Irpef, Rimini “stanga” ma le sorprese arrivano dai comuni più piccoli

Irpef, Rimini “stanga” ma le sorprese arrivano dai comuni più piccoli

L'esperto: "Non esiste pianificazione delle entrate, vengono fatte pagare le imposte in funzione di quanti soldi occorrono all’Ente per coprire i propri debiti. Se un settore va in crisi si prendono i soldi da un’altra parte"

Sant'Agata Feltria, Mondaino, Montegridolfo, Saludecio, Pennabilli e San Leo applicano l'aliquota massima e zero esenzioni. La giunta Ceccarelli lascia tutto invariato nel 2019. Misano, zitto zitto, ha ritoccato al rialzo. Ma a fare discutere è palazzo Garampi, che ha già calcato la mano su tassa di soggiorno e passi carrai. E adesso vuole più che raddoppiare l'entrata da imposta sul reddito delle persone fisiche. Pesanti critiche dalle opposizioni e dai sindacati.

Il Comune di Sant’Agata Feltria applica un’unica aliquota, bella alta: lo 0,8. Il massimo. E’ fra le amministrazioni più “tartassone” per quanto riguarda l’imposta sul reddito delle persone fisiche. E lo fa da anni. Stessa musica per Mondaino, Montegridolfo, Saludecio, Pennabilli e San Leo. E nessuno dei sei applica la minima esenzione. Gemmano idem con patate (anche se sul sito del Mef non compare ancora il dato relativo al 2019, fino ad oggi ha tenuto la barra fissa sullo 0,8, applicando però l’esenzione per i redditi inferiori a 8mila euro). Maiolo si piazza poco sotto: 0,7 (e nessuna esenzione), era lo 0,5 fra il 2002 e il 2013, per poi salire allo 0,6 nel 2014 e quindi allo 0,7. E la stessa aliquota senza esenzioni di sorta è anche la scelta del Comune di Novafeltria.
Per i piccoli Comuni questo è il modo migliore per incrementare le entrate locali visto che la tassazione immobiliare (Imu/Tasi) per loro deve fare i conti con un numero di immobili limitati ed una base imponibile non elevata (le rendite medie delle unità immobiliari sono in genere basse). E le altre tipologie tassabili, aree fabbricabili e terreni agricoli, hanno valori bassi (le aree) o sono esentati (i terreni). Ricorrere all’Irpef diventa quindi anche una scelta politica che si sgancia dal dover tassare solamente i proprietari di immobili, ed essendo un’entrata collegata al pagamento fatto allo Stato, i Comuni non hanno la necessità di prevedere controlli, a meno di particolari condizioni di esenzione. Tutto sommato, dunque, un’entrata facile e sicura.

Zitto zitto, Misano ha ritoccato al rialzo. Per lo scaglione di reddito fino a 15mila euro, fra 2018 e 2019 è passato da 0,15 a 0,25, per lo scaglione da 15 a 28 da 0,2 a 0,35, e per quelli da 28 a 55mila e 55mila-75mila, rispettivamente da 0,6 a 0,7 e da 0,7 a 0,75. Invariato (0,8) lo scaglione oltre 75 mila euro, mentre ha anche abbassato la quota per l’esenzione: da 15mila a 12mila.

Alice Parma a Santarcangelo l’esenzione l’ha portata da 13mila a 15mila euro e lo scaglione di reddito da 15mila a 28mila euro è passato da 0,73 a 0,68. Per gli altri: 0,78, 0,79 e 0,8.

La giunta Ceccarelli a Bellaria Igea Marina ha deciso di non applicare il minimo aumento fra 2018 e 2019: l’esenzione non supera la soglia di 10mila euro.

Per Cattolica al momento si conosce la situazione al 2018: nessuna esenzione, fino a 15mila euro l’aliquota indica lo 0,15, e per i successivi scaglioni 0,25, 0,4, 0,6 e 0,8.

