Campo nomadi: retromarcia con figuraccia della maggioranza, l’opposizione canta vittoria

Campo nomadi: retromarcia con figuraccia della maggioranza, l’opposizione canta vittoria

Dopo quattro anni di delibere e proclami, la giunta Gnassi si rimangia il progetto delle microaree. Ma i sinti andranno negli alloggi di edilizia residenziale pubblica?

Ha ragione il sindaco Gnassi quando dice che il bubbone del campo nomadi di via Islanda è un tumore cresciuto nel corpo sociale della comunità riminese in tempi lontanissimi, circa quarant’anni fa. Ma chi avrebbe dovuto curare la tumefazione, che nel frattempo si è dilatata fino a diventare una vergogna conclamata nella città del welfare ramificato, della Caritas onnipresente, della Chiesa degli ultimi? La risposta è facile.
Le ragioni del nulla di fatto sono state diverse. Con le giunte Ravaioli hanno prevalso il buonismo e l’attenzione a non ferire i sentimenti diocesani. Con le giunte Gnassi ha avuto la meglio il “populismo di sinistra”, la constatazione – seppure tardiva – che, elettoralmente parlando, la costruzione delle famose microaree spalmate sul territorio avrebbe avuto un impatto disastroso. Troppo massicce ed estese le reazioni partite dai vari comitati del no, perché non facessero breccia in un navigato politico abituato a concepirsi in termini di gradimento e di mantenimento del consenso, qual è Andrea Gnassi.
Ma il resto del ragionamento di Gnassi appare come un tentativo di difesa che scivola sullo specchio appena lucidato. Perché sostiene che “il piano di superamento di via Islanda aveva come obiettivo innescare un processo“. Non è così. Fino ad un certo periodo le microaree sono state “la” soluzione, imposta, ancora una volta senza confronto con la città. E, almeno nelle enunciazioni, ben più di un innesco. Lo ribadiva anche all’indomani delle elezioni politiche del 2018, salvo poi lasciare che alle parole non seguissero i fatti e il programma per il superamento del campo nomadi, oggetto di una delibera di giunta del maggio 2018, non approdasse a nessun risultato.

Sta scritto sugli atti emanati dalla giunta Gnassi che “le aree idonee a ospitare parte delle famiglie residenti nel campo di via Islanda sono state individuate, attraverso approfondita ricognizione del demanio comunale, fra quelle di proprietà pubblica di ampiezza sufficiente a contenere il lotto in grado di garantire il rispetto di quanto stabilito dalle norme. Delle undici aree individuate dal gruppo tecnico, ne sono state scelte cinque che, singolarmente e complessivamente, assicurano il rispetto dei criteri illustrati… Le aree così prescelte, che saranno attrezzate dal Comune per ospitare i moduli abitativi sono di seguito sinteticamente descritte”.

Dopo decenni di tentativi e risorse pubbliche investite, mentre sta per chiudersi il 2020 e concludersi il decennale mandato della giunta in carica, bisogna constatare che alcune bandierine il sindaco le ha issate: il Fulgor, una striscia di arredi del lungomare, il Psbo… Ma via Islanda è ancora quel bubbone, che pare inestirpabile e che grava pesantemente su un’area della città in pieno degrado, con la quale eroicamente devono convivere cittadini e imprese.
Denari buttati. Li elenca il consigliere di Fratelli d’Italia, Gioenzo Renzi, nella sua recente mozione: “500 milioni di lire spesi nel 2000 per la chiusura del vicino Campo Nomadi di Via Portogallo con il versamento di 22 milioni di lire ad ognuna delle 23 famiglie di “rom” per lasciare il Campo; le spese sostenute nei decenni nei Campi di Via Islanda e Via Portogallo per pagare acqua, luce, rifiuti, volontariato, assistenti sociali, personale del Comune ecc”. E le casette prefabbricate immaginate dalla giunta, insieme alla urbanizzazione delle aree, gli allacci alla rete idrica, elettrica, ecc., avrebbero comportato una “spesa pubblica di circa 400.000 euro”.

Grazie a una seduta di consiglio comunale richiesta dalla minoranza, ieri si è saputo che la maggioranza abbandona il progetto delle microaree. Lo fa con l’approvazione di un emendamento che reca la firma di Enrico Piccari (Pd) e di Mirco Muratori (Patto civico), che “impegna la giunta a proporre alle famiglie di etnia sinta, stabilitesi in via Islanda e rilevate nei censimenti sopra richiamati, soluzioni abitative in alloggi convenzionali reperiti da Acer sul libero mercato, peraltro già prevista come percorso privilegiato; a non dare corso alla soluzione di attrezzare e concedere microaree pubbliche appositamente individuate; a prevedere che la collocazione in soluzioni alloggiative convenzionali risulti sufficientemente distribuita territorialmente avendo cura di evitare che nello stesso immobile siano ospitate più di due famiglie sinte in uscita“. L’ultimo punto apre altri nodi che non tarderanno a venire al pettine. Accetteranno i diretti interessati la soluzione abitativa in alloggi di edilizia residenziale pubblica? Accetteranno la convivenza con loro gli abitanti degli alloggi che verranno individuati? Saranno create corsie preferenziali per i nuclei sinti rispetto a chi si trova già in lista d’attesa?

