Alzati e cammina, c’è da pagare la tassa sui passi carrai

Alzati e cammina, c’è da pagare la tassa sui passi carrai

L'incredibile storia accaduta a un portatore di handicap

Ha risposto al censimento del Comune di Rimini sui passi carrai documentando la sua disabilità, che prevede l'esenzione della gabella. Ma per tutta risposta ha ricevuto il bollettino di pagamento. E la richiesta di presentarsi presso gli uffici. Difficoltà motorie lo impediscono? Si rivolga a un professionista. Così magari riuscirà a non pagare la tassa (non dovuta), ma il professionista costerà senz'altro di più.

Errore o accanimento? In entrambi i casi il comportamento tenuto dal Comune di Rimini si può definire grave, perché comunque si traduce in una “inaccettabile vessazione” ai danni di una persona portatrice di handicap, “un vergognoso atto di dispotismo nei confronti di chi, per propria sfortuna, deve convivere con una limitazione fisica”. Lo scrive al sindaco di Rimini la protagonista, suo malgrado, di questa brutta storia che vi raccontiamo, mettendogli sotto al naso la vicenda di cui ha fatto le spese, legata alla tassa sui passi carrai.

Come tanti altri riminesi, anche la persona in questione ha ricevuto la letterina della polizia municipale che la informava dell’aggiornamento in corso di tutti gli accessi-passi carrai, il censimento insomma, e la invitava (nota bene: “per evitare possibili errori e spiacevoli disguidi”) a compilare il modulo (allegato alla comunicazione). Svolto il compitino, il modulo doveva ritornare al Comune con mail, o posta o consegnato a destinazione.

Vabbé. S’ha da fare. Il modulo viene compilato in tutte le sue parti barrando le diverse caselle e scrivendoci sopra bello grande e in maiuscolo: “CHIEDO ESENZIONE PAGAMENTO IN QUANTO DISABILE. ALLEGO COPIA CONTRASSEGNO DISABILE”. Firmato e datato 27 gennaio 2018. Una seccatura, ma ormai anche un pensiero in meno. O no? Nemmeno per sogno.

C’è posta per te. Arriva verso fine ottobre dall’ufficio passi carrai del Comune di Rimini. Oggetto: avviso di pagamento del canone per le occupazioni effettuate con passi carrabili – anno 2018. Embè? “… pertanto con la presente si invita il Soggetto in indirizzo ad effettuare il pagamento dell’importo complessivo arrotondato di € 77,00 relativo alle autorizzazioni di passo carrabile, di seguito specificate…“.

Non è possibile! E invece sì. Allegato c’è anche il bollettino già compilato. Ma non è tutto. La lettera è anonima, non firmata né datata. Mistero del passo carraio.

Eppure le “regole” sono chiare. Le ha scritte il Comune di Rimini e si possono leggere anche sul sito istituzionale: “In quali casi non si paga il canone per il passo carrabile? Il canone non si applica ai passi carrabili che consentono l’accesso ai portatori di handicap motorio” (oltre che, “esclusivamente per l’anno 2018, ai soggetti che rinunceranno al cartello entro il 31 maggio 2018, ma solo per i passi carrabili senza manufatto su suolo pubblico”).

Cosa avreste fatto voi? La malcapitata ha scritto al comandante in capo di palazzo Garampi ed ha ricostruito per filo e per segno tutta la disavventura, portando a conferma le diverse pezze d’appoggio.
Ne citiamo un passaggio: “… dopo un paio di giorni di tentativi (telefonate per mettersi in contatto con l’ufficio, ndr) riesco a parlare con una operatrice peraltro gentilissima, che mi riferisce che la documentazione inviata via posta elettronica non ha valore per l’ufficio (non essendo lo stesso dotato di pec e che pertanto avrei dovuto presentarmi presso l’ufficio passi carrai per ricompilare i moduli. Evidenzio le mie difficoltà in tal senso quale portatrice di handicap e a quel punto, l’operatrice, sempre gentilissima, mi suggerisce di dare delega a terza persona per il disbrigo della pratica, precisando che dovrà essere un professionista, un avvocato o un commercialista. Le conclusioni che inevitabilmente debbono essere tratte da ciò sono le seguenti:
l’operatrice che ha risposto non agiva di propria iniziativa, ma ha seguito direttive ben precise;
da parte mia accettare e seguire le indicazioni rese, comporterebbe il dover pagare un professionista che costerebbe di più del canone, non dovuto.
Francamente ho difficoltà a non interpretare la linea dettata dall’ufficio del Comune di cui lei è sindaco, come una inaccettabile vessazione, un vergognoso ed inaccettabile atto di dispotismo nei confronti di coloro che per propria sfortuna hanno limitazioni fisiche, di quel dispotismo che se non sbaglio, il partito nelle liste del quale lei è stato eletto dice di essere scevro. Non ho tuttavia alcuna intenzione di cedere e seguire tale indicazione, pertanto scrivo a lei (e per fare questo sappia che ho dovuto chiedere l’aiuto di qualcuno che depositasse la presente al protocollo generale), nell’auspicio che voglia prendere le distanze dai responsabili anche in relazione al dettato dell’art. 97 della Costituzione“.

In attesa che dal palazzo battano un colpo, e diano spiegazioni, e magari si scusino, viene da pensare che, sempre più spesso, gli ultimi sono i riminesi. Quelli che non hanno bisogno di integrazione ma semplicemente di essere trattati da cittadini. Quelli che non vivono in uno Sprar o in un Cas (a loro ci pensano assessori, consiglieri, cooperative, caritas, vescovi e sindaci), ma in una normale casa, pagando fino all’ultima gabella. Che nel migliore dei casi sono costretti a mettersi in fila per ore, obbedendo ai voleri di assessori, funzionari e megadirettori galattici. Per pagare la resuscitata tassa sui passi carrai, perché i Nosferatu comunali sono sempre alla ricerca di risorse, come l’anemico dei globuli rossi. Nel peggiore dei casi ordinano agli handicappati: alzati e vieni a pagare la tassa sui passi carrai.

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