In questa vicenda si inserisce la condizione dei residenti del quartiere, che per oltre un ventennio hanno dovuto convivere con una struttura abbandonata al degrado. Dopo anni di promesse mancate su un parco pubblico mai nato, si trovano oggi ad accettare le costruzioni di supermercati e palazzine
Pronto chi parla… Mattone!!!
La telefonata al cemento e il valzer delle promesse. Quante telefonate si sono susseguite nei corridoi di Palazzo Garampi prima di arrivare a cambiare non solo idea, ma l’intera visione urbanistica della nostra città? Una girandola di contatti, incontri e trattative riservate per produrre una variante al Piano Urbanistico che permettesse la realizzazione di questo ennesimo intervento immobiliare sui terreni dell’ex Questura di via Ugo Bassi.
Oggi la narrazione ufficiale sventola ai quattro venti l’accordo per l’attuazione del secondo stralcio funzionale. Ma guardando dietro la facciata istituzionale, ci si rende conto che si procede a piccoli passi, con approvazioni frammentate: una vera e propria strategia a pillole. Una medicina amara somministrata a piccole dosi per non allarmare la cittadinanza e per evitare che la comunità comprenda fino in fondo l’imponente entità del costruito che andrà ad impattare su quell’area.
Perchè viene data tanta enfasi all’accordo tra Provincia, Comune e privati mediante comunicati stampa trionfalistici ? Ci si vanta di realizzare parcheggi pubblici, di prevedere un parco attrezzato e le necessarie opere di urbanizzazioni . Tutto questo come fosse un regalo, quando invece è il minimo sindacale per il rispetto dei standard urbanistici. Ma la politica della propaganda dimentica sistematicamente di mostrare l’altra faccia della medaglia: quella di un bilancio socio-ambientale nettamente sbilanciato a favore degli interessi privati.
Il prezzo del compromesso: numeri e cubature
Tutte le opere pubbliche magnificate dalla giunta vengono concesse in cambio di una colata di cemento di dimensioni straordinarie: Supermercato e Logistica, la realizzazione di un grande polo commerciale completo di magazzini e strutture logistiche; Residenziale privato, tra i centotrenta e i centoquaranta appartamenti destinato a libero mercato immobiliare ; Edilizia residenziale pubblica , trentasei appartamenti ; Studentato e verde provvisorio, un nuovo studentato da cento posti letto che la Provincia realizzerà su un’area di propria acquisizione. Nel frattempo, Palazzo Garampi provvederà a sistemare temporaneamente l’area a verde pubblica. Un’opera di maquillage urbano in cui si sottolinea con chiarezza che la sistemazione a verde avrà carattere provvisorio, in attesa della futura edificazione.
Certo il privato fa legittimamente il proprio interesse economico e finanziario. Ma il ruolo dell’Amministrazione Pubblica dovrebbe essere esattamente l’opposto: tutelare prioritariamente l’interesse collettivo di tutti i cittadini. Di fronte a questa massiccia speculazione immobiliare, la domanda sorge spontanea : questo aspetto di tutela del bene pubblico è stato davvero rispettato?
Dalla foto con il cartello “Vergogna” al via libero edilizio
Il contrasto politico e morale salta all’occhio confrontando due immagini simbolo di questa vicenda: la protesta di ieri, il Sindaco Jamil Sadegholvaad che si metteva in gioco in prima persona, fotografandosi davanti al degrado del complesso di via Ugo Bassi ed esibendo il cartello “ Vergogna”, che la città non avrebbe mai ceduto ai diktat dei privati e che non si sarebbe permesso di costruire. L’accordo di oggi, la stretta di mano istituzionale che ratifica l’intesa, concedendo l’edificazione e trasformando quell’indignazione esibita in un comodo via libera urbanistico. Cosa è cambiato nel frattempo per giustificare un’inversione di rotta così radicale? La risposta sta nella gestione politica di una occasione storica colpevolmente mancata.
