Del suo patrimonio immobiliare il Comune si ricorda quando viene “okkupato”

Del suo patrimonio immobiliare il Comune si ricorda quando viene “okkupato”

Sgomberati dalla palazzina di via Dario Campana ("Casa Madiba"), gli "okkupanti" dopo "Villa Florentina ed Eva" (proprietà privata) si sono infilati

Il villino Ricci, di proprietà del Comune, ultima conquista degli occupanti

Il villino Ricci, di proprietà del Comune, ultima conquista degli occupanti

L'ex scuolina di via Montevecchio, a lungo sede del Paz

L’ex scuolina di via Montevecchio, a lungo sede del Paz

Sgomberati dalla palazzina di via Dario Campana (“Casa Madiba”), gli “okkupanti” dopo “Villa Florentina ed Eva” (proprietà privata) si sono infilati in un altro immobile del Comune di Rimini, il villino Ricci di via Ceccarelli. Quanto meno l’hanno ripulito, visto che erba e sporcizia avevano preso il sopravvento.
Salì più volte alla ribalta delle cronache la storica occupazione di via Montevecchio, dove il Paz si stabilì a spese del Comune, che pagava le utenze, e oggi lo stabile è puntellata da travi in legno e ridotto ad un monumento al degrado. Tutte strutture che fanno parte del patrimonio comunale. Un elenco sterminato di edifici, garage, palazzi storici, scuole, chiese, civili abitazioni, uffici e tanto altro. Nella maggioranza dei casi utilizzato ma sono tanti i “bubboni” e gli sprechi. C’è anche il famoso chiosco a forma di macchina fotografica, in piazzale Fellini. Oppure la palazzina di via Nigra in passato sede della Fondazione Fellini ed attualmente chiusa. L’ex scuola elementare sulla rotatoria di via Tolemaide che all’inizio degli anni ’90 fu destinata a centro di accoglienza, da anni è stata lasciata a marcire.
Uno dei simboli felliniani chiusi per abbandono

Uno dei simboli felliniani chiusi per abbandono

L'altro è la sede della Fondazione Fellini in via Nigra

L’altro è la sede della Fondazione Fellini in via Nigra

Sull’utilizzo e la conservazione del patrimonio pubblico da parte dell’amministrazione ci sarebbe parecchio da approfondire. Avremmo voluto farlo con l’assessore competente, Gianluca Brasini, ma pur avendoglielo fatto sapere circa due mesi fa, ad oggi non è stato possibile parlare con lui.
E mentre questo capitolo rimane tutto da sviscerare, ce n’è un altro sul quale fare chiarezza è molto più facile. A chi paga i canoni di locazione l’amministrazione comunale per le sedi di uffici (ad esempio quelli di via Rosaspina ai civici 7 e 21), scuole, locali di deposito, un canile, addirittura giardini pubblici e così via? Solo per gli uffici comunali di via Rosaspina, Palazzo Garampi spende da anni montagne di soldi e forse sarebbe stato meglio acquistarlo: oltre 660 mila euro l’anno. Per il Centro per l’impiego di piazzale Bormaccini la spesa supera i 177 mila euro. Il canile comunale 24.272 euro.
Sul sito del Comune, nell’elenco dei canoni di locazione passivi, alla voce “proprietà immobile” si trova solo un generico “soggetto privato”.
L'ex scuola sulla rotatoria di via Tolemaide

L’ex scuola sulla rotatoria di via Tolemaide

E lo stesso vale per i canoni di locazione attivi, beni dei quali non si sa chi sia il conduttore. Non è nemmeno facile identificarne la collocazione, il che permetterebbe ad esempio di farsi un’idea sulla congruità del canone corrisposto. In molti casi si trova la generica localizzazione “lungomare” e poi i riferimenti catastali, costringendo quindi a fare una visura per capire di quale immobile si stia parlando. Comuni come Ravenna, Modena, Milano, Torino, Verona, applicano invece la legge: identificano i beneficiari e pubblicano l’indirizzo esatto.