Fotografia al 2018 anche per Coriano: esenzione per redditi imponibili fino 8mila euro, e per i cinque scaglioni le aliquote sono dello 0,55, 0,6, 0,75, 0,78 e 0,8.

Riccione non applica l’Irpef e quando la applicava era a quota 0,2 e addirittura 0,1.

Ma a far discutere è il Comune di Rimini, che sta meditando di raddoppiare, anzi di più, l’entrata Irpef, passando da circa 4 milioni di euro a 9. E’ stata abbastanza anomala per una realtà come quella di Rimini la scelta politica di mantenere dal 2007 al 2018 un’unica aliquota pari allo 0,3, senza esenzioni fino al 2011 e poi dall’anno successivo arrivando a 15mila euro e dal 2014 a 17mila. L’assessore Brasini (nella foto) adesso medita anche di introdurre differenziazioni per scaglioni, calcando la mano (come fanno molti altri Comuni) sui redditi più elevati, ma anche abbassando l’asticella dell’esenzione e portandola, pare, a 10mila euro, un bel “taglio”. E la stangata dell’Irpef non passa inosservata anche perché palazzo Garampi ha già spinto sull’acceleratore delle “tasse”, vedasi passi carrai e tassa di soggiorno. E da anni fa cassa anche con autovelox e dintorni. Come fa notare Matteo Zoccarato della Lega, ma è un po’ tutta l’opposizione ad affondare il coltello: “In questo momento storico non occorre l’aumento delle già alte tasse, ma il taglio degli sprechi a cominciare dal sovvenzionamento a tutti gli eventi, bandi e fantomatici affidamenti di servizi inutili, dannosi e a tutti i centri sociali, associazioni amiche e cooperative, per non parlare dei milioni che vogliono buttare per regalare le case ai finti nomadi”, dice Carlo Rufo Spina di Forza Italia. Si prende una bella rivincita anche Mario Erbetta di Rinascita Civica, che era stato buon profeta prendendo la parola in consiglio comunale sul tema del bilancio, ed oggi commenta: “Non si può fare pareggio sopravvalutando il gettito del recupero dell’evasione fiscale, non si possono sottovalutare i nuovi costi del Teatro, come i mancati incassi da parcheggi e multe, oltre al minor gettito ottenuto dai canoni sui passi carrai. Infatti ecco la nuova stangata e non sarà l’ultima. Nessun taglio di spesa ma un altro aggravio della pressione fiscale con la scusa del bando periferie”.
Sì perché questa è la motivazione dell’amministrazione comunale per “bastonare” sull’Irpef: il governo aprirà i cordoni della borsa (bando periferie)  a cantieri aperti e tempistica rispettata per la riqualificazione di Rimini nord. La giustificazione suona debole.

