Carim, una balena spiaggiata con 950 mln di crediti deteriorati in pancia

Carim, una balena spiaggiata con 950 mln di crediti deteriorati in pancia

Serve subito una ricapitalizzazione superiore ai 140 milioni di euro.

La situazione Carim spiegata a chi non capisce nulla di banche. Cosa succederà nelle prossime settimane. Chi comprerà l’istituto riminese farà un affare, ma qualcuno pagherà per gli errori del passato. Bonfatti elenca le priorità di tutela: “Prima i clienti, poi i dipendenti e infine i soci”. La singola azione adesso vale 1 euro.

La nuova ispezione di Bankitalia ha “assolto” completamente, e per l’ennesima volta, l’attuale gestione di Banca Carim. Una sorta di record, due ispezioni di Bankitalia in tre anni senza alcuna sanzione, di cui vanno orgogliosi il presidente Sido Bonfatti (nella foto) e il direttore generale Giampaolo Scardone che hanno convocato una conferenza stampa nella prestigiosa e bellissima sala del consiglio per delineare quelle che saranno le prossime mosse di Carim.
L’ultima ispezione ha sancito, come riportano Bonfatti e Scardone, che le criticità che stanno frenando Carim “riguardano posizioni erogate negli anni precedenti il commissariamento…”.
Il problema è che con questa ispezione si sono persi altri otto mesi e adesso Carim deve trovare una soluzione ai suoi problemi in tempi rapidissimi se vuole continuare nella sua funzione di erogatrice di credito al tessuto economico e sociale riminese.

La fotografia attuale. Il problema di Carim è molto semplice, in passato sono stati dati soldi a persone che non li hanno restituiti, soprattutto a Rimini. I dati mostrati dal dg Scardone dimostrano chiaramente che la banca nel periodo precedente è stata troppo “banca del territorio”, per usare un elegante eufemismo. Tutto questo ha creato i problemi clamorosi del passato e la situazione attuale. Carim è un istituto in salute per la gestione ordinaria, solo che è gravato da una massa di NPL (non performing loans) di 950 milioni di euro e da una patrimonializzazione insufficiente per continuare a far credito come la stessa Carim vorrebbe. La situazione è stata aggravata da questi otto mesi di “dieta forzata” per cui è saltato il piano originario che prevedeva una ricapitalizzazione da 100 milioni di euro per far ripartire adeguatamente la banca. Scardone ha parlato di una “Ferrari con un blocco di cemento sul cofano”. Il problema è, naturalmente, come togliere quel blocco.
La soluzione, a cui si sta lavorando e che dovrebbe arrivare a soluzione nel giro di poche settimane (massimo due mesi) prevede la vendita dei NPL ai fondi specializzati e una ricapitalizzazione superiore ai 140 milioni di euro attraverso l’entrata di altri istituti di credito. Voci accreditate parlano di Crédit Agricole – Cariparma.
Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di una ricapitalizzazione molto consistente da parte di Crédit Agricole – Cariparma (o di altri eventualmente interessati) per gestire internamente i NPL. Ciò sarebbe più vantaggioso – vedi il recente dibattito al Forex che ha fornito numeri interessanti -, però in tutte le ultime vicende del vorticoso mercato bancario italiano questa ipotesi non si è mai verificata. Chi compra o ricapitalizza non vuole NPL in pancia, anche perché salterebbero i rigidi parametri europei.

Cosa succederà. Secondo alcuni grandi esperti del settore, chi comprerà Carim farà un grande affare perché la banca insiste su un territorio dinamico, gli NPL di Carim, ricchi di immobiliare residenziale fanno gola ai fondi e perché l’opera di pulizia è stata fatta (nessuno dei grandi “prenditori” del passato è stato finanziato dalla nuova gestione). Il problema è che Carim è arrivata alla fine di questo percorso stremata e qualcuno pagherà per errori del passato. Bonfatti oggi è stato chiarissimo nell’elencare le priorità: al primo posto ci sono i clienti, poi ci sono i dipendenti e infine ci sono i soci. Un altro aspetto da mettere in luce è che Carim ha provveduto ad effettuare l’aggiornamento teorico della azioni, che adesso hanno un “valore equo” di 1 euro (la metodologia a cui si è arrivati a questa cifra la potete leggere nella nota informativa, box in basso). Da questo quadro risulta abbastanza semplice capire quel che succederà. Ogni mossa sarà decisa dall’assemblea e probabilmente lì se ne vedranno delle belle, anche se non sembrano possibili soluzioni alternative.

