Inchiesta Tecnopolo e Acquarena, Gnassi rompe il silenzio: “fatti seri e gravi”

Inchiesta Tecnopolo e Acquarena, Gnassi rompe il silenzio: “fatti seri e gravi”

Ma per ora Funelli non si tocca e per la costituzione di parte civile del Comune "mancano elementi per valutarne l'opportunità"

Due nuove cannonate, sotto la forma di altrettante interrogazioni presentate da Camporesi e Pecci, costringono il sindaco a sfoderare una risposta "tecnica" e una politica. Ma per lui la notizia di reato della Guardia di Finanza che tratteggia procedure di appalto viziate da procedimenti illeciti e un ingombrante funzionario infedele, è come se non esistesse.

Due interrogazioni sulla inchiesta Tecnopolo e Acquarena nel consiglio comunale odierno. A presentarle Luigi Camporesi e Marzio Pecci. Che hanno colpito duro. Ma è arrivata anche l’inattesa replica del sindaco, o forse nemmeno tanto inattesa, perché alla luce di quello che sta emergendo dalle carte fatte circolare dall’ex assessore ai lavori pubblici, l’avvocato Roberto Biagini, il silenzio di Andrea Gnassi cominciava ad apparire ingiustificato e sicuramente forzato.

E’ partito Camporesi, andando diritto all’obiettivo grosso: il capo di gabinetto del sindaco, Sergio Funelli. Rivolto al primo cittadino l’esponente di Obiettivo Civico – Vincere per Rimini ha cannoneggiato: “Sulla stampa amica, de facto sovvenzionata dal Partito Democratico attraverso le sponsorizzazioni di IEG del Presidente Cagnoni, lei e i suoi addetti stampa, pagati con denaro pubblico, avete risolto velocemente la questione derubricandola a beghe di partito e spostando l’attenzione sulle ambizioni dell’ex Assessore per la propria carriera politica. Qui però siamo in Consiglio Comunale e diversi Consiglieri, non tutti, sono liberi di parlare, seppure a proprio rischio. Per ragioni professionali e anche per coinvolgimento diretto, sono perfettamente consapevole del fatto che non si può giudicare colpevole nessuno sulla base delle sole trascrizioni di intercettazioni: i processi si celebrano appunto nelle aule di tribunale e, neppure questo, è sempre sufficiente per arrivare alla Giustizia e alla verità”, ha esordito. “Allo stesso tempo, chiunque legga gli atti di indagine può arrivare a delle conclusioni logiche sostanzialmente inoppugnabili, al di là della pronuncia dei Giudici che decideranno sull’eventuale rinvio a giudizio. E’ su questo piano, squisitamente politico, che lei non se la può cavare con le allusioni alle ambizioni politiche altrui: qui sono evidenti le sue responsabilità e quelle dei suoi più vicini collaboratori”.

Quindi Camporesi ha ricordato la condanna della Corte dei conti che si è abbattuta sul sindaco (e non solo) per il caso dello stipendio del capo di gabinetto. Ed ha attaccato elencando quello che emergerebbe “dagli atti dell’indagine” ai danni di Funelli (che nei giorni scorsi ha dichiarato di “non aver ricevuto, a due anni e mezzo di distanza, alcun tipo di comunicazione o informazione”) oltre che di Mirco Ragazzi (che invece è indagato). Poi le domande rivolte al sindaco, fra le quali: “Se, nel caso lei non imponesse le dimissioni al Capo di Gabinetto, non risulti evidente la sua mancanza di indipendenza e presumibile la sua ricattabilità. Se le sembra normale che una società di Rimini, per accedere agli appalti pubblici comunali, assuma un consulente di Modena in buoni rapporti con il Presidente della Regione. Se questo presunto giro di denaro sottratto alla collettività non nasconda un finanziamento illecito al suo partito, magari per pagare i costi delle campagne elettorali. Se questo modus operandi non possa essere attribuito per induzione anche ad altri appalti molto più sostanziosi…”

Non meno tagliente il capogruppo della Lega Marzio Pecci: “Con l’interrogazione del 14 marzo 2019 dissi che Acquarena, dopo l’aeroporto, sarebbe stato un altro macigno sulla giunta riminese. Oggi dico che Acquarena, Tecnopolo e Aeradria esprimono un “Sistema Rimini” così descritto dalla Procura della Repubblica di Rimini che deve essere annientato. Questo “Sistema” deve essere annientato perché mostra un modo di operare nell’ambito del Palazzo che altera il mercato, la libera concorrenza e compromette l’immagine della istituzione comunale. Tutto questo “Sistema Rimini” ha la regia di Mirco Ragazzi, scrive la Guardia di Finanza, accreditato da Sergio Funelli, capo di gabinetto del sindaco, a cui viene contestata la turbativa dei procedimenti amministrativi per la realizzazione delle opere pubbliche”.
“Non si può far finta di niente”, ha proseguito Pecci, che poi ha chiesto al sindaco “le ragioni politiche per le quali non si è dissociato da tali fatti, se ha avviato una indagine interna, se i dirigenti coinvolti nell’inchiesta sono stati trasferiti ad altri incarichi, se il Comune si costituirà parte civile nel processo Tecnopolo e come intende salvaguardare l’immagine del Comune stesso”.

