Gay pride: “La posizione cerchiobottista del vescovo di Rimini”

Gay pride: “La posizione cerchiobottista del vescovo di Rimini”

Appuntito commento del vaticanista Marco Tosatti sul gay pride di Rimini e sul punto di vista di mons. Lambiasi al riguardo. Che oggi sul Ponte si esprime in una lunga intervista e punta tutto sul dialogo.

Il gay pride di Rimini e la posizione del vescovo, mons. Lambiasi, finiscono sotto i riflettori nazionali e sotto le lenti di un vaticanista ben noto e autorevole, Marco Tosatti. Il quale, a proposito del pensiero del vescovo di Rimini al riguardo, parla di posizione “cerchiobottista”. Il suo commento è apparso martedì nella sezione “editoriali” sulla Nuova Bussola Quotidiana col titolo “Non condivido, ma…”. Se il vescovo “legittima i gay pride“.

Partiamo dall’ultimo numero del Ponte (uscito dopo la pubblicazione del commento di Tosatti), settimanale diocesano, che in prima pagina titola “Omosessualità: costruiamo il dialogo”. In un’ampia intervista, Lambiasi spiega l’atteggiamento della Chiesa di Rimini sul tema omosessualità, diritti gay, gender e LGBT. Il vescovo parte subito coi distinguo: “E’ una questione complessa…. Occorre distinguere tra coloro che praticano l’omosessualità, coloro che presentano tendenze omosessuali e coloro che sostengono la cosiddetta cultura gay”. E poi “occorre coniugare verità e carità insieme.” Ma dal titolo dell’intervista (“Costruiamo insieme il ponte del dialogo”) fino alle argomentazioni del presule, è il dialogo a prevalere sulla verità. Lambiasi, alla domanda “ci può riassumere la posizione della Chiesa cattolica?” sul tema, cita il Catechismo della Chiesa Cattolica ma preferisce porre l’accento sul numero 2359 del capitolo “Castità e omosessualità” del Catechismo, nel quale si dice che “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”. Nell’intervista non si fa cenno al numero 2357 se non per il passaggio finale: “In nessun caso possono essere approvati”. Ma in quello stesso capitoletto il Catechismo recita: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. Il numero 2357 e 2358 del Catechismo, il Ponte li pubblica in un box a parte. Perché tanta attenzione al Catechismo della Chiesa Cattolica sul punto? Lo vedremo riportando Tosatti.

A proposito di “unioni civili”, Lambiasi cita l’esortazione apostolica “La gioia dell’amore”: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Ma il suo faro resta il dialogo: “Dobbiamo costruire insieme un ponte che favorisca l’incontro e faciliti il dialogo. Rispetto, comprensione, delicatezza vanno assicurate in senso bidirezionale: da parte della Chiesa verso i cattolici LGBT, ma anche da parte dei cattolici LGBT verso la Chiesa. O da ambo le parti si costruisce l’incontro o inevitabilmente si va allo scontro”.

Che cosa pensa Lambiasi del Summer Pride? “Fin dal primo anno mi sono pubblicamente rammaricato per comportamenti, contenuti e forme di quella performance ritenendole obiettivamente non condivisibili. Infatti intendono diffondere anche tra i giovani una visione ideologica (cultura gay)… e fa pressioni per equiparare al matrimonio istituti giuridici (come le unioni civili e il matrimonio gay). Inoltre, sono fermamente convinto che manifestazioni del genere non aiutino affatto ad affrontare in modo costruttivo la rivendicazione di legittimi diritti delle persone omosessuali”.

E della processione riparatrice organizzata dal Comitato Beata Giovanna Scopelli che dice Lambiasi? “Al riguardo sento in coscienza di dover ricordare a me e a tutte le sorelle e i fratelli della nostra Chiesa che “ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”, scrive il Papa… Pertanto non posso non esprimere serie e motivate perplessità circa la ‘processione riparatrice’. Vorrei inoltre esternare il forte timore che, al di là delle intenzioni personali, si finisca di fatto per alimentare uno stile e un metodo di aspra contrapposizione polemica, con il triste effetto di far sentire le non poche persone omosessuali – che sono battezzate e scelgono di voler rimanere nella Chiesa – giudicate a priori e allontanate dalla comunità cristiana, anziché essere accolte e accompagnate con il dovuto rispetto, con delicata comprensione e cordiale carità fraterna”.

