Resta, in assoluto, una delle menti più brillanti non solo del clero diocesano, ma della città di Rimini: studioso, autore di libri, scritti e ricerche, un vero uomo di cultura, che conosce le lingue antiche e diverse lignue straniere
C’è davvero da meravigliarsi nel notare come sia passato sotto silenzio la celebrazione dei 60 anni di sacerdozio di don Carlo Rusconi, con una messa nel santuario di Santa Chiara con successiva festicciola nella troppo piccola sala a fianco della chiesa. A concelebrare con lui, all’altare in carrozzella, c’erano anche don Giuliano Renzi, don Giorgio Pesaresi, don Claudio Parma, don Bubi (Stefano Vendemini), don Roberto Battaglia, don Giorgio Pesaresi, nonché don Luca Bernardi e il diacono Pino Pasolini; questi ultimi suoi allievi. Il vescovo Nicolò Anselmi ha portato all’inizio della messa il suo saluto.
L’omelia è stata fatta da don Giuliano Renzi, che conobbe, ancora adolescente, don Carlo quando era cappellano di Miramare. Cominciamo col citare una battuta che il giornalista Camillo Langone scrisse sul Foglio nell’agosto 2000: <Don Carlo Rusconi non ha fatto carriera né clericale né editoriale, leggendo le sue prediche e dalle sue parole si capisce il perché: “Quando noi obbediamo a questo mondo e alle leggi di questo mondo, spesso in contraddizione assai evidente col nostro destino in Dio, vuol dire che abbiamo sostituito a Dio gli idoli di questo mondo”>. A volere essere ancora più maliziosi del collega del Foglio, diciamo don Carlo ha spesso provocato attorno a sé sentimenti contrastanti, che vanno dall’amore e simpatia sviscerata per un uomo a tutto tondo impegnato a ricercare il senso ultimo della propria esistenza, insieme a gelosie e invidie che sarebbero del tutto indebite e inattese nella sua cerchia ecclesiastica e di studioso. Eppure don Carlo Rusconi è certamente una delle menti più brillanti non solo del clero diocesano ma della città di Rimini; anche se le sue condizioni fisiche negli ultimi anni sono andate peggiorando fino a costringerlo alla carrozzina, sulla quale fino a poco tempo fa lo si poteva incontrare a passeggio nella sua amata città condotto da un badante.
Io mi scuso da subito perché quanto sto per scrivere, ne sono sicuro, non mi alienerà la lunga amicizia con lui, ma non mi risparmierà tuttavia una delle sue pungenti battute in dialetto. Lui stesso si descrive così: “Sono un vecchio prete che passa le sue giornate a leggere e studiare la Bibbia”. In una intervista concessa a Davide Brullo nel giugno 2013, don Carlo diceva: “Studio con acribia la Sacra Scrittura non per arrivare alla fede. Al contrario, la fede mi spinge ad andare a fondo. Nella mia attività di studioso e docente e nel lavoro di traduzione non mi accontento mai della prima intuizione ma limo e ripenso fino ad arrivare a quella definitiva. In questo la mia fede si dilata e conferma”.
Nato a Rimini il 13 luglio 1942 è stato ordinato sacerdote nel 1966 a 24 anni. Ha studiato e ottenuto il baccalaureato di teologia nel seminario regionale di Bologna; nel 1971 ha ottenuto la licenza in teologia alla pontificia università lateranense di Roma e nell’81 la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio istituto biblico di Roma. Questo prete, oltre a conoscere le lingue antiche bibliche e cioè latino, greco e aramaico, conosce e parla in francese e spagnolo, comprende il portoghese e legge in tedesco e inglese. Evito di citare per filo e per segno tutti i suoi libri anche se, alcuni sono ancora adottati come testo negli istituti biblici. Per esempio il Vocabolario del Greco del Nuovo Testamento edito dalle edizioni Dehoniane di Bologna nel 1966, stampato anche in lingua brasiliana da Paulus editrice di San Paolo nel 2003. O anche il Manuale d’introduzione all’ebraico biblico, EDB Bologna 2010. Inoltre è utile citare altri libri più recenti di cui fra l’altro Rimini 2.0 ha già scritto: “L’usura del tempo. La carne porta i segni”, pubblicato da Panozzo editore subito dopo un divertente libro di poesie in dialetto (“S’no un viaz”, ovvero “niente altro che un viaggio”). Libri questi in cui si trovano molto meno moralismo e clericalismo che nelle omelie domenicali. Si tratta di storie vere e ricordi rielaborati nella fantasia dell’autore. Storie e fatti reali ma che Rusconi, ripensandoci su, dice che “vasta gli era parsa la sua opera di integrazione a fatti realmente accaduti”.
