Tecnopolo e Acquarena: affari che scottano. Parla Roberto Biagini

Tecnopolo e Acquarena: affari che scottano. Parla Roberto Biagini

Per la prima volta l'ex assessore Biagini racconta cosa c'è sotto ai due progetti milionari finiti al vaglio della magistratura. Perché fu lui nel 2015 a rivolgersi alla Procura della Repubblica di Rimini. Il ruolo del "faccendiere" che entrava e usciva con molta facilità dagli uffici dei Lavori Pubblici del Comune. Le sue "coperture" politiche. E quanto ha pesato la decisione di Roberto Biagini di scoperchiare il pentolone nella sua esclusione dalle liste del Pd in occasione delle elezioni del 2016.

Si leggono poche e vaghe informazioni sul caso giudiziario spinoso che si è abbattuto anche sull’amministrazione comunale di Rimini e che complessivamente tocca una trentina di indagati (compresi tre funzionari del Comune), per i quali c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm. Si tratta del Tecnopolo, ma la tegola è caduta anche su Acquarena, sulla quale però l’assessore Brasini nell’ultimo consiglio comunale (rispondendo al capogruppo della Lega) ha detto che l’amministrazione è parte lesa e non ci sono dipendenti comunali indagati. Un peso importante nel portare a galla questa vicenda l’ha avuto la memoria consegnata alla Procura della Repubblica nell’agosto del 2015 da Roberto Biagini (nella foto). Avvocato, assessore al Comune di Rimini dal 2006 al 2011 (sicurezza, polizia municipale, pianificazione territoriale e edilizia privata) con Ravaioli e poi nel primo mandato della giunta Gnassi con le deleghe ai Lavori pubblici, tutela e governo del territorio, mobilità e demanio marittimo, Roberto Biagini in questa intervista racconta tutta la storia, la decisione di rivolgersi alla magistratura, il ruolo del “faccendiere” e i suoi rapporti a palazzo Garampi con le stanze del potere politico e amministrativo. Ma anche le conseguenze che ha dovuto subire dopo che ha deciso di portare la patata bollente in Procura: “il segretario regionale mi disse che io ero un problema per il Pd”. La vicenda riveste un oggettivo interesse pubblico e merita di essere portata all’attenzione della città con la maggiore trasparenza possibile.

Biagini, vuole dirci come è venuto a conoscenza dei fatti che poi ha riferito all’ex procuratore Giovagnoli?
“Un giovedì di metà luglio del 2015 il presidente di un consorzio di imprenditori riminesi mi ha chiesto di vedermi per parlarmi di alcune situazioni che interessavano l’assessorato ai Lavori Pubblici di cui avevo la delega. La sua esposizione è iniziata con una precisa domanda: “Se il nominativo di tale M. R., un consulente che il presidente in questione si è trovato già sotto contratto quando è subentrato alla guida del consorzio di imprenditori, mi dicesse qualcosa”. Da lì è poi proseguito con la narrazione dei fatti a partire dai problemi che M.R. gli creava all’interno del consorzio, problemi dovuti in particolare ai suoi comportamenti posti in essere con alcuni dipendenti comunali del settore Lavori Pubblici del Comune di Rimini”.

Perché ha deciso di raccontare tutto ai magistrati? La domanda sorge spontanea perché pare che altri a Rimini (sia nel Pd, che in amministrazione comunale e in ambienti imprenditoriali che contano) fossero a conoscenza del modus operandi del soggetto che è un po’ al centro della storia di cui ci stiamo occupando, ma lei è stato il primo a decidere di parlare.
“Il presidente del consorzio mi ha riportato un contesto di situazioni che interessavano M. R. e alcuni dipendenti comunali (dirigenti e posizioni organizzative), situazioni che, da come me le ha esposte, io come pubblico ufficiale avevo l’obbligo di riferirle alla Procura della Repubblica per le valutazioni del caso previa una mia verifica preliminare, cioè una volta che avessi trovato riscontri dei fatti narrati. Infatti la settimana successiva ho convocato uno a uno tutti i dipendenti comunali indicatimi dal presidente ed ognuno di loro mi ha parlato di come avessero conosciuto M. R., da chi gli fosse stato presentato e di cosa si occupasse. Curioso che dopo la prima mattinata di colloqui con alcuni dipendenti, il pomeriggio seguente mi è arrivato un WhatsApp dello stesso M.R. con il quale chiedeva di incontrarmi. Ho risposto in un certo modo e lui non si è fatto più sentire. Dopo aver parlato con tutti i dipendenti comunali non ho esitato un attimo a preparare una relazione che avesse ad oggetto tutto quanto riportatomi dal presidente del consorzio e dagli stessi dipendenti e conseguentemente a contattare il Dott. Paolo Giovagnoli, allora Procuratore Capo a Rimini, per sottoporla alla sua attenzione”.

