«Disastro sanitario»: un romagnolo su quattro in attesa di un esame

«Disastro sanitario»: un romagnolo su quattro in attesa di un esame

Il «modello» emiliano-romagnolo di cui parla ormai giorno il presidente Bonaccini analizzato con i numeri dei tempi biblici per ottenere esami anche molto urgenti dal punto di vista della salute, ci fa tutta un'altra figura. In Romagna da giugno a settembre le persone in attesa del semaforo verde sono passate da 119.589 a 266.247. In regione da 557.633 a 963.910.

Anche nelle ultime settimane il presidente Bonaccini ha ripetuto in ogni intervista e in ogni inaugurazione che la sanità in Emilia Romagna non ha rivali. E l’Ausl Romagna, modello nel modello?
Purtroppo i numeri dicono altro. Il tema è quello delle liste d’attesa per eseguire un esame o una visita specialistica. Alla data di settembre (ultimo dato disponibile) su scala regionale erano quasi 1 milione quelli, appunto, in attesa, esattamente 963.910. Non un raddoppio, ma quasi, rispetto a giugno: 557.633. L’estate col covid «in sonno» non è servita a recuperare, dunque.
Ma il dettaglio “romagnolo” è davvero critico. Fra le prestazioni sanitarie che allungano i tempi ci sono anche quelle ad alto rischio per i pazienti, come cardiologia: da 18.796 a 37.546 in fila. E poi la chirurgia generale, da 1.058 a 2.145 richieste, la neurochirurgia da 103 a 859, passando per la traumatologia: da 4.599 a 6.228. Se si considerano specialità come allergologia si è passati da 93 a 2.350. Ematologia ha quintuplicato la lista d’attesa: da 416 a 2.145, e reumatolgia impenna da 549 a 2.902 prenotazioni. “Tutte le altre sono o raddoppiate o triplicate, mentre mancano i dati di oncologia“. Unica eccezione quella di medicina nucleare, dove mancano all’appello solo 47 visite.
Numeri impietosi quelli che fotografano la situazione in Emilia Romagna e in particolare in Romagna, pubblicati oggi dal Carlino.

Per quanto riguarda la Romagna parla di «disastro amministrativo» Nicola Marcello, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, di professione medico. «Quello che accade nell’Ausl Romagna sui tempi di attesa per patologie non Covid non trova riscontri in altre realtà della nostra regione, con la sola eccezione di Ferrara».
«Tra metà giugno e metà settembre le persone in attesa di una visita specialistica o un esame sono salite da 119.589 a 266.247, peggio dell’incremento medio regionale. E ci sono alcune patologie dove il numero di pazienti in attesa è quintuplicato, cresciuto addirittura di venticinque volte», spiega Marcello. «Il numero assoluto lascia interdetti: 266.247 romagnoli in lista significa un residente su quattro». Le solite critiche “politiche” oppure il sistema sanitario romagnolo e regionale si è fatto trovare impreparato e tutto ciò si poteva evitare? «Si poteva e si doveva evitare, perché non sono stati aumentati gli organici, non sono stati reclutati i medici in pensione, non è stato aumentato il numero delle visite intra moenia», dice Marcello. «Non si vuole certo dire che la pandemia Covid non sia la priorità dal punto di vista sanitario, anzi. Ma ciò non significa che i malati con problematiche differenti debbano essere lasciati indietro, con il rischio di portare al collasso l’intero sistema sanitario romagnolo, e causare aggravamenti di salute alle persone più deboli e a rischio. Ciò, nonostante gli sforzi enormi di medici, infermieri e parasanitari, veri eroi. Il problema è organizzativo e politico»