Il Paradiso dell’azzardo sul colle di Covignano: oggi in prima pagina

Il Paradiso dell’azzardo sul colle di Covignano: oggi in prima pagina

Secondo il Corriere di Rimini a rilevare l'ex Paradiso all'asta sarebbe stato "un gruppo internazionale tra i maggiori operatori di gioco al mondo, approdato da tempo in Italia, con interessi sulla riviera romagnola". Patrizia Rinaldis batte i pugni sul tavolo sul quale si discute dell'aumento della tassa di soggiorno. Ancora guai per il 3 stelle di Rivazzurra. I titoli dei quotidiani riminesi oggi in edicola.

“L’ex discoteca si trasforma nel paradiso dell’azzardo” (Corriere di Rimini). E’ una ipotesi diversa da quelle circolati fin qui quella che si legge nell’articolo di Andrea Rossini: “Dante Alighieri manda i giocatori d’azzardo all’inferno, Rimini in Paradiso. L’ex discoteca simbolo della riviera, venduta all’asta dopo sei ribassi consecutivi per meno di un milione di euro, rischia di diventare infatti un tempio delle macchinette e dei videopocker, con buona pace di chi considera il settore una piaga che avvelena la provincia”. Secondo il Corriere “dietro all’offerta vincente ci sarebbe un gruppo internazionale tra i maggiori operatori di gioco al mondo, approdato da tempo in Italia, con interessi sulla riviera romagnola” e la formula sarebbe quella dell’hotel “che potrebbe fare da cavallo di troia per ospitare al suo interno il vero business aziendale: sale slot o sale bingo, perfettamente legali”.
Secondo Manuel Spadazzi, invece, “l’ex discoteca diventerà il Paradiso del benessere, con un hotel, una lussuosa spa e altri servizi di alta qualità per il relax e (forse) anche per l’attività sportiva”. E dietro il progetto ci sarebbe una “cordata di imprenditori romagnoli”. Ma chi si nasconde sotto la Filo srl che ha acquistato l’ex discoteca all’asta? “…nata appositamente per rilevare il Paradiso”, la società ha come amministratore unico “il commercialista riminese Gabriele Baschetti, uno dei soci e fondatori dello studio Skema. Socio di capitale della Filo è una fiduciaria con sede a Pesaro, la Refida, controllata da alcuni noti commercialisti pesaresi. Una mossa voluta per cercare di mantenere la riservatezza (almeno in questa prima fase) sugli imprenditori coinvolti nell’operazione”.

All’interno della maggioranza ne stanno discutendo ma l’aumento di 50 centesimi della tassa di soggiorno per tutti gli hotel da 3 stelle in su è praticamente una certezza. Stavolta però arriva la botta d’orgoglio dell’Aia, che con la presidente Rinaldis si allontana dall’atteggiamento di chi solitamente fiancheggia palazzo Garampi e si oppone ai piani dell’amministrazione: «Noi siamo fortemente contrari e l’abbiamo detto chiaro e tondo al Comune – attacca il presidente Patrizia Rinaldis – Se l’amministrazione tirerà dritto con i suoi piani, pretenderemo che venga effettivamente pagata da tutti coloro che forniscono alloggi turistici, compreso locazioni brevi, e che il gettito venga destinato allo sviluppo e al miglioramento delle destinazioni e delle attività turistico ricettive», dice al Carlino. «Come Aia abbiamo già chiesto di istituire una commissione, per vigilare sull’impiego dei soldi dell’imposta di soggiorno. Vogliamo inoltre che siano rese pubbliche in dettaglio tutte le voci di spesa finanziate dalla tassa nel 2017 e nel 2018. Crediamo che una parte rilevante degli introiti dell’imposta debba servire a finanziare la riqualificazione di viali e lungomare, così come i controlli e il presidio nella zona turistica (in particolare contro la prostituzione e i pallinari). Un’altra parte degli incassi deve essere spesa per sostenere gli eventi che generano davvero un incremento di presenze turistiche e in generale dell’indotto economico». Secondo l’Aia andrebbe inoltre riconosciuto agli operatori «un rimborso spese, per la gestione della riscossione della tassa che provoca a tutti». Ma, di fondo, resta «l’assoluta contrarietà all’incremento della tassa».

“I vigili chiudono l’hotel fantasma, amara sorpresa per cinquanta turisti” (Carlino). L’Hotel è il Corona, 3 stelle di Rivazzurra, già salito alla ribalta delle cronache due anni fa: “i carabinieri avevano messo i sigilli all’albergo perché era venuto fuori che la gestione era legata a un pluripregiudicato, sospettato di avere rapporti con la ’ndragheta. La gestione è cambiata, nel frattempo, ma il Corona da mesi non aveva più i requisiti per aprire”.