Interesse pubblico cercasi: pioveranno mattoni al posto dell’ex questura

Interesse pubblico cercasi: pioveranno mattoni al posto dell’ex questura

Com'è possibile demolire quella che sarebbe dovuta diventare la cittadella della sicurezza e che "giustificava" il mattone, per costruire tutt'altro? Ovvero appartamenti, uffici, supermercato... Dov'è adesso il "preminente interesse collettivo" di cui parlava la convenzione sottoscritta fra Comune e Da.Ma. alla fine degli anni 90? Ma tutto avanza nel silenzio generale e ci sono le premesse per una delle più grandi operazioni immobiliari che la città abbia mai visto.

Dopo aver letto l’articolo di Rimini 2.0 inerente le “novità” sull’area ex questura, ho fatto un conto assai semplice. Sono partito dal costo dell’area che, grossomodo, dovrebbe ammontare complessivamente a poco meno di 18 milioni di euro, considerando anche la demolizione. Calcolando che il terreno incida mediamente attorno a 1.000 euro per mq. di edificato, significa “pavimentare” per circa 18.000 mq, ossia più o meno 230 appartamenti e/o similari (negozi, uffici, eccetera). Praticamente servirebbero 23 palazzi da 10 appartamenti ciascuno a cui si devono aggiungere i 36 alloggi dell’Acer.
Se così fosse, solo per soddisfare le esigenze dei nuovi residenti, visto che la doppia auto è ormai cosa comune in ogni famiglia, occorrerebbero in linea teorica circa 600 stalli mentre in base a criteri di standard, almeno 300. Quelli che l’amministrazione sta costruendo adesso per mettere una toppa alla carenza di parcheggi nella zona turistica, 104 posti che saranno destinati agli alberghi, rischieranno in futuro di venire fagocitati nel calderone della domanda di aree di sosta di questo enorme quadrante abitato.
Se poi aggiungiamo la nuova strada, il parcheggio per gli alberghi, la vasca di laminazione e vani tecnici, credo che di verde ne rimarrebbe ben poco.
Ma la domanda alla quella prima o poi qualcuno dovrà dare una risposta è questa: l’ex questura, la cui costruzione portò la società Da.Ma. a “svenarsi” per poi morire dissanguata, finanziariamente parlando, rappresentava l’interesse pubblico che giustificava il mattone, il motore immobiliare. Nella convenzione sottoscritta fra Comune di Rimini e Damerini nel 1999, l’opera nuova questura veniva definita di “primaria importanza pubblica” per il “preminente interesse collettivo che la realizzazione di questo intervento riveste”. Solo questo obiettivo – mancato – giustificava residenziale, commerciale, direzionale.
Ora verrà tutto demolito e rimpiazzato da tutt’altro. Ma come si giustifica tutto questo dal punto di vista della compensazione dell’interesse pubblico?
Ho voluto abbozzare al conteggio e introdurre questi ragionamenti perché credo che la mossa di Ariminum Sviluppo Immobiliare di chiamare a raccolta la stampa senza soffermarsi su un solo dato concreto risulti difficilmente comprensibile, tanto più perché si sta parlando di un nervo altamente scoperto. Va poi ricordato che il Sindaco ha rimandato la pianificazione dell’area ex questura all’interno del Piano Urbanistico Generale che, da quello che è dato sapere, è tuttora solo una promessa.
Fatto questo quadro credo che difficilmente ci possa essere spazio per un “compromesso” tra la proprietà e un’Amministrazione comunale che ha espresso anche frasi di fuoco all’atto dell’acquisto all’asta della ex questura, quindi non mi meraviglierei che il tutto possa finire nelle aule di Giustizia. E qui ce ne sarebbe di documentazione da esaminare. Senza andare troppo lontano nel tempo, il consigliere comunale Magrini – oggi assessore, proprio mentre si va chiudendo il cerchio della ex questura – nel febbraio 2020 lanciò parole esplosive sul progetto delle case popolari su un’area che non era nella disponibilità pubblica. Progetto poi “sostenuto” da un Piano Integrato che riguardava l’intera area, che in seguito, non si capisce come, è stato limitato alle suddette case popolari. Disse Magrini, esponente di maggioranza: «dietro ai rendering ben confezionati, ci sono scelte non fatte dagli organismi deputati o fatte solo da qualcuno. Miopie forse volute e scelte che a questo punto è probabile diventino obbligate. La cosa curiosa in conclusione è che si stanno facendo i conti senza l’oste perché di tutte le aree interessate della “ex Questura” il Comune ed Acer non possiedono neppure un filo d’erba».
E poi c’è una società, proprietaria di tutto, che può anche vantare di aver donato la porzione di area destinata per l’edilizia popolare, la disponibilità alla nuova strada e parcheggio per gli alberghi. Insomma, difficile dire chi potrebbe vincere una eventuale causa in tribunale, ma di certo per 10-20 anni Rimini avrebbe il suo bel (si fa per dire) buco nero nel bel mezzo della città.
Infine c’è il “camper dei desideri” o ufficio mobile che dir si voglia, guidato da Ermeti, che dà un passaggio anche a Tiziano Arlotti (Acer) oltre agli amministratori del Comune: i residenti consultati chiedono verde, verde e ancora verde, e non grigio cemento.
E c’è la storiella che non sarà costruito un centro commerciale ma un supermercato. Se non è zuppa è pan bagnato, e le associazioni di categoria contro il commerciale a corrente alterna, hanno detto no: né piccolo, né medio e né grande. Ma anche Jamil Sadegholvaad e l’assessora Roberta Frisoni hanno parlato all’unisono con le categorie: «non c’è alcuna necessità di nuovi spazi commerciali». Intanto quello dell’area ex Fox è passato liscio, sotto la sbarra del parcheggino.

Giulio Grillo

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