Come tacere davanti a questa gragnuola di domande e accuse? Gnassi l’ha presa alla larga. “Ho chiesto al segretario generale, in quanto responsabile del piano anticorruzione, una relazione sulla vicenda”, ha spiegato. Ma più che una relazione sulla vicenda, che comunque ha ripercorso a grandi linee i fatti a partire dalla segnalazione di Biagini nel 2015, si è trattato di un inquadramento normativo sulla divisione dei poteri fra organo di indirizzo politico e struttura tecnica comunale. Per sostenere che “le procedure di appalto costituiscono ambiti di competenza tassativa ed esclusiva degli organi tecnico-gestionali delle pubbliche amministrazioni, in ossequio al principio generale di ripartizione delle competenze tra organi politici (sindaco, giunta e consiglio comunale) e organi gestionali, come stabiliscono le norme”. E poi: “Gli organi politici non hanno alcuna competenza nelle fasi che costituiscono le procedure di appalto”. E qui ha interrotto la lettura del testo preparato dal segretario generale per integrare di suo pugno: “se qualcuno ha una prova contraria si faccia avanti, per me vale la regola: se c’è una prova che gli organi istituzionali hanno interferito si va in Procura”.
Quindi ha ripreso la lettura del documento redatto dal segretario generale: “C’è una commissione di gara che viene composta esclusivamente da dirigenti e funzionari del Comune appaltante che la legge ritiene professionalmente competenti per maturare l’individuazione del soggetto appaltatore che deve lavorare per la realizzazione dell’opera programmata da quel Comune. Così è successo per l’appalto dei lavori per la realizzazione del Tecnopolo e per la concessione della progettazione, realizzazione e gestione della procedura di Acquarena, in cui la commissione ha esaminato e valutato le due proposte progettuali presentate. Nel percorso di valutazione e di aggiudicazione, ha avuto modo di pronunciarsi anche il Tar dell’Emilia Romagna, a seguito della cui sentenza l’aggiudicataria è stata individuata nella società di scopo Acquarena”.

Nell’ottobre del 2018 “la Procura della Repubblica di Rimini ha comunicato al Comune di avere esercitato l’azione penale nei confronti di 18 soggetti, tra cui tre dipendenti comunali per quanto riguarda il Tecnopolo”, e l’amministrazione “ha avviato il procedimento disciplinare verso i dipendenti coinvolti”, ma per la “divisione dei poteri fra organi di indirizzo e organi gestionali” (ha risottolineato Gnassi), “l’attivazione del procedimento disciplinare ed il relativo svolgimento, appartengono alle cosiddette attività gestionali”, non al sindaco, per intenderci. “Questi procedimenti dopo l’avvio sono stati sospesi in attesa di conoscere l’esito del processo e ciò sempre in applicazione della legge”. Nel rispetto di queste procedure il “sindaco non può, a differenze di quello che si è letto in questi giorni, né mantenere in servizio e né rimuovere dipendenti comunali”. Ma ha precisato che “il personale comunale per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio è stato destinato ad altri compiti e funzioni”.

Fin qui il compito preparato al sindaco dal segretario generale, che ha sottolineato l’ovvio. Perché è chiaro che da che mondo è mondo, esistono le regole ma queste vengono aggirate, purtroppo non di rado anche nella pubblica amministrazione. Di suo Gnassi ha aggiunto la parte più succosa, ma allo stesso tempo anche la più deludente per chi dai banchi della minoranza attacca con rilievi politici.

Primo. “Per quanto riguarda la posizione del capo di gabinetto Sergio Funelli, ho appreso dagli organi di stampa che egli risulterebbe indagato presso la Procura della Repubblica di Bologna in una indagine che trae spunto da quella di Rimini, e che è stata stralciata e avviata per competenza alla Procura di Bologna nel 2017. Gli stessi organi di stampa scrivono che, ad oggi, non è stato ancora possibile conoscere l’esito di tali indagini. Il diretto interessato ha comunicato pubblicamente a me e al segretario generale di non avere ricevuto nessuna comunicazione formale dagli uffici giudiziari competenti e di avere incaricato il proprio legale affinché assuma tutte le necessarie formali informazioni sugli esiti dell’indagine presso la Procura di Bologna. Aggiungo anche che i fatti scaturiti dall’indagine sono seri, gravi…“.

