Il luminare stronca passerelle e squarci nelle mura malatestiane

Il luminare stronca passerelle e squarci nelle mura malatestiane

Lascia basiti la presa di posizione, in difesa dello scempio, di chi dovrebbe prevenire e tutelare i nostri monumenti e il nostro ambiente. Così il prof. Ettore Maria Mazzola.

“Più che il mero discorso estetico, ciò che lascia basiti è la presa di posizione, in difesa dello scempio, di chi dovrebbe prevenire e tutelare i nostri monumenti e il nostro ambiente”. E’ una stroncatura di peso quella che il prof. Ettore Maria Mazzola, architetto e urbanista, ha pubblicato sul suo blog a proposito dei lavori in corso al ponte di Tiberio. Un progetto, scrive, “che modificherà, in maniera drammatica, la vista del Ponte di Tiberio e delle mura lungo il corso del Marecchia a Rimini!”
Docente universitario, il prof. Mazzola è un’autorità in materia, con molti riconoscimenti ottenuti a livello internazionale.

Passerelle leggere? Quando mai! Contesta il fatto che le passerelle possano definirsi “leggere” (un “abuso terminologico per manipolare l’opinione pubblica”), spiega che i tagli effettuati nelle mura malatestiane non saranno recuperabili, nel senso che “il paramento murario, in corrispondenza dei “rattoppi” risulterà privo della regolare indentatura tra i vari ricorsi, a causa del taglio verticale non preceduto da un’operazione di “scucitura” della cortina muraria, che avrebbe consentito la perfetta ricollocazione “invisibile” degli elementi rimossi”.
Vabbé, si dirà, ma si tratta di opere amovibili. “Il mondo è pieno di opere “temporanee e amovibili” (…). Forse sarebbe il caso di smetterla di prendere in giro la gente, ubriacandola di falsità pronunciate dai presunti “esperti” privi di senso etico (oltre che estetico)!”, scrive il professore.
La vera riqualificazione-valorizzazione del ponte di Tiberio, dice ancora, consiste nella sua “trasformazione definitiva in ponte pedonale”.

Sperpero di denaro pubblico. “La realtà del nostro Paese è che, indipendentemente dalla reale funzionalità ed utilità di certe realizzazioni, quando c’è il rischio di perdere un possibile finanziamento, si dà il via a progettazioni e realizzazioni utili solo ed esclusivamente allo sperpero di denaro pubblico!”. E’ un altro passaggio “pepato” nel quale il prof. parla del progetto voluto dal Comune di Rimini. “Chi governa deve, per ragioni politiche, dimostrare di aver fatto qualcosa nel suo breve mandato, ergo non è immaginabile la promozione di un progetto la cui realizzazione possa eccedere i 3 o 4 anni … anche perché l’amministrazione che seguirà, molto probabilmente, l’abbandonerà!”

Rimini ha ben altri problemi. “Rimini ha dei problemi molto più importanti da affrontare, che non questa ridicola installazione deturpante. Si pensi alla difficoltà di collegamento tra la città vecchia e il mare, a causa della cesura rappresentata dalla ferrovia, nonché dalla recente, inutile e costosissima realizzazione del TRC. Si pensi, sempre in tema, alla ai sottopassaggi pedonali che, all’imbrunire, fanno paura! Il problema della “ricucitura” del tessuto urbano tra Centro Storico e fronte mare è senz’altro un problema che oltre a creare posti di lavoro, porterebbe grandissimi benefici alla città in termini di sicurezza e mobilità!
Che dire della necessità di liberare e rivalutare l’area dell’anfiteatro?”

Ne ha anche per la Soprintendenza. All’arch. Napoli, il quale ha sostenuto che non sono medievali-malatestiane le mura sforacchiate, il professore risponde che “il problema non può essere limitato alla paternità e/o datazione di un manufatto, bensì alla tutela dell’integrità di un contesto urbano di notevole pregio! L’attuale normativa infatti, e nello specifico il DL 22 gennaio 2004, n°42, relativamente ai beni paesaggistici sottoposti a tutela, ricorda che per “paesaggio” si intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni”. E su questo aspetto viene fornita una spiegazione molto dettagliata.

Fermare i lavori prima che sia troppo tardi. “A questo punto non posso che augurarmi che queste parole possano essere prese in considerazione da parte di chi rivesta degli incarichi pubblici al fine di tutelare le nostre città, piuttosto che consentire inutili capricci che non faranno che mortificarle!
I tanti recenti errori urbanistico-architettonici, generati dall’arroganza e dalla presunzione di politici ed architetti, si spera, dovrebbero aver insegnato qualcosa.
Rimini è ancora in tempo per tornare indietro, evitando inutili scempi come quello messo in atto alla Spezia ad opera di Buren, a causa dell’ottuso atteggiamento dispotico del sindaco e della soprintendenza locali, sordi alle preghiere della stragrande maggioranza degli spezzini che implorava di bloccare lo scempio di Piazza Verdi. Un politico sano di mente dovrebbe ambire al massimo consenso pubblico, piuttosto che a rendersi inviso alla cittadinanza”.