In seguito ad una recensione a “Il braccio destro”

In seguito ad una recensione a “Il braccio destro”

"Riflettendo sul testo del romanzo di Walter e Davide ho capito meglio il sogno: non è solo la testimonianza di un senso di rancore nei confronti dei Riminesi, ma anche un riconoscimento teorico della centralità psichica del Narcisisimo".

Mary Ann Rossello, un’amica femminista e analista junghiana, mi ha detto che non si capiscono i miei commenti pseudoanalitici – ha proprio detto così – al libro di Walter e Davide Il braccio destro, e che dovrei chiarire anzitutto che non sono un analista e che parlo come mi viene.
Le ho risposto che è vero: non sono un analista, ma ho una più che semisecolare abilitazione all’insegnamento della psicologia e tante letture…va bene, non conta niente, e poi sono del parere di Freud quando definisce l’analisi “la mitologia del nostro tempo”. Mitologia, quindi scrittura, narrazione. Non ci vogliono permessi istituzionali per raccontare o per scrivere. Mi sento un narratore. Magari non dico cose valide per tutti, nel senso invece del bel libro “Le storie che curano” dello junghiano James Hillman, magari sono narrazioni valide solo per me, che sperimento nella vita “storie” con gli altri esseri umani e mi accorgo che per me funzionano e le racconto. Tuttavia Mary Ann ha ragione devo giustificarmi, analista o non analista, parto allora dall’affermazione “ci sentiamo tutti Dio”, che dico subito ho preso da mie letture dei sacri testi analitici, evocate da un sogno fatto alcuni anni fa che m’è tornato in mente.

UN SOGNO NARCISISTA

“Sono in una città dell’India, che spesso sogno. Sono un Dio e sto incedendo, in una piazza piena di gente, al mio Tempio in riva al fiume dove riceverò l’omaggio mattutino dei miei fedeli. Sono vestito con pesantissimi e sfarzosi abiti d’oro e gemme, ho in testa una corona lucente, guardo con un sorriso stereotipato al di sopra della gente che mi viene incontro. Penso: siamo quarantamila Dei circa qui in India, e tuttavia sono un Dio. Improvvisamente un gruppo di turisti di Rimini mi circonda e mi chiede: scusi sa dov’è la Stazione?”

Quando racconto questo sogno agli amici, li vedo rabbuiarsi e mi dico che sono sorpresi che io possa pensare di essere Dio. Non sarò un po’ matto? L’amico mi guarda incredulo e mi figuro che pensi: come fa questo pataca a credersi Dio, quando è noto a tutti che Dio sono io? Scherzo, scherzo…Ma riflettendo sul testo del romanzo Il braccio destro ho capito meglio il sogno: non è solo la testimonianza di un senso di rancore nei confronti dei Riminesi – io e i miei amici della Renata Tebaldi Rimini Città d’Arte abbiamo provocato il processo che ha condotto alla ricostruzione del Teatro, e nessuno dei politici narcisisti che l’hanno inaugurato mi-ci ha ringraziato – ma anche un riconoscimento teorico della centralità psichica del Narcisisimo.

Tra un poco vi elenco i Padri analisti che hanno ‘inventato’ Dio dentro ognuno di noi umani a cominciare da Freud, un paio di kleiniani e per finire con Ignacio Matte Blanco. Ma prima di giustificarmi teoricamente vorrei aggiungere qualche “sorvolo”, come si dice in ambito lacaniano. Spesso sogno, o meglio sognavo quella città dell’India. Mai stato in India. In un sogno che stavo facendo mi trovavo nella stessa città dell’India – con le colline come quelle delle Gabicce che aiutano a capire di quale città “in realtà” si tratta – e nell’addormentarmi mi sentivo fisicamente non a posto. Anche nel sogno sentivo di avere una inquietante pressione al petto. Incontro una processione divina, al cui centro c’era un Dio azzurro, un bel ragazzo dalla pelle azzurra. Non mi ero reso conto che avevo davanti il Dio Krishna. Lo abbraccio e gli chiedo di aiutarmi.
Mi sveglio e scrivo il sogno. Il senso di oppressione mi passa. La scrittura aveva funzionato come terapia. Ho decine di cartoni di fogli che chiamo “Spurghi”, destinati ad una focaraccia di marzo, dove con cadenza spesso quotidiana ho scritto le mie depressioni e manie e anche fantasie e sogni. Direi che hanno funzionato come scritture che curano.

L’ONNIPOTENZA DEI PENSIERI DI FREUD, LA MADRE BUONA DI WINNICOTT E IL BUON INSEGNATE DI BION

Veniamo al Narcisismo, che è il nome analitico tecnico del fenomeno psichico di credersi Dio, ma, come vedremo non solo di questo. Ovvio che se credessi ‘veramente’, o solamente, di essere Dio, starei nel reparto psichiatrico di un ospedale insieme a quelli che si credono Napoleone o Hitler. Dove secondo Freud starebbero bene anche tutti i miei colleghi “filosofi” che dicono di tutte le loro affermazioni su tutto: “è così” e credono di avere capito tutto di tutto e per sempre, e regolarmente vengono superati dai loro allievi altrettanto divini. In effetti si comincia con Dio ma non c’è solo Dio nella nostra psiche inconscia e conscia, c’è anche una dialettica con i pensieri di superficie e profondi che contrastano con questa credenza.
Tutto parte quando Freud scopre nella nostra psiche profonda la credenza nella “onnipotenza dei pensieri” della propria psiche. Se crediamo di possedere l’onnipotenza dei pensieri, ci crediamo Dio.
E scopre anche che il nostro inconscio non crede di morire, anche questa immortalità è un attributo di Dio.
Ora c’è una pagina di Ignacio Matte Blanco, il matematico psicoanalista freudiano, de L’inconscio come sistemi infiniti dove è sintetizzato il discorso del bambino che comincia il suo percorso di vita sentendosi Dio, che gli succede? Matte Blanco cita il grande Donald Winnicott che scrive:

