Tomaso Montanari in difesa di Castel Sismondo: «Fellini sarebbe il primo a voler lasciare in pace la Rocca»

Tomaso Montanari in difesa di Castel Sismondo: «Fellini sarebbe il primo a voler lasciare in pace la Rocca»

Intervento del critico d'arte oggi sul "Fatto quotidiano": "Il problema non è tanto il terribile cattivo gusto di questa trovata super kitsch, quanto l’evidente sfregio al monumento e alle leggi che dovrebbero tutelarne la visibilità".

Paginone sul “Fatto quotidiano” di oggi a firma del critico d’arte Tomaso Montanari. «Gli italiani anche oggi sono “fatti così”: sordi e ciechi di fronte a questo loro patrimonio, capaci solo di manometterlo, pur di metterlo, bene o male, a reddito. E i riminesi non fanno eccezione». Cita Augusto Campana e il diario poi pubblicato in Le pietre di Rimini: “Ecco come sono fatti gli italiani; e quando i pochi che non sono fatti così avranno consumata la loro vita a insegnare con l’esempio e con la parola un po’ di serietà, le cose saranno su per giù al punto di prima. E non ostante, il dovere di noi pochi resta quello”. «Parole profetiche», annota Montanari.
«È clamoroso il caso della Rocca della città: l’enorme castello e palazzo costruito nel Quattrocento dal signore di Rimini, e grande committente di artisti, Sigismondo Pandolfo Malatesta. Un monumento di straordinaria importanza, alla cui progettazione collaborò perfino Filippo Brunelleschi (il Giornale del Provveditore dell’opera del Duomo di Firenze registra che “Filippo di ser Brunellesco va al Signore di Rimini, parte di Firenze 28 agosto e torna 22 ottobre 1438”). Un monumento che esattamente un anno fa è stato ufficialmente destinato dall’amministrazione comunale ad ospitare una delle tre sedi del museo dedicato a Federico Fellini. Una scelta discutibile: perché rischia di risolversi non in una somma, ma in una sottrazione: visto che Castel Sismondo è un monumento in sé, e non un contenitore da riempire. Il non vedere quest’ultima realtà, cioè la mancata consapevolezza del valore intrinseco e autonomo di questa straordinaria architettura, ha portato a una vera e propria mostruosità: il progetto di costruire, sulla piazza Malatesta che si apre davanti al Castello, e dunque in parte sul fossato che fu colmato nell’ottocento, una gigantesca fontana, sulla cui tenda d’acqua si dovrebbero proiettare, in loop, le sequenze più famose dei film del genio riminese».

Rincara Montanari: «Ora, il problema non è tanto il terribile cattivo gusto di questa trovata super kitsch, quanto l’evidente sfregio al monumento e alle leggi che dovrebbero tutelarne la visibilità. Tra le tante lettere che ho ricevuto, mi ha colpito quella del professor Giovanni Rimondini, che nonostante sia stato l’insegnante di storia del sindaco, a scuola, ha provato inutilmente “a fargli capire che quel luogo non è un ‘contenitore’, ma un palinsesto di costruzioni che vanno dal palatium magnum di Malatesta da Verucchio fondatore della dinastia che ha governato Rimini per due secoli, all’intervento – forse con difese anamorfiche – di Filippo Brunelleschi”. E poi quella di un giovane studioso, Mathis Cesari, che si batte perché “la piazza Malatesta non diventi questa specie di circo all’aperto”. Rimondini ha quasi ottant’anni, Cesari non arriva ai trenta: Campana sarebbe felice di sapere che riminesi di tutte le età oggi insorgono contro il progetto».
Il critico d’arte ricorda anche le prese di posizione di Italia Nostra e dell’associazione Rimini città d’arte Renata Tebaldi arrivate sul tavolo del ministro Dario Franceschini. La risposta, firmata dal direttore delle Belle Arti, architetto Federica Galloni, assicura di poter garantire che “tutte le operazioni saranno svolte nel pieno rispetto (…) dei valori culturali dell’intero complesso architettonico” e che “l’onorevole ministro è costantemente informato dell’azione di tutela posta in essere dagli Uffici competenti sull’intero territorio nazionale”. Ma, commenta, Tomaso Montanari: «Da parte mia, no, non credo che vada tutto bene. E son così sovversivo da pensare che Federico Fellini – che amava le sue pietre e ne sapeva leggere davvero i “valori culturali”, cioè lo spazio e la storia – sarebbe il primo a voler lasciare in pace la Rocca».