«Ecco perché il centrodestra punta su un civico»: intervista al senatore Barboni

«Ecco perché il centrodestra punta su un civico»: intervista al senatore Barboni

«Una personalità capace di intercettare voti ben oltre la coalizione che lo sostiene». E' a questo identikit che dovrà rispondere il leader in grado di battere l'erede di Andrea Gnassi. E molto cambierà se a correre per il centrosinistra sarà Jamil Sadegholvaad o Emma Petitti e come il Pd arriverà al redde rationem. Antonio Barboni si esprime anche sul bilancio del decennio Gnassi e sulla "ricostruzione" che ci attende. Intervista.

«I numeri ci insegnano che per vincere dobbiamo andare oltre la coalizione». La mette così il senatore Antonio Barboni quando gli si domanda a quale candidato sindaco stia pensando il centrodestra a Rimini per le prossime elezioni comunali. «Quindi l’identikit che lei mi chiede è quello di una personalità di area civica capace di intercettare voti a prescindere dalla coalizione che lo sostiene e che sappia anche parlare ai tanti che sono alle prese con la grande crisi che ci lascia la pandemia e il modo in cui è stata gestita. Mai come questa volta i temi generali e nazionali assumono un peso importante anche nelle vicende locali».

Quindi la scelta sarà su un civico…
«Ci stiamo provando. Se vogliamo andare oltre lo schema e raccogliere i consensi necessari, ritengo sia la strada da seguire. Poi andranno considerate diverse variabili…»

Quali?
«Il momento particolare in cui si va al voto, la situazione economica, l’incertezza del futuro, il Covid segna l’orizzonte di questa fase che stiamo vivendo, con tutto ciò che questo comporta».

A proposito di incertezza: ritiene alta la probabilità che il voto slitti dalla primavera a settembre?
«Ritengo abbastanza probabile uno slittamento in avanti del voto, però poi bisognerà attendere il nuovo governo, se ci sarà, per capire… Se invece si dovesse andare al voto con l’election day, abbinando le elezioni nazionali con quelle locali, avremmo uno scenario ancora totalmente differente».

L’election day sarebbe meglio o peggio in termini di un risultato favorevole al centrodestra di Rimini?
«Domanda da un milione di dollari, dipenderà ancora una volta dalle tante variabili di cui parlavo: l’impatto della pandemia, la situazione economica del Paese, se saranno arrivati i soldi del Recovery oppure no, ed altro ancora. Ma poi ci sono anche le importantissime variabili sul piano locale, a partire dalla prima: su chi sarà caduta la scelta per il candidato sindaco del centrosinistra».

Prima di parlare di questo torniamo ancora per un attimo al campo del centrodestra. A chi spetta fare la regia politica per arrivare ad individuare un candidato condiviso? In diversi pare stiano scalpitando e si stiano posizionando sul trampolino di lancio ma non si capisce bene in base a quale investitura.
«A tirare le fila è l’onorevole Jacopo Morrone ma i segretari provinciali dei partiti del centrodestra sono tutti coinvolti, ci stiamo muovendo tutti nella ricerca del candidato migliore».

C’è chi nel centrodestra sta accreditando la tesi che la partita sia già vinta, addirittura al primo turno perché il Pd è diviso…
«Non condivido questa lettura della realtà. Vedremo fino a che punto il Pd sarà diviso e su quale candidato deciderà di puntare, se riuscirà ad arrivare ad una sintesi o se invece si concretizzerà una rottura e uno scontro interno».

Da tempo nell’area del centrodestra c’è chi sostiene che lei, visti anche i risultati elettorali conseguiti, possa essere il candidato vincente: non le chiedo se condivide il pronostico ma se la considera una possibilità.
«La mia, e non solo, prospettiva è quella di riuscire ad individuare il candidato civico di cui parlavo all’inizio. Se invece per qualche ragione la scelta dovesse tornare sul candidato espresso da uno dei partiti della coalizione di centrodestra, a quel punto lo si deciderà insieme nel confronto con i leader nazionali. Ma, ripeto, stiamo cercando un nome in grado di portare valore aggiunto, su questo ne ho già parlato con Antonio Tajani, così come mi risulta che la stessa cosa sia avvenuta con Salvini e con la Meloni».

Ma se non si trovasse il civico lei sarebbe disponibile se a chiederglielo fosse la coalizione?
«Ne ragioneremo insieme, ma non ci sono solo io…»

Non pochi a Rimini pensano che il centrodestra non voglia trovare un candidato vincente…
«La storia ci insegna che questo candidato non l’abbiamo avuto perché ci sono mancati i numeri per poter vincere. Da quando ci sono io, dal 95 in poi, in tutte le elezioni si è sempre eroso il consenso del centrosinistra ma mai al punto per cui potessimo pensare di poter vincere. Ecco perché con un candidato giusto, che sappia andare oltre alla somma numerica del centrodestra, in questo particolare momento storico, avremmo ottime probabilità di vincere».

Cosa pensa di quello che si sta verificando nel campo del centrosinistra con la sfida fra Jamil Sadegholvaad ed Emma Petitti?
«E’ presto per dire qualunque cosa. Bisognerà vedere chi la spunterà e in che modo, se si accorderanno oppure se andranno alla conta e ci sarà una spaccatura».

Comunque che ci sia una divisone fra l’area che fa capo a Melucci e quella del sindaco uscente è una certezza.
«Evidentemente sì e quel che più conta è che si tratta di una contrapposizione di idee, di prospettiva sulla città… Siamo in presenza di due modi diversi di interpretare il passato e di guardare al futuro di Rimini, quindi non è uno scontro di poco conto».

Agli elettori il centrodestra dovrà dare una valutazione chiara sui dieci anni passati e sul futuro, cioè dovrà tirare una riga sotto alla stagione di Andrea Gnassi e, vista soprattutto la crisi economica legata al turismo, dovrà fare lo sforzo di offrire una prospettiva e indicare su cosa investire per uscire dalla crisi. Lei come la vede?
«Sono stati dieci anni di un uomo solo al comando e tutti gli altri di contorno, molto ben gestiti dal punto di vista dell’immagine e della narrazione, mentre nel concreto se andiamo a guardare l’essenziale vediamo che i progetti attuati sono stati ereditati dalla legislatura Chicchi (95-99), quando è stato impostato lo sviluppo di Rimini. Con alcune lacune evidenti: bene le piste ciclabili e le rotatorie, ma a Rimini ci sono anche le automobili e per gli automobilisti non è che sia stato fatto tanto, basti guardare il dramma dei parcheggi.
Guardando avanti, direi che ci attende una ricostruzione molto impegnativa: c’è da fare ripartire tutta l’economia turistica, il fieristico-congressuale, tenendo conto che la pandemia ha cambiato e continuerà a cambiare il modo di vivere e di comportarsi delle persone. Va ripensata la filiera turistica e congressuale…».

Quali segnali sulla crisi di governo? Ci sarà un Conte ter?
«Non credo che qualcuno conosca la soluzione di questa complessa crisi. Io ho la sensazione che Renzi voglia disfarsi di Conte, e dal punto di vista del centrosinistra mi sembra una cosa senza senso perché quel premier è l’unico che possa portare valore aggiunto alla loro coalizione. Se non sarà un Conte ter, sarà un Franceschini 1, un Di Maio 1, o più probabilmente un governo a guida Gentiloni con Conte Commissario europeo, passando prima per un incarico esplorativo al presidente della Camera. Vedremo».

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