Pane al pane e vino al vino. Cosa scrive Tosatti? “Come già l’anno scorso, un gruppo di cattolici, riuniti nel Comitato Beata Giovanna Scopelli ha indetto una processione e un rosario di riparazione, che si svolgeranno sabato 28 con partenza alle 10.30, in piazza Mazzini. L’anno scorso il Comitato aveva invitato il vescovo, mons. Francesco Lambiasi, affinché fosse lui a guidare la processione e la preghiera di riparazione. Fu chiesto anche un incontro, che, a quanto risulta non avvenne. Quanto a guidare processione e preghiera, figuratevi voi se un vescovo italiano, progressista, aperto ecc. ecc. avrebbe compiuto un gesto così politicamente scorretto! I vescovi italiani non riescono a dire parole dure neanche quando i loro preti si sposano con degli uomini, figuriamoci se rischiano di inimicarsi le lobby gay e la stampa di sinistra. Quest’anno prima di rendere pubblica la processione, il Comitato ha scritto, informando il vescovo, ed esprimendo i motivi dell’iniziativa. Lambiasi ha risposto. «Comprendo le motivazioni della vostra ferma disapprovazione», scrive il presule, chiedendo però ai laici «nella mia coscienza di cittadino italiano, di cristiano cattolico e di vescovo», di tenere conto di questi elementi. Lambiasi ricorda di esseri «pubblicamente rammaricato» in passato per «comportamenti, contenuti e forme di quel raduno», perché «non condivisibili». Inoltre non ritiene che i “pride” aiutino ad affrontare «in modo costruttivo» la rivendicazione di «legittimi diritti» delle persone omosessuali. Ricorda di condividere quello che il Papa e i vescovi al Sinodo 2015 hanno affermato, e cioè che non esiste fondamento per stabilire analogie, «neppure remote» fra unioni omosessuali e il matrimonio e la famiglia.  Però ogni persona «va rispettata nella sua dignità», quale che sia l’orientamento sessuale; e per questo motivo il presule non può «non esprimere serie e motivate perplessità circa la vostra processione riparatrice». Teme che si alimenti uno stile di «aspra contrapposizione polemica», con «il triste effetto» di far sentire le «non poche persone omosessuali – che sono battezzate e scelgono di voler rimanere nella Chiesa giudicate a priori e allontanate».” Praticamente i temi contenuti nell’intervista al Ponte.

Conclude Tosatti: “Insomma, tirando le somme: i pride non sono condivisibili, ma non perché propongano stili di vita e comportamenti negativi (ma San Paolo? Ma il catechismo della Chiesa cattolica?) ma perché non aiutano a affrontare il problema dei diritti degli omosessuali; no all’equiparazione del matrimonio alle unioni omosessuali; ma fare una processione, e pregare per l’offesa fatta da una manifestazione pubblica no, perché si potrebbero offendere gli omosessuali cristiani”. C’è dunque questa sottolineatura sul Catechismo, alla quale il vescovo, ma soprattutto il Ponte, sembrano voler replicare. Il finale del commento del vaticanista è questo: “Che dire? Un amico sacerdote che ha letto il comunicato “cerchiobottista” del presule ha commentato, e facciano nostro il suo commento: «La riparazione e lo sdegno non riguardano gli uomini, le persone, ma la manifestazione; cioè proclamare pubblicamente e, talvolta anche oscenamente, che l’omosessualità è un valore. Rispetto non significa dar ragione a chi propaganda l’errore pubblicamente e vuole che tutti gli stili di vita siano equiparati». Sul rischio che chi conduce uno stile di vita omosessuale si trovi davanti a un giudice più severo del vescovo di Rimini, non una parola. E forse anche questa è un’omissione interessante….”

Oggi il Comitato Scopelli ringrazia il vescovo perché ha “condannato nuovamente il “Summer Pride”, ribadendo il Catechismo e il disordine che vivono queste persone praticando atti contro natura”, ma elegantemente ricorda a Lambiasi che esiste anche il Codice di Diritto Canonico, secondo cui “i laici come tutti i fedeli, sono deputati da Dio all’apostolato mediante il battesimo e la confermazione, sono tenuti all’obbligo generale e hanno il diritto di impegnarsi, sia come singoli sia riuniti in associazioni, perché l’annuncio divino della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo in ogni luogo” e dunque la processione riparatrice si farà perché “la nostra è un’iniziativa organizzata da laici e il nostro Comitato agisce con questo spirito e appunto nella libertà dei battezzati in Cristo, che godono appunto di diritti comuni a tutti i cristiani”.

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