Il centrosinistra? Non può ripartire con “Boria” Bonaccini o con una tribalista

Il centrosinistra? Non può ripartire con “Boria” Bonaccini o con una tribalista

Consigli non richiesti.

Chi usa l'«io» al posto del «noi» non ha capito nulla di questa terra e quindi non può capire nulla in assoluto. La Schlein è una figura politica interessante, ma per ora è l’immatura capa di alcune tribù di bambini sperduti. Eppure le idee per ripartire ci sarebbero già, sono quelle che mise in campo Bettino Craxi e la sua comunità politica. Il futuro? O Socialismo o Barbarie. L’alternativa è l’estinzione.

La mappa del voto maggioritario di domenica scorsa offre un’immagine dell’Italia impressionante. Il colore blu del centrodestra è dominante, il rosso del Pd e il giallo del M5S colorano pochissime zone, quasi non si vedono. La parte del voto proporzionale ha riequilibrato leggermente l’esito, ma il risultato è evidente. Il centrodestra ha stravinto, tanto che sarà costretto a recitare tutti i ruoli in commedia: quello della maggioranza e dell’opposizione (interna). Solo una rottura del patto di governo impedirà al centrodestra di governare per cinque anni.
Se si fosse votato con un sistema completamente maggioritario, il centrosinistra sopravviverebbe in residuali zone dell’Emilia, della Toscana e nei centri storici di poche grandi città. Certo, la storia e la cronaca non si fanno con i se e i ma, comunque questa immagine resta potente.
E’ andato in scena l’usuale psicodramma. Dalle parti del centrosinistra si parla di rilancio di idee e di necessità di un nuovo leader. E tra i nomi che si fanno per il ruolo di futuro segretario del Pd ci sono quelli di Stefano Bonaccini e Elly Schlein, rispettivamente presidente e vicepresidente della giunta regionale.
Giovedì sera Bonaccini ha presentato, in maniera pressoché ufficiale, la sua candidatura alla segreteria nella trasmissione “Otto e mezzo”, mostrando all’Italia quello che noi emiliano-romagnoli sappiamo già di lui.
L’atteggiamento supponente e borioso da “pataca”, il fisico e l’aspetto rustici mascherati da paramenti raffinati che rischiano di scoppiare da un momento all’altro, l’abuso del pronome personale “io”, ci hanno confermato che la sua eventuale elezione a segretario del Pd sarebbero una sciagura per il centrosinistra e una fortuna per noi emiliano-romagnoli che finalmente ci libereremmo della sua artefatta figura.
Soprattutto le parole da lui usate dimostrano in maniera lampante che il nostro “Boria” Bonaccini può anche impegnarsi, ma proprio non capisce.
Ripetere decine di volte “io”, come se l’Emilia-Romagna fosse nata con lui, significa non aver compreso nulla di questa terra e di conseguenza non capire nulla in assoluto.
L’Emilia Romagna è il frutto di un lungo e secolare “noi”, creato da antichi popoli misteriosi, da legionari e coloni romani, da guerrieri “dai capelli gessati”, da liberi comuni, dalle idee della rivoluzione francese mescolate con quelle immortali del Salvatore, da “lavurador”: contadini, allevatori e operai; da commercianti, artigiani e imprenditori alacri. Dire “io” significa che non ha mai sentito il profumo delle nostre zolle di terra, resa fertile dal lavoro di milioni di “noi”, che non hai stretto le gambe sui cavalli che hanno percorso Oriente e Occidente, che non hai guardato negli occhi le vacche che hanno sfamato moltitudini, che non hai mai accarezzato il bianco marmo dei nostri duomi, innalzati da geniali maestranze guidate da sommi maestri, che non hai memoria dei milioni di proletari che andavano al lavoro nella nebbia, in bicicletta, coperti dai tabarri, che non sai che non esisterebbero la Ferrari, la Maserati, la Lamborghini, la Ducati se non ci fossero stati migliaia di tecnici e operai che sapevano plasmare il metallo e rettificare cilindri e pistoni, regolare carburatori, che non esisterebbero il grana, il lambrusco, il sangiovese, il salame, i tortellini, i cappelletti e la piada se non fosse per la storia di infiniti “noi”, che hanno sempre saputo che la forma è “noi”, non “io”.
