insomma, il divino Quirino, arcangelo dell’intelletto, è stato a Misano Adriatico, invitato nel contesto della ‘Biblioteca Illuminata’, vestito molto rock – pantaloni, maglietta a maniche corte, bianca, con lupi stampati sopra – con la deliziosa voglia di provocare. Piccola parentesi sull’illuminata iniziativa della Biblioteca di Misano? La faccio ogni volta, la sanno anche le pietre. Gustavo Cecchini, direttore abbronzato e gentile come un cioccolatino della Biblioteca civica, non è certo un Immanuel Kant. Però, è un direttore competente, che ha passione e non demorde. Con fatica pluridecennale ha seminato tre progetti culturali – ‘Biblioteca Illuminata’, ‘Ritratti d’Autore’, rassegna filosofica – che ora, ormai, hanno un pubblico consolidato. Gli intellettuali, ormai, sono affezionati al piccolo borgo marino – “è più felice chi viene qui a parlare che chi ascolta!”, scherza il divo Quirino – e vengono per due lire (Quirino Principe e Paolo Crepet, per inciso, prendono 500 euro) se non gratis (accade spesso anche questo, è accaduto, per esempio, con Massimo Cacciari e Michela Marzano). Chiuso l’elogio, torniamo a Quirino. L’abbiamo pigliato di petto. Ecco una antologia del suo vagare nella cloaca dell’esistenza, alla luce del detto di Eraclito, ho indagato me stesso.

Alla ‘prima’ della Scala. Con bomba. “Uno dei pochi privilegi di far parte del Consiglio di amministrazione della Scala di Milano è il biglietto omaggio alla ‘prima’. La cosa, invero, non mi soddisfa molto: tutte quelle signore ingioiellate, tutti quei decrepiti ‘padroni del vapore’ in smoking, con tutti i problemi che ha la cultura in Italia. Sono immediatamente irrorato dall’odio, e dico al mio vicino, ‘Vedi? Questa è la feccia dell’umanità, avrei voglia di gettare una bomba al plutonio all’istante, che uccide la gente ma non intacca i monumenti’”.

Quella volta – ancora alla Scala – in cui mi consegnai alla polizia. “Sì, quella sera ero particolarmente incattivito. Mi dirigo verso il posto di polizia, verso la sicurezza. ‘Vengo a costituirmi’, ho detto al poliziotto di turno. ‘Mi dica’, dice lui. ‘Guardi, ho commesso dei peccati gravissimi. Non sono un profugo, non sono un pentito di mafia, non sono un ricercato speciale. Sono italiano, bianco, ho fatto il liceo classico, pago le tasse e addirittura mi sono laureato nei tempi giusti… ce n’è per arrestarmi!’”.

L’odio è il sentimento più forte. “In me l’odio è il sentimento più forte. Più forte della vanità, più forte dell’eros”.

Ma che cos’è l’eros? “L’eros è l’evento fondamentale della conoscenza; è l’amore per la bellezza, che ci fa capire che gli dèi esistono, che c’è armonia nel cosmo”.

Sul vandalismo. “Detesto il vandalismo, detesto chi rompe le cose. Credo che gli oggetti siano sacri e che vadano trattati come esseri viventi”.

Il mio amico Lucifero. “Verso i 5 o 6 anni cominciai a sviluppare un netto rifiuto per la retorica religiosa. Andare a messa continuamente, pregare in continuazione santi che proliferavano come funghi, come prodotti commerciali, obbedire e stare in silenzio, mi sembrava assurdo. Un odio indelebile mi consumava per la messa in sé, per quell’odore di vecchio, per quei suoni, per la ripetizione, la costrizione, la noncuranza di ciò che veniva detto, la falsità. Cominciai a simpatizzare per Lucifero, l’angelo che aveva avuto il coraggio di dire ‘no’. Dissi no anch’io. ‘Ma questo lo fanno tutti’, dicevano i miei genitori. ‘Ma io non sono tutti’, dicevo, inaugurando una vasta teoria di schiaffi. A 11 anni intimai i miei genitori che se mi avessero ancora obbligato ad andare a messa sarei scappato di casa, imbarcandomi verso il nulla”.

Gli dèi antichi… “Più leggevo i miti classici, i libri di Omero, di Ovidio, più si rafforzava in me la certezza nella sostanziale realtà ontologica del politeismo. Sognavo gli dèi e le dee”.