“La madre sufficientemente buona va incontro all’onnipotenza del figlio e, in una certa misura le dà un senso; fa questo più e più volte. Il vero Sé sorge dalla forza data dall’Io debole dell’infante dal supplemento offerto dalla madre alle sue espressioni onnipotenti…e di conseguenza l’infante comincia a credere nella realtà esterna che sembra magica e si comporta come se fosse magica (a causa dell’adattamento relativamente buono della madre ai suoi gesti e bisogni) e che agisce in un modo che non urta contro la sua onnipotenza. Pertanto l’infante può rinunciare a poco a poco alla sua onnipotenza.”
Questo profondissimo pensiero è popolare, se ci pensiamo, a Roma almeno. La mamma dello “scarafone” tira su un figlio “scarafone” felice e capace di progressi scarafonici illuminato dall’amore materno che lo vede “bello”. Questo fenomeno è ripreso da Wilfred Bion quando concentra la nostra attenzione sulla mediazione necessaria che la madre prima e i buoni insegnati poi esercitano tra il discente e il mondo. Non ci sarebbe accesso diretto alla realtà, proprio a causa della nostra onnipotenza abbiamo bisogno di mediatori che ci introducano gradualmente alla potenza del reale, alla sua accessibilità parziale, e ci evitino di affogare nell’impotenza.

INSEGNARE A VIVERE

Dobbiamo inventare, su questa traccia, le scuole per insegnare a vivere, per insegnare a insegnare,… adesso quando diventiamo insegnanti veniamo gettati in classe, e quando diventiamo medici veniamo gettati in ospedale, il meglio che ci può capitare nel peggio, è che cominciamo ad imitare gli insegnati e i medici che abbiamo avuto… Avevo un mio ex studente diventato medico che non riusciva a sopportare che un paziente gli morisse… poverino è morto di crepacuore. Quanti medici invece hanno evitato questa fine diventando repellenti cinici. Fortuna che per i medici non è più così, le nuove generazioni di medici in ospedale sono preparate a prendersi in carico i degenti ma anche a risparmiarsi di farsi degli accumuli eccessivi mortiferi di emozioni.

Le derive dell’onnipotenza si vedono nel romanzo da cui siamo partiti nei giovani delle classi operaie e piccolo borghesi che hanno ancora l’accesso alla scuola media e alle università, che non sono stati educati a studiare, ad imparare a scuola, all’uso del denaro e al controllo del piacere.
I bambini e gli adolescenti di famiglie sprovvedute ricevono settimanalmente denaro dai loro genitori e quindi hanno un rapporto di partenza sbagliato col denaro. Il denaro “in realtà” è tutto fuor che un regalo, è un oggetto o forse anzi un soggetto dall’identità assai complessa, articolata e ambivalente che ci modella. Solo i padri di vecchie famiglie ricche sanno educare i figli all’uso corretto del denaro – rimando l’educazione alla natura e all’uso ambivalente del denaro al romanzo Jr di William Gaddis: quasi in apertura, un personaggio del mondo finanziario alto chiede al protagonista: “Tu che faresti con un milione di dollari?”… “Io? Prima di tutto mi comprerei un palazzo bello grande con tutti quei cancelli elettrici…” “E saresti un bel fesso, non ti pare?…Vorresti dirmi che [la maestra] non ti ha mai spiegato che c’è un solo modo di spendere quattrini e che questo modo è per fare quattrini?”. Poi viene fuori l’aspetto criminale dell’alta finanza: fare i soldi col denaro altrui.

E i bambini e gli adolescenti, i giovani, gli anziani della massa umana occidentale degli strati subordinati non sono stati educati al controllo del piacere, alla rinuncia dei piacere mortiferi, alla capacità di “stare al proprio posto” per potere avanzare in un qualsiasi cursus honorum, alla fallacia del concetto di “vero uomo” – i maschi e le femmine alfa del potere, della finanza, della criminalità sono “in realtà” degli imperatori nudi -, al controllo della paura della morte – la grande rimozione della maggior parte della gente fin dall’infanzia – , al controllo della propria “onnipotenza” / impotenza, al rifiuto del “feticismo” degli oggetti di lusso status simbol – “Come nasce?” Chiedevano le vecchie contesse di un qualsiasi essere umano che gli cadeva sotto gli occhi, e bisognava rispondere: “Come tutti, tra la merda e le urine” (citazione biblica, credo, che non ho rintracciato) -, alla gestione della propria sessualità e affettività, alla critica dell’ammirazione paurosa per i “guerrieri” – figure onnipotenti / potenti negative quelle criminali -, tipo Bruce Lee, Rambo, il Padrino…

“IL BELLO DELLA VITA, LA CREATIVITÀ”

Per fortuna il Narcisismo non è solo questo pericolo di patologia. Lo psicoanalista milanese Elvio Facchinelli nella sua ultima opera, prima di morire, La mente estatica, scrive che dal Profondo interiore all’Io come arrivano i sogni così arrivano le creazioni dell’arte e della scienza, e anche gli stati della mistica e un atteggiamento meno pessimista nei confronti della realtà.

Immagine: Gerd Altmann da Pixabay