Dio mio, Dio mio, perdonalo, perché non sa quello che dice.
E non sa letteralmente quello che pronuncia quando arriva ad affermare, piccato: “Io credo di parlare bene in italiano e gli spettatori hanno molto capito cosa sto dicendo”. Roba che è un po’ come dire “mamma, sono contento di essere arrivato uno”.
Chi usa l’”io” non può essere capo di una comunità politica e del resto basti pensare che la sua carriera politica “seria” è nata da una rinuncia di Matteo Richetti (considerato dai vertici modenesi del Partito quello “bravo”) e dall’aver sconfitto alle primarie del 2014 Roberto Balzani. Ecco, il fatto che ad un grande intellettuale, ad un bravo amministratore come Balzani si possa preferire uno come “Boria” Bonaccini la dice lunga di come sia ridotto da tempo il centrosinistra emiliano romagnolo.
Una parabola già intuita dagli artisti, che quando sono grandi hanno la dote della preveggenza, involontaria o consapevole. Guccini cantava decenni fa “non siamo, non siamo, non siamo”, Lindo Ferretti ci raccontava “l’Emilia paranoica” e un prete minuto ci ammoniva perché “sazi e disperati”.
Roma, che è la città più provinciale d’Italia, ammira l’uomo con i ray ban, ma non sa a cosa si tenta di ridurre questa magnifica valle verde, delimitata dai monti e dal grande fiume e che si apre sul mare che ci porta nel mondo. Una terra dove i potenti di turno e pro tempore dicono “io” invece che “noi”, dalla burocrazia opprimente e dove solo la memoria del “noi” rende ancora possibile, nonostante gli insopportabili “io”, la crescita, lo sviluppo, la socialità e la cultura.
Dell’altra possibile leader del centrosinistra c’è ben poco da dire: Elly Schlein è una figura di un qualche interesse, ma è una immatura leader tribalista che confonde i capricci di piccole élite con i diritti civili universali. Non c’è altro da aggiungere.
Detto di come sia ridotto il centrosinistra, un vuoto pneumatico infinito che si tenta di colmare con la figura di un nuovo Cesare (il cesarismo è una delle caratteristiche del Tramonto della civiltà occidentale di Spengler), bisogna aggiungere che il centrosinistra avrebbe già a disposizione le idee e le pratiche per tornare ad essere comunità politica capace di guidare il paese. Sono lì, pronte.
Sono le idee del socialismo anticomunista, le idee portate avanti anche da Bettino Craxi e altri: autonomia, rispetto della tradizione operaia, contadina, artigianale, commerciale, professionale; incontro con le nuove idee partorite dalle parte più avanzata della società; dialogo con l’imprenditorialità più illuminata; individuazione dei bisogni e dei meriti, interpretazione puntuale delle trasformazioni sociali ed economiche, politica internazionale sicura e patriottica.
Una linea che è stata al governo in Italia per anni, che ha amministrato anche a livello locale con successo, che ha contraddistinto quelli che tutti ricordano come gli anni più belli della nostra vita, e che è stata spazzata via dal combinato disposto giudiziario-mediatico per un semplice motivo: perché aveva sconfitto politicamente il comunismo, terribile degenerazione dell’idea socialista.
Fu messo in campo il moralismo amorale e il gioco fu fatto. E quel moralismo amorale è stata la cifra della sinistra negli anni a venire fino ad oggi, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
La proposta per rinascere sarebbe quella di mettere tutto nelle mani di uno cresciuto nel Pci o di una capa di tribù di bambini sperduti?
Socialismo o barbarie! Vecchie parole che parlano solo a chi ha memoria, ma che possono dire ancora molto.
E’ l’unica strada possibile per il centrosinistra, non sono richieste neppure le scuse, basterebbe capire. L’alternativa è molto semplice: estinguersi.

Fotografia: Stefano Bonaccini e Elly Schlein, Fotoreporter-Regione Emilia Romagna.

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