Leggendoli, vi si trova un autore che ama la sua città e la sua gente e nel contempo ne svela le contraddizioni e le criticità. Per fare solo un esempio, la prima novella racconta di un riminese che torna dopo tanti anni di lavoro nella sua città. Non trova più il fiumiciattolo Ausa, quello delle sue scorribande giovanili, che s’ingrossava solo dopo abbondanti piogge, nascosto e tombinato sotto una strada; non trova più gente per strada che parla in dialetto; e s’infuria contro chi ha ideato la pavimentazione di piazza Tre Martiri: “Ma che roba è? Con quel sole nel mezzo che pare un ostensorio buttato per scherno da qualcuno per disprezzo in modo che tutti possano calpestarlo. Rivoglio la mia piazza banda di mascalzoni! Chi vi ha dato il permesso?”. E come non citare infine i libri che raccolgono le sue omelie, sette, gli ultimi tre pubblicati da Amazon a cura di Bruno Angelini e Adele Ciavatta che raccolgono le sue prediche dal 2013 al 2020. Ed inoltre un gruppo su Facebook a cui sono iscritti 500 persone, il cui amministratore è Bruno Angelini. I libri delle sue omelie, in particolare quelle che vanno dal 2018 al 2020, provocarono sui giornali e su Rimini 2.0 anche accese polemiche, per esempio, a riguardo del “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. O anche della nuova traduzione del Padre Nostro, con quel “non abbandonarci alla tentazione” al posto di “non indurci in tentazione”.
A questo proposito un’anticipazione: alcuni amici di don Carlo sono riusciti nell’impresa di cominciare a pubblicare il suo lavoro monumentale, al quale ha dedicato una ventina d’anni: il Manuale di analisi filologica del Nuovo Testamento. Si tratta del primo tomo (dedicato al vangelo di Giovanni) di un’opera che dovrebbe avere 5 o più volumi per quasi 5mila pagine complessive. Una vera e propria impresa se si pensa anzitutto alla difficoltà di reperibile l’editore adatto e disponibile. È stato contattato Adolfo Morganti, delle edizioni Il Cerchio di Rimini, che dell’autore ha già pubblicato altri libri e studi. Nel riparleremo e ridosso della pubblicazione che potrebbe essere entro l’autunno. Un libro indispensabile in tutti gli istituti biblici e di scienze religiose. Ovviamente tutta la riflessione degli incontri preparatori (almeno nei più recenti) di questa colossale opera è stata vissuta dagli amici alla presenza dello stesso autore, il quale non ha preso mai troppe volte la parola. Quasi fosse un’operazione alla quale sembrava non granché interessato. Un po’ perché il fisico e la mente man mano lo stanno abbandonando e un po’ perché sta vivendo questa fase della sua vita, nella situazione bene descritta nella canzone Vorrei essere un frate scritta da Gigi Ortolani e pubblicata dalle edizioni Rodaviva di Riccione con l’interpretazione di Daniele Donati, che si può trovare anche su YouTube. Il testo recita tra l’altro: “Vorrei essere un frate quando il respiro manca… aver la vita dietro, l’eternità davanti”


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