Piazza Malatesta ultimo appello: chi di dovere parli adesso o taccia per sempre

Piazza Malatesta ultimo appello: chi di dovere parli adesso o taccia per sempre

I vincoli sono rispettati? Nel caso delle mura malatestiane bucate per ospitare le passerelle, un esperto, in veste di perito della Procura, purtroppo a lavori ormai conclusi ha sentenziato che i beni culturali sono stati violati. Breve riepilogo per immagini con invito ai «controllori» affinché controllino il circo felliniano in corso d'opera. Ora o mai più.

Procedono a spron battuto i lavori in piazza Malatesta. Le ruspe scavano dietro alte coperture che nascondono alla vista di chi passa quel che avviene nel perimetro del cantiere. A breve verranno ricoperti gli scavi archeologici ma ancora nessuno (né il Comune né la Soprintendenza) ha spiegato dettagliatamente all’opinione pubblica cosa abbiano svelato e cosa si stia per nascondere, probabilmente in maniera definitiva.
Le interrogazioni e le mozioni non hanno scalfito nulla. Lo stesso dicasi per le prese di posizione dei consiglieri comunali, dei rappresentanti della cultura e di Italia Nostra. Caduto nel vuoto pure l’affondo di Tomaso Montanari sul Fatto quotidiano di pochi giorni fa. Tutto rimbalza, mentre i lavori vanno avanti.
Non hanno impedito la realizzazione delle «finestre» nelle mura malatestiane del ponte di Tiberio nemmeno gli esposti in Procura, figurarsi azioni più blande. Eppure a sbrego compiuto e ad opera ultimata e inaugurata, un perito super qualificato o luminare che dir si voglia, incaricato dalla Procura della Repubblica di Rimini, ha detto senza tentennamenti che le passerelle e tutto ciò che hanno comportato non sono compatibili con la preservazione del bene storico e artistico e anzi risultano pregiudizievoli per la loro conservazione e integrità. Da notare che l’esposto fu presentato nell’estate del 2017, oltre tre anni fa.
Il ministro Franceschini, tirato in ballo sul tema anche da Italia Nostra e dall’Associazione Rimini città d’arte Renata Tebaldi, fa sapere per interposto Direttore delle Belle Arti che è tutto sotto controllo, che in realtà quello in corso è un “recupero identitario del centro storico di Rimini” e che Dario da Ferrara è costantemente informato. Intanto i lavori vanno avanti.
Anche a proposito delle mura malatestiane si diceva: tutto bene, anzi non sono malatestiane, la Soprintendenza ha autorizzato. Così come ha messo tutti i timbri autorizzativi sul Museo felliniano di piazza Malatesta. Ma, giusto perché poi fra qualche anno non debba saltare fuori qualcuno che dica: io non sapevo, io non uscivo mai di casa per colpa del lockdown e dunque non mi sono accorto di nulla, stiliamo questa breve fotostoria.

Ci sono due vincoli su piazza Malatesta: uno del 1915 e uno del 1991. In questi mesi di dibattito sono stati spesso citati, noi ve li mostriamo:

Al secondo, del 1991, è acclusa una “mappa” che parla da sé:

Anche un completo inesperto è in grado di sovrapporre l’area contrassegnata di “interesse archeologico” con il rendering della piazza Malatesta felliniana che a breve prenderà forma e notare che si va ad intervenire con installazioni “pesanti” laddove il ministro per i Beni culturali e ambientali nel 1991 decretava che quanto delimitato nella planimetria è dichiarato “di interesse particolarmente importante ai sensi della legge 1.6.1939, n. 1089” e quindi sottoposto “a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge stessa”. E che “a cura del Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, esso (Decreto, ndr) sarà trascritto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari ed avrà efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo”.

Nella piazza dei sogni magicamente spunteranno:

la fontana (il Rex) in grado di ricreare l’effetto nebbia, vista Castello:

La torretta (per i proiettori del videomapping, le luci ad “occhio di bue” e i diffusori sonori):

La panca per ricreare la pista del circo:

Una gigantesca americana (in omaggio al film 8 e 1⁄2) in rete o in scatolari metallici, allineata con il portico del teatro Galli:

La campagna in città (il rimando è alle scene rurali di Amarcord, ci sarà anche una scala) che troverà posto nella zona del platano monumentale:

E altro ancora.
Tutte le immagini delle installazioni sono tratte dal progetto definitivo-esecutivo allegato alla delibera di giunta comunale n. 83/2020, e in particolare dal «concept» a cura del Piano strategico.

Va tutto bene così? I vincoli sono «salvi»? Magistrati, soprintendenti, titolati vari alla salvaguardia del patrimonio culturale, parlate adesso o tacete per sempre.