Il Comune di Rimini dorme su un tesoro da 200 mln di euro. Indiscrezioni sulle idee di governo di Dreamini

Il Comune di Rimini dorme su un tesoro da 200 mln di euro. Indiscrezioni sulle idee di governo di Dreamini

150 milioni di euro si possono ricavare dalla privatizzazione del sistema fieristico. Altri 8 milioni dalla Società delle Fonti e ben 50 milioni vend

150 milioni di euro si possono ricavare dalla privatizzazione del sistema fieristico. Altri 8 milioni dalla Società delle Fonti e ben 50 milioni vendendo la partecipazione in Hera. Tutte risorse per investimenti pubblici. Mentre oggi questa ricchezza viene anche sprecata: Romagna Acque ha dilapidato quasi 6 mln di euro in sponsorizzazioni e spese di rappresentanza.

Altroché tesoretto. C’è un “tesorone” sparso fra Hera, Palas e Fiera e anche Romagna Acque, che da solo permetterebbe al comune di Rimini di mettere le mani su una tale montagna di soldi che potrebbe bastare a riprogettare la città e a spingere sull’acceleratore dello sviluppo. Alla faccia del piagnisteo che gli amministratori comunali riversano spesso e volentieri sui riminesi, girando il coltello nella piaga dei tagli del governo centrale. Negli ultimi 4 anni, ha spiegato di recente l’assessore al bilancio Gian Luca Brasini, le “sforbiciate” statali hanno alleggerito Palazzo Garampi di oltre 23 milioni di euro. Ma sapete a quanto ammonta il “tesorone” inutilizzato, e anzi a volte sprecato in “mance” ai sudditi? Oltre 200 milioni di euro.
La notizia trapela dal gruppo di lavoro che Dreamini ha messo insieme con l’obiettivo di offrire un “contributo per un’idea di governo della città”. Che contiene una fotografia nitida della crisi del sistema riminese, tante proposte e alcuni “no” decisi, soprattutto all’invadenza bolognese nei servizi, nella sanità e nel fieristico. Non un programma elettorale, dunque, perché Dreamini, che un mese fa si era spinta ad ipotizzare la discesa in campo con la bandiera di “Parte civile”, ora, forse constatato l’ingolfamento di liste civiche alla riscossa quando manca ancora un anno al voto, ha deciso di raffreddare i bollori e di continuare ad essere un soggetto culturale. Molto concreto e prolifico, però, visti i temi affrontati fin qui in affollati incontri pubblici e nei documenti prodotti.
Il “contributo” pare contenga non solo la visione che secondo Dreamini dovrebbe segnare il cambio di passo per Rimini, ma anche perle scovate da quell’Indiana Jones di bilanci delle società pubbliche che risponde al nome di Mario Ferri.
A proposito di “tesorone” le indiscrezioni assicurano che, dai conti fatti, solo a volerlo si potrebbero ricavare 150 milioni di euro dalla privatizzazione di Palas e Fiera (sfrondando in un colpo solo pure il regno di incarichi e incaricucci che ruotano attorno alle 20 partecipate dell’ente a guida Cagnoni, che proprio per questo a Rimini detiene un potere reale molto superiore a quello di tutta la politica messa insieme), 8 milioni di euro da Romagna Acque Società delle Fonti (con la semplice riduzione del capitale sociale) e, udite udite, oltre 50 milioni vendendo la partecipazione del comune di Rimini (attraverso la Holding), pari all’1,62%, in Hera (proprio oggi è in programma il consiglio comunale che dovrà deliberare sulla vendita delle azioni Hera). I conti sono presto fatti: 24.085.208 azioni alla quotazione (di ieri) di 2,266 dà 54 milioni e mezzo di euro. Un bel malloppo da destinare a investimenti pubblici, indispensabili per incoraggiare e spingere l’iniziativa privata, che invece oggi viene anche sprecato. Dreamini conteggia qualcosa come quasi 6 milioni di euro elargiti da Romagna Acque dal 2004 al 2013 in spese di rappresentanza e sponsorizzazioni, soldi che poi ha dovuto smettere di regalare a seguito dell’intervento dell’Agenzia delle Entrate che ha contestato questo genere di spesa. Se sei monopolista e non stai sul mercato, perché ti permetti certe libertà?
Idee, proposte, analisi, studi, che Dreamini mette a disposizione di chi vorrà correre davvero per insediare all’Arengo un sindaco col portafoglio pieno ma con l’ego un po’ più sgonfio dell’attuale primo cittadino, capace di esercitare un ruolo di regolatore e di motore, anziché di imprenditore-azionista, ma con la forza necessaria per ribaltare scelte che sembrano ormai irrinunciabili, a partire dal Trc, opera sulla quale l’associazione presieduta da Bruno Sacchini vede il rischio default per il Comune di Rimini.