Aeroporti di Rimini e Forlì: Corsini fa il dirigista in casa dei privati

Aeroporti di Rimini e Forlì: Corsini fa il dirigista in casa dei privati

Il mercato russo è del "Fellini" e non si deve toccare, stessa cosa per Ryanair che è già nel campo d’azione dei riminesi. L'assessore regionale ai trasporti e al turismo vuole tracciare la rotta, soprattutto nei confronti del Ridolfi. E ai disobbedienti minaccia di tagliare i contributi pubblici.

Se i privati che gestiscono gli aeroporti di Forlì e Rimini, ma soprattutto i primi, non faranno i bravi, la Regione farà «un passo indietro», cioè niente contributi dalla giunta Bonaccini. «Ma ho parlato coi gestori e non ho dubbi che ci possa essere una coesistenza proficua per tutti». E’ una sorta di ricatto?
L’intervista all’assessore ai trasporti, infrastrutture e turismo Andrea Corsini che compare oggi sul Carlino Forlì ha i toni di una paternale, ma in particolare sembra lanciare un avvertimento ai forlivesi: «Capisco da una parte l’entusiasmo da parte forlivese, proiettato verso l’attesa riapertura dello scalo, ma trovo anche legittime le preoccupazioni riminesi». Legittime perché? “Gli addetti ai lavori sottolineano che nessun aeroporto può permettersi di avere una sorta di ’esclusiva’ su una compagnia” fa notare Fabio Gavelli che ha raccolto le opinioni dell’assessore. Ma Corsini continua: «Sì, capisco, ma Ryanair come compagnia è già nel campo d’azione del Fellini, e oltretutto ha già una cinquantina di voli su Bologna. Meglio chiarire che Forlì si deve concentrare su altri vettori, che peraltro ci sono. Del resto ho già parlato con la società di gestione del Ridolfi e ho avuto rassicurazioni in merito».
Che Corsini pensi ad un ruolo dirigista della Regione proprio adesso che non dovrebbe dirigere un bel niente perché fino a prova contraria le due società private di gestione vanno lasciate libere di agire secondo logiche di mercato? Parrebbe di sì a leggere anche quest’altro passaggio: «La Russia è un mercato fondamentale per la costa, su cui il Fellini lavora già molto. Su compagnie russe come Aeroflot e Pobeda non può esserci competizione, rappresentano l’80% del giro d’affari di Rimini. Altrimenti si innesca una corsa al rialzo di cui si possono avvantaggiare solo le compagnie». E allora Forlì che spazio avrebbe, domanda l’intervistatore? «Vedremo, aspettiamo il piano industriale della società. Notiamo con interesse quello che già c’è nel campo della formazione e in prospettiva della manutenzione. È chiaro però che un aeroporto deve volare, ma mentre il turismo incoming è ovviamente il core business di Rimini, non credo possa esserlo per Forlì».
Poi rilancia sul tavolo di coordinamento regionale sugli aeroporti che «porterà a un risultato positivo per tutti». Sostiene che «negli anni scorsi si cercò di dare vita a una holding regionale degli scali, una società unica che era un traguardo troppo difficile. Oggi abbiamo quattro aeroporti e quattro società di gestione diverse, con differenti obiettivi e potenzialità, la situazione è completamente cambiata». Non dice però una parola sul fallimento della cosiddetta holding dei cieli.
«Da settembre procederemo a questo coordinamento, con lo scopo primario di non farsi del male. Il problema, inutile negarlo, è fra Rimini e Forlì. Bologna è un aeroporto internazionale che una volta esauriti gli strascichi del Covid tornerà quello di prima, mentre Parma ha un suo progetto industriale legato soprattutto ai voli cargo».

Fotografia: Andrea Corsini, copyright Regione Emilia-Romagna