Un interessante dato socio-economico. Nell’esaminare la situazione di Banca Carim è emerso che il settore industriale ha bassissime percentuali di default rispetto all’edilizia e ad altri settori legati al turismo o al commercio. A Rimini la “vulgata da bar sport” afferma che non esiste un tessuto industriale. Vero invece il contrario. Esiste un fortissimo tessuto industriale che anche sui numeri totali gareggia con gli altri settori. E questo tessuto industriale ha resistito meglio alla crisi senza trascinare nel baratro altri. Anche su questi aspetti Rimini dovrebbe cominciare a riflettere. I soldi non crescono sugli alberi, o sugli ombrelloni…

Diffondere o non diffondere. E’ stato chiesto ai vertici di Carim se intendono rendere pubblici i nomi dei grandi creditori. Da questo punto di vista il presidente Bonfatti è stato molto chiaro, rendere pubblici questi nomi non servirebbe a nulla se non creare una sorta di “gogna pubblica”, per Carim zero risultati perché il soldi non sarebbero recuperati comunque. Per quel che riguarda le gestioni passate, finite letteralmente sul banco degli imputati, l’attuale dirigenza aspetta che si concludano i processi.

In corso due diligence con controparti bancarie e finanziarie: la nota di Carim
Con la consegna del rapporto ispettivo, lo scorso 7 marzo si è concluso il processo di verifica condotto da Banca d’Italia presso Carim dal 27 giugno 2016 all’11 novembre 2016. Anche questo secondo processo di accertamento ispettivo da quando la Banca è uscita dal Commissariamento si è concluso senza l’applicazione di sanzioni da parte di Banca d’Italia.
La Banca d’Italia, nel riconoscere il lavoro di riorganizzazione e risanamento compiuto da Carim negli ultimi anni, ha rilevato il permanere di criticità in termini di dotazione patrimoniale, connesse all’ulteriore deterioramento del portafoglio crediti, “riguardante posizioni erogate negli anni precedenti il commissariamento…”. Risulta pertanto prioritario procedere quanto prima ad una operazione di ricapitalizzazione per conseguire i livelli dei coefficienti prudenziali specifici richiesti dall’Autorità di Vigilanza.
Inoltre, nel necessario ossequio delle direttive europee e delle nuove linee guida della BCE, Carim sarà impegnata, così come le altre banche italiane in questi mesi, nel piano di riqualificazione degli attivi, da realizzarsi mediante ulteriori operazioni di cessione dei crediti deteriorati, cosiddetti NPLs, ereditati dalla gestione ante commissariamento.
Nel frattempo, nelle settimane passate, la Banca, nel rispetto degli obblighi previsti dal Testo Unico della Finanza e dal Regolamento Intermediari Consob, ha provveduto ad effettuare l’aggiornamento annuale del valore teorico delle azioni Carim, necessario ai Clienti ai fini degli adempimenti fiscali e gestionali connessi alla detenzione di una partecipazione azionaria. La mancanza di un mercato attivo per gli scambi del titolo e la conseguente impossibilità di individuare dei prezzi “di transazione” ha indotto l’esperto indipendente incaricato di tale valutazione a ritenere non opportuna l’adozione del criterio del patrimonio netto tangibile (che, in conseguenza dell’azzeramento dei valori di avviamento derivanti dagli acquisti del passato di Filiali di altre banche, restituisce, rapportato al numero delle azioni, un valore pari a 3,34 euro per azione), in favore invece dell’adozione di metodologie valutative che tengono conto dei multipli dei titoli bancari quotati, nonché della attuale illiquidità del titolo Carim (con il risultato di una significativa riduzione del valore teorico dell’azione stimata al “fair value” – “valore equo” – all’importo di 1,00 euro).
