Guerrino Paesani, l’avventurosa e divertente esistenza di un pioniere del turismo riminese

Guerrino Paesani, l’avventurosa e divertente esistenza di un pioniere del turismo riminese

Se n'è andato a cento anni d'età. Ha avuto come compagni di scuola Federico Fellini e Carlo Alberto Rossi. Ha frequentato Rachele Mussolini. Ha fatto l'imprenditore turistico (oltre ad una serie di altri lavori) con le cambiali. Ha attraversato la vita con ironia. E pochi anni fa ha compilato un curriculum. In cerca di lavoro.

E’ passato un mese dall’addio a Guerrino Paesani, che il 15 dicembre avrebbe compiuto 101 anni. Nella chiesa di Sant’Agostino salutato da tanta gente nella messa celebrata da due sacerdoti parenti del defunto: don Dino Paesani e don Marino Paesani. Una storia davvero straordinaria quella di Guerrino, di grande umanità, che merita il ricordo.
Amante della vita, cordiale e ironico era, come ha detto una nipote il giorno del funerale, “il vecchio più giovane che ho conosciuto”. Si notava perché vestiva impeccabilmente con abiti colorati e l’immancabile borsalino che indossava alla sua età senza apparire ridicolo, anzi aveva una grande dignità e sensibilità. Fino all’ultimo ha guidato l’auto anche nel centro storico perché aveva un permesso per raggiungere la sua abitazione in piazza Tre Martiri, un’auto ‘sponsorizzata’ dal ristorante del nipote. Il suo buonumore era legato anche alla fede, un aspetto più nascosto ma che si rivela chiaramente in alcuni episodi della sua vita, come quando una malattia ha colpito l’adorata moglie Aldina (Dina) e che ha costretto lui a curarla ed accudirla per una decina d’anni giorno e notte. Episodio sul quale Guerrino lascia scritte queste riflessioni: “Perché succede questo alla mia Dina? Chi le ha rubato la memoria? Non descrivo la difficoltà che la convivenza con la malattia porta. In questa situazione ho imparato, dal suo sguardo di bambina smarrita, il mistero della vita. Ringrazio il Signore per la mia salute (era quasi novantenne allora) che mi permette di darle tutto l’aiuto e l’amore possibile. Siamo sposati da 64 anni e ricordo sempre quanto ci siamo promessi allora all’altare “nel bene e nel male”. Se dovessi perderla la mia vita sarebbe finita. Chiedo al Creatore di chiamarci insieme, da sola si perderebbe in cielo nella nebbia. Pregherò la Madonna che mi mantenga in salute per poterla tenere con me fino alla fine. Mi presterò ad aiutare il suo Angelo Custode nel calvario di questa malattia”. Invece Dina se n’è andata il 31 agosto del 2006 e Guerrino disse allora: “Un giorno ti cercherò in Cielo dove sei”.
Senza angoscia ma con animo benevolo ha preparato nei dettagli anche il proprio funerale: ha scelto la foto del ricordino, il loculo nel piccolo cimitero di Trarivi a fianco dell’adorata moglie; addirittura pare abbia indicato l’abito da indossare nell’ultimo viaggio per presentarsi in ordine davanti a San Pietro. Fino al giorno precedente il suo decesso (era stato portato in ospedale da poco) parlava affabilmente e scherzosamente con i nipoti che erano andati a trovarlo.