Secondo. “Tanti, troppi in questi giorni fanno finta strumentalmente di dimenticare che il Comune di Rimini, la sua amministrazione, i suoi dipendenti, non hanno nulla a che fare con quella che io ritengo una offesa ignobile ai dipendenti e al Comune, anzi ritengo una vera e propria bugia, quella cioè che dichiara: “il sistema degli appalti a Rimini è inquinato”. E allora ho fatto fare una verifica su dati e numeri analitici: tra il 2012 e il 2018 (inizialmente il sindaco aveva detto fra 2018 e 2019 ma poi è stato corretto dalle retrovie, ndr) il Comune ha svolto e completato 13.718 procedure di appalto per opere pubbliche, servizi e forniture, per un importo complessivo di 686 milioni di euro, un sistema virtuoso che ha sorretto tra l’altro un cambio di modello di sviluppo, questo si giudicabile politicamente e sul quale ognuno può avere la sua considerazione. Ognuno di questi affidamenti e appalti, siano essi da qualche centinaio di euro oppure le grandi opere come il teatro Galli, hanno avuto non solo l’iter prescritto dalle norme di cui sopra, ma anche dirigenti, funzionari, responsabili del procedimento, che hanno agito sino a prova contraria secondo legge e senza alcuna influenza da parte di chicchessia”. Ma sicuramente Tecnopolo e Acquarena non possono essere considerate opere piccole, finanziariamente parlando.

Terzo. “Affermare che una inchiesta in itinere che riguarda due affidamenti per i quali il Comune è indicato dagli inquirenti come parte offesa, giustifichi non solo un giudizio del tutto negativo su tutta l’attività di scelta dei contraenti delle attività di affidamento di beni e servizi svolte, ma addirittura rappresenti una sentenza e una gogna pubblica, vuol dire per me semplicemente utilizzare una giusta e benvenuta attività di accertamento nei confronti di chiunque, per altri scopi che nulla hanno a che fare con la verità e l’accertamento dei fatti”. Scopi, ha concluso, “che offendono centinaia di dipendenti e infangano anche l’onore della istituzione comunale nella quale lavoriamo, senza alcuna ragione, senza alcuna motivazione se non quella di gettare fango sui nemici politici attraverso la divulgazione, non si sa quanto autorizzata, di atti d’indagine per i quali si emette sentenza penale, morale, politica, personale e pubblica”.

Per Gnassi, dunque, l’indagine della Guardia di Finanza è come se non esistesse. Per lui c’è solo “l’intento di screditare una parte politica avversaria”.
Ma almeno, in caso di rinvio a giudizio, il Comune si costituirà parte civile, come ha chiesto Biagini e come è stato ripetuto anche ieri dai banchi della Lega? “Il Comune ad oggi non dispone degli elementi idonei tecnicamente a valutarne l’opportunità, eventuali danni potranno essere risarciti una volta che saranno accertati dal processo penale, sulla cui procedibilità si deve esprimere ancora il giudice”.

Dulcis in fundo, querele per tutti. “Questa volta non sono, e non siamo, disposti a derubricare questo cicaleccio a dialettica politica, infatti siccome sono state fatte dichiarazioni pubbliche molto gravi, anche questa sera, diffamatorie anche della mia persona e del Comune di Rimini, ho dato mandato di querelare tutte le persone che attraverso dichiarazioni pubbliche e social, e indipendentemente dal ruolo politico o meno che rivestono, hanno divulgato e divulgano illazioni, ed hanno espresso ed esprimono giudizi diffamatori nei miei confronti e nei confronti dell’istituzione e dei suoi lavoratori. La stessa azione verrà avanzata verso le testate giornalistiche che hanno adottato il medesimo comportamento”. Quasi mezz’ora di intervento.

Camporesi e Pecci non si sono certo accontentati della versione di Gnassi. Il primo: “Sindaco, si prenda gli atti dell’indagine che sono stati distribuiti lecitamente e se li legga, lei non può limitarsi ad attribuire all’ex assessore degli interessi di carriera politica senza rispondere nel merito”. Il secondo: “Fino a pochi giorni fa quello che dicevamo sembrava fosse pura fantasia, finalmente abbiamo sentito dal sindaco che ciò che sta emergendo sono fatti seri e gravi. Poi nella sua risposta ha scivolato sul tecnico, mentre la critica politica che rivolgiamo a Gnassi è quella di aver chiuso gli occhi. Non intimidite nessuno con la minaccia di querele perché gli atti processuali sono questi. Non gettiamo fango, vi dovete dissociare dalla attività del capo di gabinetto. Convocheremo la commissione di controllo e garanzia e chiederemo un consiglio comunale aperto sul tema”. Finita? Macché. Lungo battibecco fra Pecci e Gnassi, tanto che il presidente del consiglio comunale ha dovuto sospendere per dieci minuti la seduta.

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