Che noia Jamil, ridateci le supercazzole di Gnassi

Che noia Jamil, ridateci le supercazzole di Gnassi

Urge un appello dei riminesi illustri al capo dello Stato e al presidente del Consiglio per chiedere un cambio alla pari: Jamil in parlamento (col cognome che si ritrova potrebbe in poco tempo diventare anche segretario del Pd) e Gnassi torni a fare il sindaco di Rimini, togliendolo da un mondo non suo dove non conta nulla.

Da giorni circola sui social e sul web un triste filmato in cui il deputato Andrea Gnassi si lamenta dell’impossibilità di parlare alla Camera. In realtà, come gli spiega il vicepresidente di Montecitorio Giorgio Mulé, il silenzio è pressoché totale. Il problema che emerge è uno solo: nessuno sta ascoltando il nostro ex sindaco, perché alla Camera, a parte quando parlano i veri boss, al resto dei peones non frega nulla di un loro collega bracciante della politica. E per un politico abituato alla continua ribalta – anche se in provincia, con al seguito un codazzo di clientes pronti a dire “Oh…” ad ogni emissione di fiato – diventa intollerabile non essere “cagato pari”.
Molta gente sta godendo riguardando quel filmato e ricorda l’arroganza, la protervia, la sfacciataggine, la tracotanza, la maleducazione con cui l’allora Andrea “Sigismondo Malatesta” Gnassi, principe di Rimini, trattava i comuni mortali, i suoi miseri sudditi.
Vagava ovunque in bici o in moto (anche in Municipio) circondato dal consueto circo di damazze malmaritate, fluidi modaioli, giornalisti di regime, intellettuali del terzo litro, artisti senz’arte, prenditori nullafacenti e faccendieri di varia risma – tutti straordinari fancazzisti – pronti a cantarne l’ingegno e la genialità.
A chi scrive – critico da sempre, assieme a pochissimi altri, dell’allora regnante – quel video invece mette una grande tristezza. In questi giorni sono stato raggiunto da telefonate e messaggi che dicevano, in soldoni, “hai visto, non conta più nulla, avevi ragione, non è nulla senza la propaganda di regime”.
Si dirà, “sic transit gloria mundi”, è la solita vecchia storia: servilismo e irriconoscenza. Il branco di lupi prima segue il capo, poi quando questi cade è pronto a spolparne la carcassa. I clientes che blandivano, incensavano e sfruttavano il Principe sono i primi a riderne alle spalle ora che il potere è perduto.
A noi giornalisti piace fare bella figura con citazioni da poco e in questo caso si usa il solito “topos”, tirando fuori da vecchi bauli della memoria, il titolo del romanzo di Soriano: “Triste, Solitario y Final”.
Eppure ci sarebbero state vicende quasi serie per cui criticare i 10 anni di gnassimo, quello delle sorti magnifiche e progressive della città che avrebbe fatto impallidire il resto del mondo.
Se si ripensa a quel decennio riemerge un florilegio di eminenti patacate, di supercazzole all’ennesima potenza che un’intera città si beveva, senza colpo ferire.
Un piccolo flash back delle perle gnassiane:
Rimini “caput viarum” centro logistico fondamentale dell’Impero Romano e del Mediterraneo che deve prendere esempio da Friburgo, città che fu rifiutata dal Duca d’Este (padrone di Modena e Ferrara) perché troppo misera…
La grandissima bufala delle fogne capaci di rendere il mare pulitissimo che, dopo un centinaio di milioni di euro spesi, ancora non funzionano e servono camion degli autospurgo a tirare su la merda che si sedimenta nella grandiosa opera ingegnieristica…
La grande idea dei waterfront che tra pochi anni saranno già obsoleti, avranno annoiato e saranno da rifare…
Il Metromare, un altro centello di milioni di euro buttati per creare la linea dei “maranza” che decidono, di sera in sera, se fare danni a Rimini o Riccione…