Guerrino Paesani nasce a Trarivi il 14 dicembre 1915 da Domenico e Maria Paesani e deve il suo nome allo scoppio della ‘grande guerra’ contro l’impero Austro-Ungarico iniziata nel maggio 1915 e dove il padre era impegnato in trincea sul fronte orientale. Con Guerrino c’erano le sorelle Ida e Marcella, nate una nel 1912 e l’altra nel 1918. Il padre morì qualche anno dopo e Guerrino andò al collegio ‘Pio Felice’ di Rimini. La mamma lavorava la mattina come domestica e nel pomeriggio come lavandaia a fianco del ponte romano costruito sul fiume Ausa (ormai spariti entrambi) vicino all’Arco d’Augusto.
Come tutti gli orfani ogni anno Guerrino veniva sottoposto a visita medica e fu in una di quelle circostanze che rischiò di morire nell’animo ma anche letteralmente nel corpo quando, insieme a un altro riminese, Oreste Natalini, fu comunicato alle rispettive madri che sarebbero dovuti andare in sanatorio antitubercolare di Vecchiazzano dovendo peraltro essere isolati da tutti, sorelle e madre comprese. E allora i sanatori portavano spesso verso il peggioramento non verso la guarigione. Infatti l’amico Oreste dopo un anno di ricovero morì in sanatorio mentre Guerrino fu mandato dal nonno Serafino che lo accolse nelle campagne di Trarivi dicendo in dialetto “me a nò da campé na massa, slà da murì e murirà sa me” (se deve morire lo faremo insieme). Invece grazie all’intervento del dottor Buongiorno di Montescudo, Guerrino dopo due anni di vita all’aperto in campagna, perdendo comunque un biennio di scuola, tornò a Rimini guarito, probabilmente perché non si trattava di tubercolosi ma solo di denutrizione.
Andò a scuola dove ebbe come compagni anche Federico Fellini e Carlo Alberto Rossi e si diplomò geometra. Guerrino stesso ha accolto l’invito di una nipote a mettere per iscritto la sua vita che ha intitolato con ironia “Memorie di un malandrino”. Alcune pagine sono davvero stupefacenti, per esempio quelle che riguardano l’incontro con donna Rachele Mussolini e quelle che descrivono i suoi primi lavori tra cui, appunto, la costruzione della villa di Mussolini a Riccione. “Nel 1939, durante l’estate ero volontario della Croce Verde che aveva un pronto soccorso sulla spiaggia riccionese che anche allora non aveva gli ombrelloni ma le famose tende che venivano girate a seconda dell’orbita solare. Fu a quel tempo che ho conosciuto Rosina Moschi, sorella di donna Rachele che avevo aiutato ad aprire una sedia a sdraio. La mia fidanzata Aldina, gelosissima, veniva spesso in spiaggia a controllare la situazione. Comunque con il figlio di Rosina, commendator Augusto Moschi di Predappio, nacque una bella amicizia. E fu a lui che chiesi aiuto per il lavoro anche perché, senza un buon impiego non avrei potuto sposare la mia Dina”. Ecco la lettera che Guerrino scrisse nell’occasione dopo l’estate: “Egregio commendator Augusto, sono Guerrino di Rimini. Ho bisogno del suo aiuto per trovare lavoro”. Senza attendere la risposta e in compagnia dell’amico vicino di casa Guido Perazzini prese il treno e alle 6 di mattina era già in piazza Saffi a Forlì. Fu li, che in attesa della corriera che li avrebbe portati a Predappio fecero l’elemosina a una zingarella a cui diedero 10 centesimi ciascuno. In cambio la donna regalò loro l’immagine della Madonna di Pompei. Sul retro Guerrino scrisse: “Siamo due giovani in cerca di lavoro. Madonna ti chiediamo di aiutarci”. Così a Predappio, dopo una telefonata di Moschi, il mio amico si ritrovò assunto agli stabilimenti Caproni. Io invece partii per Riccione dove incontrai donna Rachele e i due tecnici che costruivano la villa di Mussolini. Io dovevo seguire questi lavori, tenere il conto delle ore degli operai e svolgere la pratiche per i contributi della previdenza. Fu la mia grande occasione perché condividevo l’ufficio con l’architetto Darmiani, uomo di grande talento che divenne il mio maestro. Tanto di quello che ho imparato nella professione lo devo a lui. Fu durante quei lavori che trascorsi tanto tempo a chiacchierare con donna Rachele, una donna modesta e allegra. Ne nacque una cordiale amicizia e nel mio ufficio spesso incontravo Romano Mussolini e la sorella Anna Maria con Maurizio, figlio di Edda Ciano. Quando quel lavoro finì, su invito dell’architetto Darmiani, andai a Milano dove ero ospite addirittura della sua famiglia in una casa in via Benedetto Marcello vicino alla stazione Centrale. Mi piaceva il lavoro e guadagnavo 700 lire al mese ma la guerra e le difficoltà trovate dal mio datore di lavoro mi costrinsero ad abbandonare persone a me care ma che non volevo mettere in ulteriore difficoltà. Così tornai a Rimini anche perché sentivo la mancanza della mia Dina”.
Davvero singolare questo rientro ma istruttivo anche per i giovani di oggi che cercano lavoro, spesso girando a vuoto. Con una bella faccia tosta, Guerrino scrisse al commissario prefettizio di Rimini avvocato Mario Gabrielli. Leggete come: “Mi chiamo Guerrino Paesani. A Milano, dove attualmente lavoro, non mi trovo bene. Avrei deciso di impiegarmi presso il Comune di Rimini da lei diretto. Mi presenterò il primo marzo. Distinti saluti”. Insomma, un’autoassunzione in piena regola e quando puntualmente la mattina del primo marzo Guerrino si presentò in Comune, questo gli provocò la presa in giro dello stesso Gabrielli e l’ilarità di molti impiegati e capi sezione. Raccontando l’episodio, lo stesso Guerrino disse: “Dovete sapere che fare la faccia da deficiente non mi è difficile”. Comunque tra un racconto dell’avventura milanese e le risate dei comunali Guerrino butta là una frase che gela i presenti e il commissario, che fino a quel momento lo avevano preso per una persona almeno stravagante: “Ma donna Rachele, la moglie del Duce, non vi ha detto niente? Tutti uscirono dalla stanza e restai solo con Gabrielli che mi chiese: “Ma lei conosce donna Rachele?”. Guerrino dicendo solo una mezza verità rispose: “Certo, ha promesso di aiutarmi a trasferirmi a Rimini”. Così a mezzogiorno uscii dal Comune come impiegato”. Ho lavorato per due mesi come comunale con uno stipendio di 320 lire e quindi pensai di cercare un lavoro meglio retribuito”.

