Il ruggito di Masini al processo Aeradria

Il ruggito di Masini al processo Aeradria

"Ho il diritto di spiegare, perché io sono morto civilmente sei anni fa". Così l'ex presidente di Aeradria al processo sul crac della società di gestione dello scalo di Rimini. E' stata una difesa a testa alta la sua, ma Masini si è tolto anche parecchi sassolini dalle scarpe. Il rapporto con gli enti pubblici, la nascita di Riviera di Rimini Promotion, gli "aiuti di Stato", i "complimenti" ironici alla Regione per il finanziamento al privato che gestisce il Fellini, le lettere di patronage, fra i temi toccati.

“Voglio chiarire la ragione per la quale nel mio ruolo di presidente ho fatto certi atti, perché io sono morto civilmente sei anni fa, quindi ho il diritto di spiegare…” Nel processo, “fantasma”, che riguarda Aeradria e che si sta svolgendo al Tribunale di Rimini, a novembre (udienza di martedì 12) è stato ascoltato come testimone Massimo Masini, che com’è noto ha patteggiato (3 anni e 10 mesi). Perché “fantasma”? Perché per la stampa sembra non esistere questo processo, nel senso che non si legge praticamente nulla su quello che sta emergendo, nonostante riguardi uno dei terremoti giudiziari – ma non solo, viste le diverse ripercussioni di tipo economico e politico (si pensi solo ai tanti amministratori pubblici alla sbarra per vari reati) – più potenti che si sono abbattuti su Rimini. Sta di fatto che l’ex presidente di Aeradria ha ruggito come un leone ferito ma decisamente combattivo, sfoderando orgoglio, dignità e molta voglia di fare chiarezza sulle accuse che gli sono cadute addosso nella vicenda che ha portato al fallimento della società di gestione dell’aeroporto di Rimini.

Massimo Masini, ex presidente di Aeradria

“Sono dispiaciuto nei confronti di un mare di persone, compreso chi ha fatto i lavori, ho commesso l’errore di confidare sulla natura e la particolarità del carattere pubblico dei soci che avevo alle spalle, senza calcolare a sufficienza le stringenze e le difficoltà economiche in cui in quegli anni ci siamo trovati”. E’ stato uno dei passaggi più accalorati nei quali Masini, rispondendo a precise domande, ha ripercorso accadimenti e decisioni che hanno riguardato Aeradria e lo scalo di Rimini. “Ero convinto che ce la potessimo fare”, ha poi ulteriormente chiarito, spiegando anche il significato di “stringenza economica”: “in quel momento storico si sovrapponevano gli investimenti nell’aeroporto e altri importanti per il territorio”. Il riferimento molto probabilmente riguarda il Palacongressi, la struttura inaugurata nel 2011, costata oltre 100 milioni di euro, realizzata dalla Società del Palazzo dei Congressi, controllata da Camera di Commercio, Provincia e Comune di Rimini. Soci pubblici anche qui, che però hanno fatto la loro parte fino in fondo. Mentre con Aeradria ad un certo punto (“gli enti pubblici si trovano in grossa difficoltà finanziaria”) è iniziata “una fase di rinvio di una parte delle quote, comprovata dalla documentazione agli atti, basta mettere in fila le comunicazioni degli enti…”.

I bilanci (2009 e 2010) che in seguito finiranno sotto la lente d’ingrandimento, ha detto Masini, all’epoca non vennero contestati da nessuno, nemmeno da chi avrebbe dovuto tenerli sotto controllo, che infatti li approva. Le contestazioni inizieranno nel 2012 relativamente al bilancio 2011.

“Finora ho cercato di trattenere i giudizi, però questo bisogna che me lo lasciate dire: il concordato doveva essere accettato, stante anche la riforma avvenuta, soprattutto per due motivi. Primo, perché la stragrandissima maggioranza dei creditori aveva già firmato precedentemente ed era d’accordo. Secondo, con la riforma intervenuta in campo fallimentare, si poteva fare benissimo il concordato e questo non impediva all’autorità penale di indagare il sottoscritto e gli altri, ma in quel contesto di concordato le difficoltà degli enti avrebbero potuto trovare la soluzione”. Quella del fallimento (novembre 2013) fu “una decisione molto sofferta”, secondo la presidente del tribunale di Rimini Rossella Talia, confermata dalla Corte d’Appello di Bologna e dalla Cassazione.

Fra le questioni trattate anche i cosiddetti aiuti di Stato agli aeroporti, “tema che non si pone a Rimini perché da noi c’era una forma di collaborazione economica fra realtà con funzioni turistiche…”. Ma ad un certo punto fu “l’ex ministro dei Trasporti Delrio a dire che bisogna sostenere le compagnie low cost che portano turismo dall’estero. Lo ha capito anche lui, seppure con molto ritardo… Però noi (Aeradria, ndr) siamo dei malfattori, per lo stato delle cose siamo stati costretti inevitabilmente ad un patteggiamento profondamente disonorevole, ma il presidente della Regione pochi giorni fa ha detto che gli dà 12 milioni di euro al signor privato che gestisce l’aeroporto, complimenti”. Poi la Regione ufficializzò il bando da 4 milioni di euro.