La Rimini felliniana che ha trasformato il castello di Brunelleschi in una brutta copia del circo Orfei con davanti un pisciatoio per cani e infanti…
Il tentativo di musealizzare il genio di Fellini che non può essere ridotto a gipsoteca perché le sue opere, proiettate e trasmesse ogni giorno in tutto il mondo, sono vive e quotidianamente raccontano una nuova storia a nuove persone…
il “nepotismo” riservato al Borgo, novello cavallo di Caligola, dove in una piccola frazione della città tutto veniva concesso, mentre il resto si trasformava sempre più velocemente in squallida periferia dimenticata.
Potremmo aggiungerci imbarazzanti intercettazioni telefoniche che raccontano meglio di tanto altro quel lungo regime.
Si potrebbe andare avanti per ore, per giorni, per mesi, per anni.
E quasi tutti, quando bisognava parlare, tacquero.
Eppure…
Eppure mi vien da dire che avevo torto io e i pochi altri critici e che tutti dovremmo ringraziare Gnassi.
Prendete ad esempio l’attuale sindaco Jamil Sadegholvaad: è un bravissimo ragazzo, gentile, premuroso, disponibile al dialogo, con una bellissima storia riminese-cosmopolita d’integrazione… Però da quando è sindaco, un anno e pochi mesi, sembra che a Rimini non succeda più nulla. Su giornali e siti leggiamo solo la solita, barbara, cronaca nera. E’ un sindaco di una noia abissale. Parliamo ancora tutti di Gnassi, tutti chiedono di Gnassi, le cose che fa l’amministrazione sono il proseguimento di quello che ha messo in campo Gnassi ecc. ecc.
Tutti errori, ma poco importa.
Il fatto è che Rimini è una citta anarcoide, iperpolemica, sbeffeggiatrice, che vive quando ride. Se mette su il broncio improvvisamente si scopre brutta, invivibile, grigia come queste uggiose giornate di passaggio d’anno.
Insomma serve sempre lo sbouron di turno che tiri fuori le idee più strampalate che magari poi diventano magnifiche realtà (a scanso di equivoci non è il caso di Gnassi).
E quindi? Quindi bisogna fare qualcosa, si proceda con una proposta seria; una sfilza di riminesi illustri si faccia promotrice di un appello al capo dello Stato e al presidente del Consiglio in cui si chieda un cambio alla pari: Jamil venga mandato in parlamento a Roma (col cognome che si ritrova potrebbe in poco tempo diventare anche segretario del Pd, visto che l’unica idea che il partito sembra avere è quella di ricercare qualcosa di esotico) e Gnassi torni a fare il sindaco di Rimini, togliendolo da un mondo non suo dove non conta nulla e impendendogli di fare l’attuale intensa attività ludico-turistica-ristorativa che al massimo lo potrebbe far diventare un Paesani qualsiasi.
Che spettacolo. Viva Friburgo, abbasso Brunelleschi, viva il Metro di Costa, abbasso le macchine, viva il mare, abbasso le fogne e via, con un tourbillon di aperitivi e di supercazzole monumentali. Finalmente la città tornerebbe a sorridere delle sue patacate, perché senza questo borgo metropolitano non può vivere.
E noi finalmente avremmo un personaggio da criticare perché non possiamo sprecare la nostra penna con insipidi bravi ragazzi.
Ti prego Andrea, torna, non lasciarti ammuffire sui banchi di Montecitorio, non farci morire di noia, tutto è perdonato, torna a sburoneggiare come un tempo.
Del resto due grandi geni dell’arte mondiale, “il Bardo” e “il Maestro che è nell’anima”, arrivarono alla stessa conclusione nel finale della loro esistenza: “Nella vita tutto è burla”. Ridateci quindi la burla, poi quando chiuderemo gli occhi per l’ultimo sogno scopriremo la verità.

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