Il 10 dicembre 1940 Guerrino sposa Aldina nella chiesa di Maria Ausiliatrice che dà su piazza Tripoli, oggi piazza Marvelli, proprio mentre Guerrino prestava servizio militare a Rovigo. Con lei ebbe poi quattro figli: Luciano, Giorgio, Anna e Paolo. Una guerra mondiale incombeva e la sua famiglia fu costretta a unirsi agli sfollati nella galleria della linea ferroviaria Rimini-San Marino. Allora Guerrino e Dina avevano un bimbo di tre anni, Luciano, e Giorgio, il secondogenito appena nato. Alla fine dell’odissea bellica non fu difficile trovare lavoro per Guerrino in una città rasa al suolo dai bombardamenti e, forte della sua esperienza professionale, costituì una piccola impresa edile. Purtroppo i trascorsi non lo facilitarono e una mattina venne aggredito da un gruppo di giovani partigiani in via Giordano Bruno (che a quel tempo si chiamava via della Conciliazione) al grido di ‘morte ai fascisti’ e trascinato al Comitato di liberazione. Si salvò dicendo che i contatti con la famiglia del Duce erano dovuti al lavoro e che l’avvocato Titta Benzi poteva testimoniare il suo stato di sfollato. Tuttavia gli fu consigliato di “cambiare aria”. Allora pensò di andare in Venezuela ma mentre stava per partire, coi documenti pronti, arrivò l’invito a prendere servizio alle Ferrovie di Ancona, dove fu assunto il primo maggio 1947 con destinazione Urbino dove si dovevano ricostruire i viadotti della linea Urbino, Fermignano, Fano. La sua famiglia andò prima a Urbino con lui poi, quando ci fu il suo trasferimento ad Ancona, tornò a Rimini mentre lui faceva il pendolare. Ad Ancona fra l’altro disegnò gran parte dei nuovi passaggi a livello e dei sottopassi della linea ferroviaria adriatica. Tutte le sere tornava a casa con il regionale delle 17,14 e dal finestrino osservava la campagna riminese e, oltrepassata via Firenze, individuò un lotto per la propria casa. Nel 1954, dopo avere comprato dalla contessa Casoli, tra viale Regina Elena e via Lugo, un appezzamento di terreno, costruì a suon di cambiali l’hotel Principe. Anche a questo riguardo riportiamo un episodio che attesta l’intraprendenza di Guerrino. L’hotel Principe fu inaugurato nel 1956. Scrive Guerrino: “Nonostante il nostro darci da fare un giorno arrivò un pagamento inatteso, una cambiale da 5 milioni di lire che avrei dovuto pagare entro pochi giorni, senza possibilità di rinvio. Dopo una notte insonne telefonai in Norvegia, all’agenzia turistica con la quale avevo convenzionato l’albergo inventandomi una innocente bugia: un’agenzia concorrente mi aveva offerto i clienti a 2.200 lire al giorno anticipandomi 5 milioni di lire. Mi dicevo dispiaciuto di dover interrompere il rapporto commerciale coi il signor Omolochen che dirigeva quell’agenzia e che speravo di continuare a lavorare con lui ma alle stesse condizioni economiche. Fui subito invitato in Norvegia a discutere la cosa anche se mancavano solo 4 giorni alla scadenza della cambiale”. Guerrino dovette scapicollarsi per riuscire a prendere l’aereo anche perché a quel tempo lavorava anche per il Comune e il suo capo non aveva alcuna intenzione di dargli il permesso per chiudere l’operazione entro il fine settimana. Però ci riuscì e alle 7 del lunedì mattina arrivò all’aeroporto di Rimini con in mano l’assegno di 5 milioni e dopo averlo dato alla sua Dina per pagare la cambiale alle 8 in punto si presentò in ufficio. Non c’è da meravigliarsi se tanti suoi figli, nipoti e pronipoti sono impegnati in imprese legate al mondo turistico e dell’ospitalità, ristorazione e intrattenimento, e al suo ricordo si commuovono.