…e la dea matematica. “Nell’ordinare le scelte della propria vita bisogna avere una forma mentis matematica. Indagare le dicotomie intorno ad ogni scelta, e le tricotomie, e le conseguenze e così via. Se ragionassimo in questo modo, perderemmo meno tempo guadagnando in serietà”.

Uno strisciante razzismo verso il greco e il latino. “Sono certo che il greco e il latino classici siano gli strumenti fondamentali per trasmettere la verità storica. C’è però una specie di strisciante razzismo verso chi pensa che siano importanti il greco e il latino. Le ultime due Ministre dell’istruzione, non a caso, hanno raschiato dal liceo classico italiano, notoriamente la scuola migliore del pianeta, la tradizione del greco e del latino. Badate perché i figli dei nostri nipoti saranno analfabeti, non sapranno più né leggere né scrivere”.

La sovranità è nostra, siamo in democrazia gente! “No, non ho paura dei cosiddetti ‘potenti’. In un Paese quasi democratico come l’Italia, la sovranità è nostra, del popolo, non dobbiamo dimenticarlo. I giudici ‘gallonati’, i Ministri plenipotenziari, le forze dell’ordine, sono i nostri servitori, sono pagati da noi, sono ai nostri ordini. Non c’è nulla di offensivo in questo. I servitori dello Stato ricevono uno stipendio da noi, e ci devono rispetto, altrimenti non si parla di potere ma di pre-potenza”.

Il nostro declino è culturale (ergo: rimuoveteli tutti). “La crisi economica e bancaria? Tutte balle! La radice del nostro declino è estetica e culturale. Il bello è ciò che ha significato, il brutto ciò che non ne ha. Certo, se ci inchiniamo davanti a un tale che si chiama Rohani, che chiede che siano coperte le nudità delle statue, precipitiamo verso una immagine civica di viltà vergognosa. Dobbiamo rimuovere definitivamente chi ci governa, una classe politica culturalmente incapace. Solo la cultura ci può salvare dall’avanzata dell’Isis”.

La musica, croce e delizia. “Sono stato tradito dalla natura leopardiana. Dicono che capissi la musica molto bene. Ma ho delle mani piccole, troppo piccole, appena in grado di tenere una ottava. Questo, però, mi ha permesso di studiare le opere di Mahler, Strauss, Beethoven, Wagner”.

Magari fossimo in un’epoca ‘materialista’. “Si parla tanto, e a sproposito, di ‘materialismo’. Magari fossimo in un’epoca ‘materialista’. Il problema, al contrario, è che siamo in un tempo di funesta astrazione, di poco amore per la materia, di frustrazione dei sensi, che non vanno umiliati perché sono la fonte preliminare del conoscere. Ora, invece, ci inducono a farci dimenticare che abbiamo un corpo di carne”.

I cantautori? Non sono musicisti, sono i furbetti della musica. “Non voglio offendere i vostri gusti, ma De Andrè, Lucio Dalla, Bob Dylan, non sono dei musicisti. Sono uomini che hanno l’astuzia di capire che toccando le corde di una chitarra – oggi esiste solo la chitarra – escono delle melodie semplici, su cui, con qualche parola, si costruisce una ballata, ripetitiva. Non sono musicisti né poeti, eppure è davanti a questa gente che il pubblico si inchina”.

Ho paura dei fantasmi. Ma non del Prefetto. “Sono uno spericolato, è vero. E non ho paura delle cariche né dei potentati. Un giorno, ancora alla Scala, perdevamo tempo per una questione legata a una indagine della Corte dei Conti. Avevamo pienamente ragione e chiedemmo di farci assistere da un garante, un Prefetto della Repubblica. Costui continuava a tentennare, dicendo che non poteva far nulla, che era un Prefetto della Repubblica. Io gli dissi, ‘lei non è un Prefetto della Repubblica, lei è uno str**zo della Repubblica!’. Sistemammo la questione. Eppure, ho una paura incontrollata dei fantasmi. Basta che senta, di notte, lo scricchiolio di una porta o il gocciolio di un rubinetto per farmi invadere da un terrore irrazionale. D’altronde, ho coltivato lo spiritismo, ho evocato i morti, ne so qualcosa…”.