Lo stesso personaggio, che è stato definito anche “faccendiere”, pare godesse di ottime entrature a palazzo Garampi: è così? Sembra che avesse libero accesso agli uffici di via Rosaspina e pure in una stanza molto vicina a quella del sindaco. Conferma o smentisce? E il fatto che mettesse piede con molta facilità nel settore Lavori pubblici del Comune di Rimini era conseguenza delle entrature politiche di questo soggetto oppure no?
“Alcuni dipendenti comunali mi hanno riferito che M. R. “è stato loro presentato” dal capo di gabinetto del sindaco; altri me l’hanno descritto come “referente” dello stesso e altri come “uomo di fiducia del partito di Modena o di quelle parti” . E’ chiaro che la mia relazione è molto dettagliata nel merito in quanto ho specificato tutto quanto mi è stato riportato dagli stessi e dal presidente del consorzio”.

A quale titolo si presentava negli uffici: godeva di qualche incarico ufficiale dal Comune, oppure era consulente di imprese di costruzione? 
“Come ho già accennato, il presidente del consorzio di imprenditori mi disse che se l’era trovato come consulente sotto contratto al momento dell’assunzione della presidenza e quindi era il loro referente per le ATI (Associazioni Temporanee di Impresa) in cui il consorzio era presente, tra cui la realizzazione del Tecnopolo. Alcuni dipendenti mi hanno riferito che si presentava come “referente” della società Axia che si era occupata della costruzione della scuola di Villaggio Primo Maggio; altri mi parlavano che “si occupava dei lavori” del “Leon Battista Alberti” (Polo Universitario), altri ancora della scuola di Gaiofana. E tutti mi parlavano di questo soggetto come colui che “si adoperava a risolvere i problemi che potevano sorgere, in particolari documentali e/o amministrativi, nell’esecuzione delle opere”. Emblematico è stato quello che mi raccontò una figura apicale del settore Lavori Pubblici. Aveva conosciuto M. R. nel contesto di un pranzo di lavoro nel 2014 e a presentarglielo mi riferì fosse stato il capo di gabinetto del sindaco che l’aveva definito come “un soggetto che poteva dare una mano per le grandi partite che l’amministrazione si prestava ad affrontare” (Teatro Galli, Tecnopolo, Acquarena). Quando ho chiesto al dirigente come mai non mi avesse mai parlato di tale figura mi rispose: “Roberto, è stata “la politica” a presentarmelo e quindi credevo che tu come assessore ne fossi a conoscenza”. Poi il dirigente mi riportò che M. R. più che risolvere i problemi, li creava. In ogni caso il presidente del consorzio al quale ho fatto riferimento, nel settembre del 2015 mi comunicò che aveva risolto il rapporto di collaborazione con quel signore.

E lei non l’ha mai incontrato né ha parlato con lui?
Io non l’ho mai incontrato e sinceramente non saprei neppure quale sia il suo aspetto”.

Possiamo anche chiederle se millantava rapporti politici col Pd riminese e su scala regionale, o ce li aveva davvero? Il suo interessamento su appalti del Comune di Rimini a quanto a sua conoscenza è andato al di là dei due casi più noti, cioè Tecnopolo e Acquarena?
“Nel mese di settembre del 2015 mi chiamò Juri Magrini, allora segretario provinciale del PD, chiedendomi un appuntamento. Ci vedemmo a Viserba e anche lui mi domandò se avessi conoscenza di tale M. R., dei suoi rapporti con il capo di gabinetto del sindaco e con il settore Lavori pubblici. Io risposi che se la fonte delle sue conoscenze sulla questione fosse stata la stessa mia (e cioè il presidente del consorzio di imprenditori) io da pubblico ufficiale avevo già compiuto il mio dovere di riferire tutto alla Procura della Repubblica e li mi fermai perché ero già stato sentito a sommarie informazioni testimoniali dalla Guardia di Finanza e quindi non potevo espormi di più. Magrini era molto preoccupato perché mi disse che M. R. gli aveva creato problemi nell’organizzazione della campagna elettorale per le regionali del 2014, in quanto si voleva mettere in mezzo sulle iniziative riminesi del PD in virtù della sua conoscenza con Bonaccini (conoscenza non so se reale o millantata. Magrini in ogni caso mi riferì che se “lo trovò sulle scalinate di Palazzo Garampi in una serata della campagna elettorale” di fianco a Bonaccini stesso). Io lo tranquillizzai dicendogli che l’assessore ai Lavori Pubblici in quota PD del Comune di Rimini aveva fatto il suo dovere e che quindi il PD riminese, se fosse scoppiato pubblicamente “un caso”, poteva difendersi in questo modo. Mi chiese di tenerlo informato se fossero emerse altre questioni che chiaramente era in mio potere riferire liberamente. Lo stesso presidente del consorzio mi disse che altri soggetti del PD (anche chi ricopriva cariche istituzionali) erano venuti a conoscenza della questione. In ogni caso posso confermare che ogni tanto anche alcuni esponenti del PD, chiamiamoli extrariminesi e alcuni imprenditori del settore delle commesse legate agli appalti mi facevano trapelare di conoscere, o per sentito dire o per conoscenza diretta (ad esempio costruzione scuola Valgimigli) alcune situazioni dove emergeva il nome di M. R. Io rispondevo loro che se ritenevano di avere conoscenza di questioni delicate dovevano rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria o se ritenevano, invece, di riportarle a me io stesso le avrei riferite alla Procura dopo averle quanto meno riscontrate, come quelle dalle quali è poi emersa la relazione. Insomma le voci circolavano eccome”.

