Tutti nel pallone

Tutti nel pallone

Da domani mattina alle attività turistiche si deve dire come aprire in sicurezza. Invece Conte, Bonaccini e giù a cascata fino ai livelli più bassi, nessuno si assume la responsabilità di farlo. Gnassi chiede al governo centrale di svegliarsi, ma qui a dormire sono in parecchi.

“Gli ultimi provvedimenti annunciati dal Presidente Giuseppe Conte non rischiarano per nulla il futuro di troppi settori strategici per vita e lavoro”. Il sindaco di Rimini si sveglia. Il turismo emiliano-romagnolo, oro per l’economia del territorio, è alle corde e attendere i tempi del Conte di palazzo Chigi diventa ogni giorno più drammatico. Bisognerebbe però ammettere che non solo il governo si sta muovendo con la lentezza di una testuggine e al traino degli esperti, per non assumersi il rischio delle decisioni.

Altre regioni stanno correndo mentre la nostra sembra nel panico. Passano le settimane e non succede nulla. I tanti tavoli attivati non partoriscono alcunché, i protocolli non arrivano, gli albergatori non ricevono le “garanzie” che chiedono da settimane per poter riaprire. In ritardo a Rimini anche la partita delle concessioni balneari, perché Rimini attende “una norma nazionale che dovrà sgombrare il campo definitivamente da dubbi”, mentre altre amministrazioni – Riccione compresa – non hanno avuto bisogno del “paravento” e si sono mosse da parecchio tempo, rischiando in proprio, recuperando tempo e dando garanzie agli operatori. E pensare che a Rimini, dove il parco del mare è l’obiettivo numero uno, almeno sulla carta, ci sarebbe stato particolarmente bisogno di rassicurare i gestori degli stabilimenti balneari perché ad oggi di investitori nella “cartolina” o waterfront che dir si voglia non ce ne sono.

In burocratese si ripetete che “la ricettività “a fini turistici” è sospesa”. Ma dovrà ripartire a brevissimo con il turbo se non si vorrà spegnere definitivamente la Riviera, per ora accesa solo da luci elettriche, colorate fin che si vuole ma niente più di uno show. Per accendere il futuro occorre mettere le imprese nella condizione di poter tornare alla normalità.

“Bene fa Rimini, la Romagna, a chiedere ora con altrettanta fermezza di definire l’orizzonte dell’industria turistica. Apprezziamo anche per il nostro territorio la riapertura di manifattura, tessile, cantieri grazie a protocolli di sicurezza definiti ma la stessa considerazione ce la aspettiamo anche per il turismo, per il commercio, per i pubblici esercizi che insieme rappresentano oltre il 20 per cento del PIL italiano, dando lavoro a centinaia di migliaia di persone, con filiere e indotto ancora più consistenti. Non è solo o tanto un tema del quando si apre ma del come si apre”, dice Gnassi cercando di sintonizzarsi con quel che chiedono gli operatori e come ha fatto su Rimini 2.0 anche Richard Di Angelo.

“Il problema è quello dei protocolli: sicurezza, modalità, distanziamento negli alberghi e nei luoghi di aggregazione. Su questo, spiace dirlo, e non è una rivendicazione di parte, il tempo sta scadendo e forse è già scaduto. Già dalle prossime ore è necessario che si definisca un quadro preciso delle cose da fare, protocolli e modalità che diano agli operatori le linee guida su cui adoperarsi nei prossimi giorni al fine di tornare ad alzare le serrande e garantire occupazione e dignità del lavoro. Rimini chiede al Governo di comporre immediatamente una cabina di regia organizzativa, in cui virologi, esperti di industria culturale, balneare, hotellerie siano in grado di definire subito e rendere pubblici i protocolli del come si possa riaprire in sicurezza. Ad esempio individuando tutele giuridiche per chi ospita”, è un altro passaggio della nota del sindaco. Giusto (tranne che rilanciare oggi una cabina di regia “statalista”) ma la Regione cosa fa? Bonaccini e Corsini si sono dimenticati della Riviera?

“Come Emilia Romagna ci mettiamo a disposizione: qui sulla costa da secoli il turismo dialogo con le istituzioni sanitarie e dunque abbiamo il know how, le conoscenze per dare un contributo. Ma prima di tutto occorre darsi una svegliata, seria e non folkloristica: l’industria dell’ospitalità soffre più di ogni altra – le imprese, i lavoratori, gli stagionali – ma adesso quello che non possiamo più attendere sono le certezze operative, insieme all’immissione di liquidità. Non possiamo né più aspettare né più tollerare di portare avanti una discussione su quello che da una parte definiamo un dramma e dall’altra magari pensiamo di banalizzare con il plexiglas o con la distanza tra un ombrellone e l’altro”.

Una svegliata è necessaria anche nel sistema turistico emiliano-romagnolo e nella Riviera di Rimini soprattutto, penalizzata oltremodo dalla “zona rossa”. Svegliarsi da ogni punto di vista. Ancora “nessuna facilitazione è prevista a favore delle piccole e medie imprese, degli albergatori, dei bagnini, dei commercianti, degli artigiani e dei professionisti che beneficeranno solo del rinvio delle scadenze dei tributi di marzo e aprile fino a giugno”, secondo il capogruppo della Lega Marzio Pecci. “Dall’assessore al bilancio abbiamo appreso che non ci sarà la sospensione, per quest’anno, della imposta di soggiorno, come non ci sarà quella dei passi carrai, né la volontà di ridurre le imposte e le tasse ai locatori che ridurranno il canone agli affittuari e/o conduttori, provvedimenti che erano stati richiesti dal Capogruppo Lega”.

“Assoggettati ad una Giunta famelica ed indifferente alla grave situazione” che stiamo vivendo, come sostiene Pecci, oppure semplicemente ad una classe dirigente ormai sintonizzata su tempi di vacche grasse e troppo abituata a spremere dai contribuenti per poi spendere risorse pubbliche anche in modo discutibile, sta di fatto che avanti di questo passo arriverà l’estate sul calendario meteorologico ma non troverà la Riviera ad attenderla. Chiusa per Dcpm.

Una voce critica è anche quella di Italia Viva Rimini, sia sul versante governativo (“Siamo molto delusi dalla conferenza stampa di ieri sera del presidente del Consiglio che doveva aprire la Fase 2, dal 4 maggio ci sarà una Fase 1.2: un aggiornamento. Tante parole ma poco concrete e nessuna certezza”, dichiarano i due coordinatori locali Bellucci e Fabbrani) che su quello sanitario: “La gestione del contenimento dell’epidemia dovrà essere soprattutto territoriale, individuando precocemente i casi sospetti, isolandoli e trattandoli ove possibile a domicilio”, aggiunge Annamaria Ruzzo coordinatrice sui temi della salute per lo stesso partito: “Non ci sarà una vera Fase 2 sicura senza il potenziamento sanitario sul territorio e siamo già in ritardo”.

Se ormai appare una certezza che si debba convivere con il covid-19 ancora a lungo, tutto il resto va organizzato alla velocità della luce: protocolli (se ne leggeranno delle belle), mascherine e tutto il resto. Da domani mattina alle attività turistiche si deve poter dire come aprire in sicurezza.