Il curriculum del quasi centenario Guerrino: “Cero lavoro”

Instancabile, davvero giovane fino alla fine. Qualche anno fa Guerrino Paesani preparò un curriculum, iniziativa che la dice lunga su questo incredibile personaggio, sulla sua allegria, ironia e voglia di vivere. Eccolo integralmente.

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Dati anagrafici

Luogo e data di nascita: Montescudo (RN) il 15.12.1915
Residenza: Rimini, Piazza Tre Martiri n. 2 int. 7
Recapito telefonico:
E-mail:
AUTOMUNITO

Esperienze professionali

1938: assunto da donna Rachele Mussolini per il controllo dei lavori per l’ampliamento della Villa Mussolini, eseguiti dalla ditta Pater Costruzioni Edili speciali di Milano, in occasione del matrimonio di Vittorio e Bruno. Oltre a controllare, giocavo con i figli piccoli Romano e Annamaria, nonché Maurizio figlio di Ciano.

1939/40: a Predappio controllo lavori casette dipendenti stabilimento aerei Caproni diretto dall’ing. Castelli. In seguito a Milano presso lo studio di architettura Darmiani, disegnavo lavori della ditta Pater Costruzioni Edili speciali.

1941: richiamo alle armi 3° Regg. Artigl. Rovigo poi trasferito a Rimini; successivamente con una quarantina di militari comandavo il gruppo in difesa della riviera, ex tiro a volo di Bellariva fino all’8 settembre.

1947: assunto alle Ferrovie dello Stato in qualità di segretario tecnico.

1976: ho costituito una piccola impresa per lavori speciali (altare dei Paolotti con l’arch. Fonti, lavori a Montegridolfo, lavori al convento dei frati nella via tra Santa Giustina e S. Vito, ecc. ecc.)

Dopo i vari viaggi, Stati Uniti, Canada, Svezia, Norvegia, Russia, Brasile…

ORA CERCO LAVORO

Posso candidarmi per diverse mansioni:

controllo passeggiata viale Vespucci
assaggiatore vini
cantante
ballerino
indossatore

Speranzoso di un appuntamento per un colloquio conoscitivo, porgo distinti saluti.

In fede

Guerrino Paesani