L’ex presidente di Aeradria ha anche sottolineato che “sono stati fatti oltre 22 milioni di euro di lavori che consentono al gestore attuale con qualche pennellata di continuare a volare con un numero di passeggeri evidentemente allo stato attuale ancora contenuti”.

Capitolo “cosiddette lettere di patronage“, firmate dai sindaci del Comune di Rimini e dai presidenti della Provincia che si sono succeduti nel periodo al centro dell’attenzione. “Dal punto di vista di Aeradria queste sono le conferme scritte di impegno dei vari enti alle relative rispettive quote di co-marketing… C’è un momento nel quale il voto dei soci nell’assemblea di Aeradria, le conferme scritte di soggetti rappresentativi ai massimi livelli degli enti, consentono ad Aeradria di confidare su quelle risorse”. E qui Masini ha fatto un inciso: “Se ne è parlato poco, sulla stampa non l’ho letto mai, ma è bene che qui emerga, c’è agli atti una perizia che dice che dal punto di vista di Aeradria quelle somme potevano, anzi dovevano, essere messe a bilancio. Poi che un ente territoriale debba fare degli iter interni è noto a tutti, ma qui torna il tema del rinvio… Le difficoltà finanziare degli enti li portarono a chiedere a noi di poter graduare il rientro, gli atti li avrebbero fatti quando le risorse ci sarebbero state”.

Molte domande del pubblico ministero hanno riguardato la nascita di Riviera di Rimini Promotion: perché venne fondata e con quali finalità? Dettagliata la ricostruzione di Masini: “Nel 2005 l’aeroporto di Rimini aveva un numero molto basso di passeggeri e si era perso l’ultimo volo per la Germania. Si aprì un grosso dibattito sui giornali. Aeradria e i suoi soci erano messi con le spalle al muro dalle categorie economiche organizzate degli albergatori, commercianti e quant’altro, ed era emersa sui media almeno da due o tre rappresentanti del mondo degli albergatori la proposta di fare una compagnia aerea del territorio. A quel punto in diverse riunioni il sottoscritto, ma non solo, rappresentò l’esigenza di trovare una soluzione che fosse meno onerosa rispetto a quella di costituire una compagnia aerea perché non sarebbe stato possibile sul piano economico. Così, visto che noi siamo uno dei bacini d’Europa più importanti come numeri e capacità attrattive, si arrivò ad immaginare prima e a realizzare poi un intervento diretto del mondo del turismo per rendere allettante la creazione di voli su Rimini”. Il meccanismo era quello del “vuoto per pieno” e anche su questo aspetto Masini è stato molto preciso. Esempio: “per un aereo da 179 posti, 80 ve li garantiamo noi, e la compagnia sarebbe stata libera di vendere nelle forme normali gli altri posti”. Allettante anche per le compagnie aeree la prospettiva di “volare su Rimini, uno dei bacini turistici più importanti d’Europa, garantendo loro una parte dei posti venduti con le azioni di promozione all’estero”. Un “giochino”, fra l’altro, del quale la Regione e i suoi organismi turistici, si sono vantati anche in pubblicazioni ufficiali (fonte), ma questo lo diciamo noi e non l’ha affermato Masini.
Altra domanda: e chi decideva, una volta istituita Rdr, quali erano gli obiettivi su cui puntare, direttamente il presidente di Aeradria o altri? “Nel leggere alcuni atti istruttori di questo processo mi è stata data una capacità di regia terrificante per otto anni su tutto… magari fosse stato così. E’ evidente che le indicazioni principali di quali mercati perseguire, dove era più realistico andare e dove era più facile collocare i biglietti di cui ci assumevamo la responsabilità, venivano dal turismo, dai rappresentanti soprattutto degli albergatori“.

Anche sulla decisione di riportare a Rimini Ryanair, Masini non ha avuto peli sulla lingua: “Si prospettava un accordo particolarmente vantaggioso per Rimini perché portare Rynair vuol dire portare turisti, ormai l’hanno capito tutti che se si fanno i voli low cost si sviluppa il turismo, ma com’è noto in tutta Italia per avere compagnie aeree low cost bisogna fare degli investimenti, solo a Rimini siamo ancora qui che discutiamo, addirittura in un’aula di tribunale“. E il salto, con l’aumento dei passeggeri, l’hanno fatto – ha tenuto a focalizzare Masini – il territorio con un indotto economico cresciuto enormemente, e la stessa Aeradria relativamente agli “incassi per handling, diritti aeroportuali e canoni degli spazi commerciali, saliti nel bilancio 2011 a quasi 3 milioni di euro”. Ma i passeggeri fecero bene soprattutto all’indotto “mentre in Aeradria avevamo i debiti”. Sempre sui numeri di quegli anni: “Tramite Rimini-go (il portale di prenotazione dei pacchetti soggiorno, ndr), ha detto Masini, “si sono venduti 5 milioni di biglietti, se si calcola che venivano venduti mediamente a meno di 100 euro, vuol dire che la struttura commerciale era vera, sia come sito che come rapporti con agenzie, tour operator, ecc.”. Il processo continua e sono attese altre “voci” autorevoli che probabilmente non deluderanno quanti sono alla ricerca di capire cos’è effettivamente accaduto intorno agli anni di massima attività del “Fellini”, seguita dalla morte della società che aveva portato i passeggeri a sfiorare quota 1 milione. Un miraggio per il presente.