Illegittimo il licenziamento dell’ex direttore: Consorzio di Bonifica della Romagna deve risarcire il danno

Illegittimo il licenziamento dell’ex direttore: Consorzio di Bonifica della Romagna deve risarcire il danno

Questa la decisione della Corte d'Appello di Bologna, che mette un punto importantissimo ad una vicenda che si trascina dal 2014. E che è rimbalzata anche in Regione.

La sezione del lavoro della Corte d’Appello di Bologna ha stabilito che il «licenziamento intimato a Virgilio Buffoni» nel giugno del 2015 dal Consorzio di Bonifica della Romagna è stato illegittimo. E ha condannato lo stesso Consorzio «al risarcimento del danno». La sentenza è stata depositata il 22 settembre e per l’ex direttore del Consorzio si tratta di una «vittoria» a lungo inseguita. Seppure non ancora completa.
La materia del contendere è molto tecnica e complessa, anche perché si trascina ormai da anni e affastella numerosi oltreché burrascosi capitoli. L’ultima sentenza segue il ricorso in riassunzione presentato da Buffoni nell’agosto dello scorso anno dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione che aveva rinviato il procedimento davanti alla Corte d’Appello di Bologna in diversa composizione rispetto alla sentenza già pronunciata e sfavorevole all’ex direttore del Consorzio.
Assunto il 2 gennaio 1986 dal Consorzio di Bonifica della provincia di Rimini, nel 2001 era diventato direttore generale, ruolo mantenuto fino all’inizio di ottobre del 2009, quando a seguito di una legge regionale i Consorzi sono stati riorganizzati e quello di Rimini fuso nell’ambito romagnolo, ritagliando per Buffoni l’incarico di dirigente amministrativo.
Il 22 giugno 2015 arrivò per lui la doccia gelata: la lettera di licenziamento per giusta causa che faceva riferimento a contestazioni disciplinari. Addebiti sempre respinti da Buffoni.
Ora la svolta. In quattordici pagine la sentenza fresca di deposito ripercorre tutti i passaggi, arrivando a concludere che “l’esame delle ipotesi individuate esclude la configurabilità della condotta in esame come sussumibile tra quelle per le quali il licenziamento è applicato essendo del tutto differente la natura e la gravità delle condotte per le quali è previsto il procedimento espulsivo. Il licenziamento come irrogato deve pertanto essere ritenuto illegittimo“. Un bel risultato, che però si materializza dopo «aver dovuto subire un trattamento persecutorio», dice Buffoni. Il quale (difeso dagli avvocati Gianmatteo Di Fronzo e Cristina Bracci) aveva chiesto anche di essere reintegrato con le stesse mansioni e con la stessa qualifica possedute al momento del licenziamento, oltre naturalmente a tutta la retribuzione dovuta e ai contributi assistenziali e previdenziali. La Corte d’Appello di Bologna gli ha riconosciuto solo la seconda richiesta, e non anche la prima, perché al momento del licenziamento aveva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e non di ruolo, privo del requisito della stabilità.
“La sentenza ristabilisce quella giustizia che il Consorzio di Bonifica della Romagna mi ha negato licenziandomi sulla base di accuse che sono risultate generiche e inconsistenti”, commenta Virgilio Buffoni. “Rispetto alla mancata reintegra nel posto di lavoro continuerò a battermi fino a quando non saranno riconosciuti in pieno i miei diritti e sono convinto che ci riuscirò, avendo in mano tutto quanto necessita a provare il mio ingresso nel Consorzio di Bonifica e il mio inserimento in pianta organica col passaggio in ruolo. Andrò in Cassazione per ottenere giustizia piena del danno che ho patito in sette anni di calvario, la perdita del lavoro con tutte le conseguenze anche di interdizione dai pubblici uffici connessa ad un licenziamento disciplinare”.
La soddisfazione di Buffoni è legata anche al fatto di aver ottenuto una sentenza che ratifica l’illegittimità del licenziamento pur senza essere riuscito ad avere dal Consorzio delibere del Comitato amministrativo «che mi riguardano direttamente, che sono pubbliche e dovrebbero trovarsi sull’albo pretorio online come prescrive la legge sulla trasparenza e invece nonostante numerose istanze mi sono state negate. Le ho richieste con insistenza convinto come sono che avrebbero fatto cadere i procedimenti a mio carico e determinato la mia reintegra». E’ ricorso anche alla Regione Emilia Romagna: «assessori, dirigenti e persino al presidente Bonaccini», dice l’ex direttore del Consorzio. «Ma senza ottenere nessun intervento risolutore. Il massimo che mi sono sentito rispondere dalla Regione è stato che “in linea generale il Consorzio dovrebbe dare applicazione ai principi e alle disposizioni del D. Lgs. n. 33/2013 in materia di pubblicità e trasparenza, anche disapplicando le disposizioni del proprio statuto più restrittive in materia”, salvo poi alzare le mani quando il Consorzio ha continuato ad opporre il veto». Addirittura nemmeno la Regione è riuscita ad ottenere dal Consorzio le delibere al centro dell’attenzione e pretese da Buffoni: «il Consorzio non ha dato riscontro alla richiesta scritta della Regione dello scorso febbraio e per le vie brevi ha fatto sapere che si tratta di documenti ‘secretati’. Cosa c’è da secretare rispetto ad atti di un ente pubblico?».

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