Carlo Rufo Spina in consiglio comunale ha indicato anche un altro tema di una certa importanza: “come era ampiamente prevedibile nonché profetizzato dal sottoscritto, le ipotesi di regalie, esasperata tolleranza e trattamenti di favore a nei confronti dei nomadi, hanno prodotto come inevitabile conseguenza non solo l’esplosione e la proliferazione illegale di mini-campi e nuclei nomadi ovunque per la città, ma soprattutto l’aumento della popolazione nomade stanziata illegalmente nel territorio riminese”. Tanto da chiedere “l’attivazione di procedure di sgombero coattivo tramite Forza Pubblica che provveda, ove del caso, ad eseguire il necessario sequestro penale dei mezzi utilizzati per la commissione dei reati riscontrati”.

Rufo Spina non ha dubbi riguardo all’esito del consiglio comunale che ha cassato le microaree: “Ieri sera, dopo una battaglia durata 4 anni e mezzo, l’amministrazione Gnassi ha dovuto incassare una sonora sconfitta, essendo stata di fatto costretta, per non votare l’ordine del giorno dell’opposizione, a proporre e votare un emendamento a firma Piccari-Muratori che sostanzialmente recepiva le richieste da me avanzate con la convocazione del consiglio tematico e portate coerentemente avanti da tutto il centro-destra insieme ai comitati dei cittadini in questi anni, ovvero NO microaree, SI’ a soluzioni abitative di housing sociale (case popolari o emergenza abitativa), NO a percorsi preferenziali, NO a concentrazioni negli stabili popolari di futura destinazione”.
“Peccato che il Pd non abbia voluto cogliere il clima di concordia e di unità nell’interesse della città per far primeggiare un principio sacrosanto, quello della parità di diritti, doveri e trattamento tra tutti i riminesi, e non abbia votato il sub-emendamento presentato da me, Zilli, Renzi, Zoccarato e Frisoni inteso a impegnare la giunta a procedere nel più breve tempo possibile anche allo sgombero e alla chiusura dell’altra parte del campo di via Islanda non occupato da sinti, ma da rumeni, pur affermando che è loro intenzione farlo. Ma allora perchè non metterlo nero su bianco?”, prosegue Spina. “Evidentemente c’è una riserva mentale e temo che lo status quo permanga a lungo, un po’ come gli annunci di trasferimento del Ceis. Ma il risultato politico c’è ed è sotto gli occhi di tutti: le microaree non si faranno e non ci saranno preferenze nelle assegnazioni delle case popolari: ovvero quello che il centrodestra ha detto sin dal 2016. Una nostra grande vittoria, politica e di principio! Eppure quanti soldi pubblici sperperati inutilmente! In questi quattro anni e mezzo, proponendo esattamente quello a cui ieri sera si è giunti, noi consiglieri di opposizione, i comitati dei residenti e i loro portavoce siamo stati tacciati da tutta quella galassia di personaggi organici alla sinistra, dai centri sociali e anche da taluni esponenti politici del Pd, dei peggiori insulti: di razzismo, di xenofobia, di fascismo e via dicendo. Ieri sera mi aspettavo delle doverose scuse o quanto meno un riconoscimento che quegli epiteti erano stati calunniosi e inaccettabili. Purtroppo ciò non è avvenuto, ma guardiamo avanti con soddisfazione. Il risultato è quello che conta. Ora abbiamo una pandemia da superare, delle elezioni da vincere e una città da risollevare”.

Parla di “vittoria” anche Filippo Zilli di Obiettivo Civico. “Il comune di Rimini ogni anno, tramite i suoi sportelli sociali, si occupa di circa 10 mila cittadini in stato di difficoltà; mentre qui, per il caso Nomadi, per sole 46 persone di etnia sinta censite nel 2016 – oggi rimaste in 25, cioè solo 5 famiglie – ha creato un disastro amministrativo e sociale, alimentando rabbia e divisione tra i cittadini. Bene quindi, anche se tardiva, la decisione presa, cioè quella da noi sempre proposta: subito le 5 famiglie in alloggi di emergenza abitativa, in attesa (con regolare iscrizione in graduatoria) di vedersi assegnati alloggi di Edilizia Residenziale Popolare con ACER. Ma la partita non è ancora finita. Dobbiamo dirlo chiaramente: il campo abusivo di via Islanda va smantellato e chiuso immediatamente. Rimini non è una città per chi non rispetta regole e leggi, è ora di chiudere questa vergognosa pagina che dura oramai da oltre 30 anni”.