Divieto di fermata per le nostre imprese

Divieto di fermata per le nostre imprese

Sia a livello nazionale che locale sembrano esserci troppi interventi spot che tra loro non hanno niente di organico e strutturale. Per aiutare bisogna conoscere. Ma succede così? Il caso dei codici Ateco, sui quali si basano agevolazioni e misure di sostegno, è emblematico.

L’anno funesto sta volgendo al termine e la priorità di tutti deve essere quella di non fermare le nostre imprese.
Aiuti, ristori e terapie d’urto devono realizzare quell’auspicato quadro stabile degli incentivi in grado di far superare l’ultima parte dell’anno e sostenere la ripartenza.
Le misure adottate dalle diverse amministrazioni, locali e nazionali, sono in grado di dare la giusta prospettiva alle imprese per superare l’emergenza? La prima impressione è negativa viste le critiche che si leggono sui quotidiani e sui social.
Il momento è molto complesso, le richieste di aiuto arrivano da tutte le parti e rasserenare i cittadini e le imprese non è certamente semplice. E’ di una settimana fa la richiesta del Sindaco di Novara, delegato alla Finanza Locale dell’associazione nazione dei comuni, che nell’audizione informale al Senato ha chiesto allo Stato “aiutateci ad aiutare”, i Comuni sono stressati e servono risorse certe.
Sia a livello nazionale che a livello locale sembrano esserci troppi interventi spot che tra loro non hanno niente di organico e strutturale. Le decisioni, come ha affermato Gianni Dominici direttore di ForumPA, dovrebbero essere assunte sulla base della conoscenza delle informazioni. Purtroppo non sempre questo avviene e, immaginando di avere la conoscenza delle informazioni, si assumono decisioni che anziché risolvere il problema lo ampliano ovvero lo complicano.
L’emergenza Covid, ad esempio, ha fatto diventare un oggetto di interesse il codice ATECO che è un sistema di classificazione, adottato dall’ISTAT per catalogare le attività economiche. Questo codice è diventato un riferimento per attribuire una riduzione della Tassa sui Rifiuti nei periodi di chiusura del lockdown, un identificativo per riconoscere le aziende che potranno usufruire dall’esonero della rata di saldo IMU ed anche una modalità per individuare le imprese a cui riconoscere un ristoro (ultimi decreti sui ristori e ristori-bis).
Tale codice non identifica in modo univoco l’attività economica svolta e questo determina un primo problema per la gestione delle agevolazioni che gli amministratori vorrebbero concedere alle imprese che in conseguenza delle restrizioni hanno visto ridurre od annullare i propri incassi.
Per comprendere meglio questa problematica è stata effettuata la seguente verifica. Dalla tabella “Allegato 1” del Decreto Legge n. 137/2020 si è preso a riferimento il codice ATECO n. “561011- ristorazione con somministrazione”. Dall’elenco delle imprese di un Comune, prelevato dalla Camera di Commercio, si sono selezionate le imprese che hanno quest’unico codice. Si è quindi analizzata l’attività dichiarata al momento dell’iscrizione alla Camera di Commercio. Per tale codice, nel Comune analizzato, vi sono nove diverse tipologie di attività, come si può osservare nella seguente tabella.

A fronte di uno stesso codice Ateco le diverse tipologie di imprese potrebbero avere risentito in modo differente degli effetti delle restrizioni per la pandemia Covid ma anche, all’interno della stessa tipologia di impresa, potrebbero esserci stati effetti differenti alle limitazioni.
Quindi per aiutare realmente le imprese ed evitare la loro fermata è necessario che le amministrazioni colgano il momento per conoscerle meglio i cittadini e le imprese in relazione alle informazioni che permettono loro di assumere misure e decisioni efficaci e di vera prospettiva.
Durante la fase 1 dell’emergenza i Comuni avevano iniziato a ragionare di misure a sostegno della imprese, pensiero che si è spento con l’andamento estivo della pandemia per poi ritrovarsi nella fase 2 ad adottare, in ritardo, nuove strategie che nel complesso hanno perso di efficacia.