L’occasione perduta dell’acquisizione pubblica
Per anni, l’area dell’ex Questura si è trovata inserita in procedure fallimentari. Tramite il curatore, l’amministrazione comunale avrebbe potuto rilevare l’intero immobile e i terreni adiacenti per una cifra stimata tra tra uno e i tre milioni , o poco più, di euro. Un investimento contenuto che avrebbe permesso alla città di riappropriarsi di uno snodo strategico, trasformandolo integralmente in grande parco pubblico o in un polo di servizi per la comunità. L’amministrazione non ha mai voluto percorrere la strada dell’acquisto diretto, sostenendo la mancanza di risorse. Una spiegazione che appare incoerente se si considera che , negli stessi anni, il Comune ha impiegato ingenti risorse pubbliche per l’acquisizione di altre aree e terreni di rilevanza strategica ed estensione decisamente inferiore. Rifiutando l’acquisto pubblico, il Comune ha spianato la strada all’intervento dei fondi e degli operatori privati, che sono arrivati a rilevare l’area all’asta per circa quattordici milioni e mezzo di euro. Un prezzo d’acquisto così elevato ha inevitabilmente generato la necessità per i privati di monetizzare l’operazione attraverso enormi volumi edificatori, finendo per condizionare le scelte urbanistiche della città.
L’esasperazione dei residenti: la politica del male minore
In questa vicenda si inserisce la condizione dei residenti del quartiere, che per oltre un ventennio hanno dovuto convivere con una struttura abbandonata al degrado, teatro di occupazioni abusive, risse, spaccio e microcriminalità. Dopo anni di promesse mancate su un parco pubblico mai nato, molti cittadini del quartiere si trovano oggi ad accettare le costruzioni di supermercati e palazzine non perchè ritengono questo piano il migliore per la città, ma per disperazione. Di fronte all’incapacità della politica di garantire la sicurezza e la riqualificazione pubblica, la presenza del cemento privato viene vista come l’unico modo eradicare il degrado della vecchia struttura. Questa dinamica evidenza una sconfitta della pianificazione pubblica: la cittadinanza viene messa nella condizione di dover scegliere tra il degrado cronico o la speculazione edilizia, rinunciando alla speranza di una reale rigenerazione a verde della propria zona.
Le domande aperte per Palazzo Garampi
La traiettoria politica di questa vicenda lascia aperti interrogativi fondamentali sulle priorità dello sviluppo cittadino : per quale motivo si è rinunciato ad acquistare l’area a prezzi stracciati quando la curatela fallimentare ne dava l’opportunita? Perchè per anni si è sbandierata l’invalicabilità dei vincoli edili e l’opposizione al cemento, per poi cedere di fronte a un piano d’impatto commerciale e residenziale così pesante? Qual è il reale bilancio pubblico di un’operazione che sostituisce la promessa di un grande parco cittadino con un verde provvisorio destinato a scomparire alla prima colata di cemento?
La vicenda dell’ex Questura dimostra come la narrazione politica possa cambiare di segno nel giro di pochi anni: dal cartello della “ Vergogna” sbandierato a favore di camera, fino all’approvazione delle varianti che aprono i cantieri. Un cambio di passo che lascia alla città volumi edificati imponenti e l’amaro rimpianto per un’opportunità pubblica irrimediabilmente perduta.
L’operazione Ex Questura non è soltanto l’ennesimo capolavoro di retorica urbanistica ; è la consacrazione ufficiale della politica del Camaleonte.
Mentre dalla giunta ci somministrano quotidianamente la favola di una Rimini sempre più Green, ecologica e pioniere della transizione climatica, la realtà dei fatti ci restituisce la solita, vecchia ricetta: metri cubi, supermercati e distese di asfalto.
Ci raccontano che gli alberi aumentano e che il verde cresce a dispetto del riscaldamento globale, ma poi bastano un paio di delibere e una comoda variante urbanistica per fare sparire i grandi parchi promessi e sostituirli con la solita monetizzazione degli standard pubblicamente dovuti.
E’ qui che l’ironia politica diventa grottesca. Ci troviamo di fronte a un’amministrazione che a parole predica la riforestazione urbana, ma nei fatti trasforma in insediamento residenziale e commerciale una delle aree strategiche più importanti della città.
Guardando le passerelle elettorali che si avvicinano, il quadro si fa chiarissimo. Il greenwashing istituzionale serve solo come maquillage da campagna elettorale: si sbandiera il verde per pulirsi la coscienza, mentre con l’altra mano si firma il via libera al cemento armato. Ma la matematica del territorio non mente e i cittadini non hanno l’anello al naso: potete anche continuare a raccontare la fiaba della Rimini Ecologica, ma finché le uniche vere piante che vedremo crescere saranno quelle di una nuova area commerciale, l’unica cosa che continuerà davvero e germogliare in questa città sarà la vostra incoerenza.
Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini


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