Dei fatti si sta occupando non solo la Procura di Rimini ma anche quella di Bologna: sa perché?
“Ho letto anche io che è interessata anche la Procura di Bologna. Presumo sia un filone di indagine parallelo. Non so altro”.

Quanto ha pesato questa brutta storia nel rovinare il suo rapporto politico col sindaco Gnassi e che ha portato alla sua esclusione dalla lista del Pd in occasione delle elezioni del 2016?
“Quando uscì pubblicamente la notizia (21 marzo 2016) che “le visite” effettuate dalla Guardia di Finanza in via Rosaspina presso gli uffici dei Lavori Pubblici, nel precedente mese di febbraio, erano conseguenza della mia relazione dell’agosto 2015, Gnassi mi volle vedere immediatamente per avere spiegazioni dei fatti. Io risposi in modo chiaro e sintetico: “Andrea, lo scorso anno sono venuto a conoscenza di fatti e circostanze che mi imponevano di riferire alla Procura della Repubblica, unica autorità alla quale ero e sono obbligato a rivolgermi in certi casi: chiuso”. Lui continuò dicendomi “che la segretaria generale era molto attenta alle verifiche ispettive d’ufficio previste dalla legge (art. 2 D.Lgs 68 del 2002 da parte del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza) e che non si sono riscontrate irregolarità in merito in nessuna di quelle situazioni riportate dai giornali”. Io a mia volta gli risposi “che non avevo dubbi in proposito e che quindi tutti avremmo dovuto stare tranquilli e sereni e lasciar lavorare l’autorità giudiziaria, in quanto i fatti da me riportati erano diversi e riguardavano la presenza di certi soggetti all’interno del settore Lavori Pubblici”. Lui insisteva nel chiedere spiegazioni e io troncai una volta per tutte la discussione sull’argomento.
Non sono in grado di “pesare” (ma sicuramente ha pesato) quanto la mia relazione alla Procura abbia influito sulla volontà di Gnassi di non volermi nella lista del PD per le comunali. Io so solo che il PD nelle persone di Juri Magrini, Vanni Lazzari e Paolo Morolli del circolo d Viserba mi chiesero (a dicembre 2015) una mia disponibilità ad entrare in consiglio comunale in quanto erano preoccupati della composizione delle liste, della questione di Aeradria che incombeva e volevano qualcuno di esperienza in consiglio comunale. Nelle due occasioni in cui ci incontrammo (aprile 2016) con il segretario regionale del Pd Paolo Calvano al quale fu portata la mia questione (pensate …scomodare un segretario regionale per la composizione della lista di un consiglio comunale…robe da matti), insieme a Juri Magrini e a Vanni Lazzari, urlando e sbracciandosi con il suo modo di fare da “gentleman di altri tempi” Gnassi sentenziò: “O lui o me! Se entra in lista lui, io non firmo la mia candidatura”. Calvano affermò in quella circostanza che “io ero un problema per il PD” (senza spiegarmi il perché, è ovvio) e che dovevo desistere dalla candidatura mentre Juri – correttamente – a Calvano rispose che come segretario del PD provinciale non era certamente lui a chiedermi un passo indietro, quando fu proprio lui, di contro, a chiedermi la disponibilità di entrare in lista. Io a Calvano dissi apertamente che ero l’ultima persona al mondo a voler creare problemi a qualcuno e che quindi potevano decidere in piena autonomia senza problemi in quanto io mi sarei rimesso alle loro determinazioni. Il giorno dopo Juri mi chiamò, scusandosi, per comunicarmi che “Bologna (Gnassi) locuta, causa finita” (da: Roma locuta, causa finita est: Roma ha parlato, la causa è definitivamente chiusa, ndr). Intanto ne sentivo di cotte e di crude nell’ambiente del PD e delle associazioni vicine al PD sul mio conto: adesso ci rido sopra ma all’epoca la situazione era pesante, molto, oltrepassava l’invettiva personale e coinvolgeva altre persone a me vicine. Da quel momento non ho più sentito nessuno dei vertici del PD fino al giorno della mia scelta di uscirne quando mi chiamarono per salutarmi e ringraziarmi degli anni di militanza due persone: il segretario provinciale, Juri Magrini, e il segretario del Circolo di Viserba, Paolo Morolli”.