Il blitz di Crédit Agricole: annunciata la fusione che i territori ignoravano

Il blitz di Crédit Agricole: annunciata la fusione che i territori ignoravano

In tutta fretta decisa la fusione per incorporazione di Carim (così come di Carismi e Cassa Cesena) nel gruppo francese. Un percorso tracciato da Crédit Agricole già da novembre scorso ma sconosciuto a tutti a Rimini. Una doccia gelata.

Chiamiamolo blitz. Chi sapeva a Rimini che a meno di un mese dalla assemblea che ha eletto la nuova governance di Carim, sarebbe stata annunciata la fusione, decisa ieri dai consigli di amministrazione di Crédit Agricole Cariparma, Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Risparmio di Rimini e Cassa di Risparmio di San Miniato? Nessuno. Sembra che i rappresentanti dei territori che siedono nel cda di Carim abbiano appreso solo ieri mattina il contenuto della operazione. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno.

Ovviamente l’operazione era già stata messa nera su bianco. Crédit Agricole comunicò, a quanto pare, già lo scorso novembre, quindi prima ancora di aver proceduto con l’acquisto, alla Bce che il percorso della acquisizione delle tre banche prevedeva anche la fusione. Ma, almeno a Rimini, nessuno sapeva nulla. Alla recente assemblea di banca Carim non è stata proferita parola sulla fusione. Ne erano all’oscuro anche la Fondazione Carim e i nominati da quest’ultima nel nuovo cda. Non è grave che una fusione già decisa nel 2017 non sia stata svelata nella assemblea di banca Carim dello scorso 11 gennaio?

E’ in questo modo che si volta pagina sulla storia di Carim. Per Rimini l’operazione significa l’addio definitivo a Cassa di Risparmio di Rimini, che diventa una filiale di Crédit Agricole. Via anche il nome e lo storico pellicano. Che per la verità era già sparito e all’ingresso della sede di piazza Ferrari si legge, in piccolo, “banca Carim fa parte di” e, in grande, “CA CREDIT AGRICOLE”.

Brusco risveglio per i riminesi, che mentre continuano ad accapigliasi sulla vecchia governance, uscita di scena ormai diversi anni fa, assistono da spettatori ad operazioni come quella resa nota ieri da Crédit Agricole.

I comunicati diffusi (uno e due) dal Gruppo contengono diverse promesse, anche se per ora l’unica certezza è la fusione. Fra le promesse, in attesa di definizione, quella a favore della Fondazione Carim di “sostegno ai territori, in collaborazione con le rispettive Fondazioni, al fine di poter sviluppare congiuntamente iniziative volte alla valorizzazione ed allo sviluppo delle comunità locali”.

Sulla fusione Crédit Agricole ha bruciato le tappe. Ma le condizioni rischiano di scontentare un’ampia platea di azionisti, che si ritrovano in mano un valore delle azioni imbarazzante. I valori di concambio sono stati così definiti:

0,032 azioni ordinarie CA Cariparma per ogni azione della Cassa di Risparmio di Rimini;
0,070 azioni ordinarie CA Cariparma per ogni azione Cassa Cesena;
0,043 per Carismi.

Difficile capire perché Carisp Cesena abbia avuto una valutazione superiore a Rimini.

Per perfezionare l’operazione occorrerà l’approvazione delle assemblee straordinarie e il rilascio, da parte di Banca Centrale Europea, dell’autorizzazione (anche ad apportare le necessarie modifiche allo statuto di Crédit Agricole Cariparma). Ma ormai la strada è segnata perché l’assemblea di Carim lo scorso 11 gennaio ha passato ufficialmente di mano la banca al Gruppo francese. Nominando anche il cda, che per la Fondazione Carim esprime Attilio Gardini e Matteo Guaitoli. Per loro sarà una esperienza breve. Ieri, di fatto, hanno approvato, insieme alla fusione, anche la loro uscita di scena, che dovrebbe concretizzarsi entro il prossimo autunno.

Cosa ne pensano i candidati alle elezioni del 4 marzo? Non è di certo un tema secondario per l’economia riminese.