Alla chiesa ospedale da campo mancano i “medici”

Alla chiesa ospedale da campo mancano i “medici”

Negli ultimi quattro anni sono morti 25 preti e ne sono stati ordinati nove. Quarantatré parrocchie non hanno il sacerdote residente. Aumentano i diaconi permanenti e movimenti e associazioni contano 12 mila aderenti. Quasi dimezzati i matrimoni religiosi in sei anni, solo 524 nel 2016. Mille volontari operano in 50 centri Caritas.

Forse perché prima di diventare prete sognava di diventare insegnante e giornalista, il vescovo Francesco Lambiasi lunedì 23 gennaio ha ripreso l’abitudine dell’incontro coi giornalisti riminesi in occasione della festa di San Francesco di Sales che cade esattamente il 24 gennaio. Si tratta del patrono dei giornalisti, il vescovo francese vissuto tra il 1567 e il 1622, che papa Alessandro VII proclamò santo nel 1665 e che è stato scelto patrono per la nostra professione anche per i suoi ‘manifesti’, una sorta di giornali murali che il presule usava per raggiungere anche i più lontani. Inoltre San Francesco di Sales, che operava nella regione del Chiablese dominata dalla confessione calvinista, come strumento di dialogo prediligeva questi ‘manifesti’ rispetto alla predicazione dall’ambone.

Lambiasi ha introdotto descrivendo il suo ‘ideale’ di Chiesa, quello che gli ha fatto ricordare una profezia che nel 1968 fece Joseph Ratzinger e riportata d’attualità nel 2013 al momento della storica rinuncia di papa Benedetto XVI. Ratzinger ha ricordato che dalla crisi che segna i nostri giorni emergerà una chiesa ‘piccolo gregge’. Che non avrà più la sua forza nei numeri, abiterà cioè meno palazzi e avrà meno fedeli ma da qui ripartirà per annunciare l’unico suo fondamento e ricchezza: Cristo. Lambiasi ha spiegato: “E’ questa la missione della Chiesa oggi; la fede in Cristo che non potrà essere presupposta né imposta, ma solo proposta”. Dicendo poi che oggi Gesù è diventato agli uomini “antipatico” ha citato don Oreste Benzi che ricordava come bisogna invece testimoniare che “Gesù è simpatico”. Poi ha ripreso l’immagine di papa Francesco della Chiesa come “ospedale da campo”, sempre in cammino e in ‘autoriforma’. Dal canto suo, il vicario generale don Maurizio Fabbri ha detto che la profezia di Ratzinger non è un annuncio di ‘morte’ ma di rinascita ed ha illustrato i dati della chiesa riminese, una delle poche che in Italia, oltre al settimanale diocesano (‘Il Ponte’) possiede una televisione e una radio, apprezzati anche da papa Benedetto, nella visita ad limina che i vescovi emiliano romagnoli gli hanno fatto poco prima della sua rinuncia. I sacerdoti sono sempre meno: ora sono 154 di cui circa 120 ancora in attività con una età media di 65 anni. Dal 2012 al 2016 i preti defunti sono stati 25 mentre ne sono stati ordinati 9. Così la curia già da tempo ha riorganizzato le 115 parrocchie per 21 zone pastorali. Tuttavia sono 43 le chiese parrocchiali dove il sacerdote non è residente. Per contro crescono i diaconi permanenti che, pur ricevendo il sacramento dell’ordine, sono in maggioranza sposati. Ora ce ne sono quasi una cinquantina mentre 15 stanno affrontando il periodo di preparazione a questo compito. Sono tanti anche i cresimati: lo scorso anno circa 2500 anche se a questo riguardo il problema resta l’adeguata preparazione e l’abbandono della pratica religiosa appena ricevuto il sacramento della ‘confermazione’. Una grande sfida viene lanciata alla Chiesa anche dalla crisi della famiglia e del matrimonio, spiegata solamente in minima parte dal calo dei matrimoni religiosi. Piuttosto occorrerebbe puntare alla preparazione sul vero significato dello sposarsi in chiesa e alla consapevolezza con la quale questi ‘sì’ vengono pronunciati dai coniugi. I matrimoni nel 2016 sono stati 524 (15 le sentenze di nullità) ma nel 2000 le celebrazioni religiose furono 1225.

La chiesa riminese inoltre è ricca di movimenti e associazioni laicali che, secondo i dati di una scheda distribuita ai giornalisti dagli organizzatori, contano circa 12mila membri. Don Maurizio Fabbri non ha mancato di rilevare in questi dati spunti positivi: “Mentre negli anni ’80 questi movimenti per dirla brutalmente si ‘guardavano un po’ in cagnesco’ oggi invece c’è un dialogo fecondo. Inoltre, tra gli studenti, il 90 per cento chiede di partecipare all’ora di religione. Ci sono 159 insegnanti di religione, solo 10 di questi però sono sacerdoti”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il vescovo Lambiasi ha ripetuto che anche a Rimini il grande cambiamento da operare è il passaggio da una “chiesa clericale a una chiesa comunitaria e sinodale, da una chiesa maschile a una in cui le donne sono più presenti, da una chiesa informativa a una chiesa comunicativa, da una chiesa sedentaria ad una chiesa missionaria”. Lambiasi ha continuato: “Siamo in ritardo nella presenza sui social, il nostro sito avrebbe bisogno di un risveglio e di un aggiornamento più incisivo e di qualcuno che se ne intende di questo nuovo tipo di comunicazione che ci mettesse le mani”. Quanto alla comunicazione, Lambiasi ha ringraziato il lavoro dei giornalisti (“che devono restare laici”) e anche la loro attenzione alla vita della chiesa che comunque, ha detto, “è un iceberg che emerge all’esterno solo per un terzo e che resta sommerso per i restanti due terzi. Continuate a fare emergere anche il non visibile ma che pure fa notizia”. Al riguardo ha segnalato la partecipazione ad un convegno sul tema della misericordia organizzato dalla Papa Giovanni XIII il giorno precedente, a cui hanno partecipato a dialogato due donne: una che aveva perso il marito perché assassinato; l’altra era la madre dell’assassino.

Dal canto suo don Renzo Gradara, direttore della Caritas da oltre 15 anni, ha detto che dal 2008 anno della grave crisi economica mondiale altri bisogni si sono aggiunti a quelli che si conoscono da sempre dei poveri e dei senzatetto. Da qualche tempo si rivolgono alla Caritas anche padri di famiglia disoccupati e persone segnate dal disagio sociale. “Siamo contenti _ ha detto don Renzo _ delle offerte e della solidarietà che anche recentemente con l’emergenza freddo e migranti non è diminuita”. Poi sono stati fatti alcuni esempi di intervento come l’Emporio solidale (aperto nel giugno 2016) che in sei mesi ha aiutato 367 famiglie per un totale di circa 2250 spese per alimenti di prima necessità. Mentre il Fondo del lavoro ha complessivamente raccolto 600 domande d’aiuto, riuscendo ad inserire nuovamente al lavoro un centinaio di persone. Infine i profughi: 24 ne sono stati accolti nelle due zone pastorali di ‘Flaminia’ e ‘San Gaudenzo’ e in altre due parrocchie: Sant’Andrea dell’Ausa e San Michele Arcangelo di Morciano. Sono circa 1000 i volontari che operano in 50 centri Caritas delle singole parrocchie. Tuttavia le processioni quotidiane dei più vari questuanti ai portoni delle abitazioni dei sacerdoti sono diuturne e persistenti.