Banca Carim è convinta che la trasparenza, alla fine, premi sempre: anche e soprattutto nel rapporto con i propri azionisti, che intende rafforzare confermando in toto le agevolazioni che già caratterizzano l’operatività del socio con la Banca, ed integrandole con l’immediato lancio di prodotti “dedicati” che consentano di fare conseguire ai clienti-soci un pronto ritorno economico (è già stato stanziato un plafond di 50 milioni di euro per la emissione di Certificati di deposito “pregiati” dedicati ai soli Soci, ed è stato varato un programma per la erogazione di “prestiti d’onore” ai figli dei Soci che intendano affrontare gli studi Universitari).
Lo sforzo maggiore rimane comunque concentrato nella ricerca di soluzioni definitivamente risolutive. In questi giorni sono in corso le attività di due diligence per mettere a punto i profili tecnici di operazioni straordinarie volte a risolvere contemporaneamente i problemi della liberazione degli attivi dai crediti problematici e del rafforzamento patrimoniale propedeutico al riavvio del processo di sviluppo interrotto dall’intervento ispettivo che inevitabilmente ha “bloccato” la banca per 8 mesi. Un ruolo importante potrebbe essere giocato, in questa prospettiva, dallo Schema Volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositanti, al quale Banca Carim prudentemente si è rivolta da subito, nella consapevolezza che è l’unico intervento “di sistema” che non obbliga a coinvolgere i risparmiatori.
L’esito del secondo intervento ispettivo conferma dunque la piena continuità ed operatività della Banca, vitale e radicata sul territorio, con importanti prospettive di evoluzione industriale. Nel segno dell’innovazione, Carim annuncia l’inaugurazione di un’area digitale allestita nei prestigiosi locali di Palazzo Buonadrata lungo il Corso d’Augusto di Rimini presso cui la Clientela potrà usufruire di servizi bancari 24 ore su 24 e di servizi informativi e tecnologici di ultima generazione.
Alcuni dati aziendali:
l’analisi del conto economico degli ultimi anni evidenzia che la causa delle perdite di bilancio di Carim sono le rettifiche di valore sui crediti, che tra il 2013 e il 2016 hanno superato € 300 mln, in aggiunta a quelle operate nel corso dell’amministrazione straordinaria, oltre alla svalutazione degli avviamenti (oltre 30 milioni di euro).
Se la banca avesse avuto le stesse perdite dei competitori ai quali avrebbe dovuto potere essere paragonata (cioè banche “sane”, ovvero “risanate”) le sue performances sarebbero state allineate a quelle, se non migliori; e i coefficienti patrimoniali superiori a quelli previsti dalla Vigilanza. L’opera di pulizia dei crediti ha anche permesso una importante riduzione dei livelli di concentrazione del rischio, che oggi risulta molto più frazionato in coerenza alla recuperata vocazione localistica della banca.
La nuova produzione di credito dal 2013 a oggi è caratterizzata da una qualità non paragonabile a quella precedente, nonostante il contesto economico critico: il numero e la quantità di crediti che ogni anno si sono deteriorati è assolutamente migliore della media del sistema bancario.
Banca Carim ha da tempo raccolto le sollecitazioni delle Autorità di Vigilanza a contenere i costi e a ridurre la rete “fisica” a vantaggio delle nuove tecnologie. I costi generali sono stati ridotti di oltre il 20% nell’ultimo triennio; la concentrazione delle Filiali ha investito il 32,4% della rete (rispetto al 10,8%) del sistema nello stesso periodo; la indispensabile politica di alleggerimento del personale ha già conseguito risultati significativi e mira ora a pervenire ad un grado particolarmente elevato di efficienza.
La banca conferma la sua vocazione al sostegno della piccola e media impresa e delle famiglie del territorio: il credito erogato supera i 2.300 milioni distribuito su quasi 20.000 clienti; la raccolta totale (diretta e indiretta) raggiunge quasi 4.000 milioni. Banca Carim sostiene anche gli operatori e le famiglie in stato di difficoltà, considerato che negli ultimi tre anni sono stati ristrutturati debiti per oltre 2500 clienti per oltre 600 milioni di euro.

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