Anche Cgil, Cisl e Uil dicono “no” all’aumento dell’addizionale Irpef, “che il Comune di Rimini vorrebbe introdurre colpendo soprattutto lavoratori e pensionati”.
Svolgimento: “Il Sindaco di Rimini e la sua Giunta hanno deciso di mettere mano al portafoglio dei lavoratori e dei pensionati riminesi per fare cassa, ufficialmente per consentire la riqualificazione di Rimini Nord, perché, dice l’assessore Brasini, non c’è certezza sul finanziamento del bando periferie. Queste sono le cifre: attualmente l’incasso tramite Irpef è di 4 milioni e 300 mila, la maggiorazione dovrebbe portare a circa 9 milioni, per finanziare il bando periferie occorrono 18 milioni. Da aggiungere che non solo verrebbe aumentata l’aliquota, ma pagherebbero l’addizionale Irpef anche alcune fasce che finora non pagavano. Il tetto degli esenti infatti dovrebbe essere portato da 17 mila a 10mila euro aumentando così di 16.000 la platea dei contribuenti (prima esenti)”.
Vanno giù senza fare sconti i sindacati, che con la giunta Gnassi sul bilancio hanno già avuto parecchio da ridire anche in passato su altre partite: “Ancora una volta chi governa sceglie la via più facile rastrellando risorse da lavoratori e pensionati, coloro che coprono il 74% del gettito Irpef dei contribuenti a livello comunale e che come organizzazioni sindacali noi rappresentiamo. Ed è anche in ragione di ciò che faremo di tutto per non permettere che l’addizionale Irpef venga aumentata. Crediamo che ci siano tante e valide ragioni per dire al Sindaco e alla sua Giunta che l’aumento dell’addizionale comunale non è la strada da percorrere e se il confronto in sede di Bilancio preventivo fosse stato realmente praticato avremmo avuto modo di presentare le nostre proposte, anche sul finanziamento del bando periferie. La necessità di intervenire con una correzione di Bilancio dimostra l’incapacità di programmare e prevenire le eventuali difficoltà finanziarie. Non tolleriamo mancanza di equità e di buon governo da parte dell’Amministrazione Comunale né tantomeno che a farne le spese siano, come al solito, lavoratori e pensionati. Ora, questo confronto sul Bilancio noi continuiamo a richiederlo, anzi a pretenderlo, a partire dalla prossima riunione della Commissione Consiliare di Bilancio. Nel contempo renderemo pubbliche entro breve le iniziative che stiamo decidendo di intraprendere per protestare contro l’impostazione profondamente sbagliata e intollerabile che il Comune intende perseguire per il reperimento di risorse”.

Abbiamo chiesto a Fabio Lisi, direttore tecnico di Car-Tech, azienda leader nel settore della fiscalità locale, un parere sul dibattito che si è aperto in questi giorni su Irpef e tassazione: “Direi stucchevole, visto che nessuna pubblica amministrazione usa gli strumenti messi a disposizione dal legislatore per determinare una tassazione equa, sostenibile e rapportata ai reali servizi forniti ai cittadini. Oltretutto non organizzano i propri uffici per combattere realmente l’evasione e l’elusione o per fare equità. Non esiste alcuna pianificazione delle entrate ma vengono fatte pagare le imposte in funzione di quanti soldi occorrono all’Ente per coprire i propri debiti. Se un settore va in crisi allora prendono i soldi da un’altra parte. Così sono capaci tutti, mi verrebbe da dire”. E aggiunge: “L’esempio più eclatante del fallimento dei Comuni sulla capacità di far pagare le tasse lo abbiamo visto prima con l’IMU, nell’anno fiscale 2012, e quindi con la IUC (IMU più TASI) dall’anno fiscale 2014. Sull’IMU 2012 i Comuni hanno fallito due volte: la prima quando dovevano stabilire le aliquote (incremento o decremento rispetto all’aliquota standard) e, quasi tutti i Comuni, in un primo momento si erano espressi per un decremento senza avere capito che, per la previsione di dare il 3,8 per mille allo Stato, le entrate si sarebbero ridotte. Così dopo un mese di gennaio di grande confusione, grande capriole, tutti i Comuni si sono orientati nell’incrementare le aliquote e in questo modo i bilanci sono stati coperti. La seconda volta, nel non avere utilizzato la possibilità di determinare aliquote differenziate in funzione delle caratteristiche del proprio territorio. A fine gennaio di quell’anno un articolo di stampa riportava in prima pagina che dopo una riunione tra i Comuni della provincia di Rimini si era deciso di stabilire la stessa strategia negli aumenti dell’aliquota IMU (un non senso per le caratteristiche della tassa).
Sulla IUC (IMU più TASI) dal 2014:
per ragioni politiche molti Comuni, vista l’esenzione IMU sulle abitazioni principali, hanno fatto diventare la TASI come la cosiddetta IMU2 ri-tassando le abitazioni principali. In questo modo hanno definitivamente stravolto la logica data dal legislatore che voleva permettere ai Comuni di ampliare la base impositiva mettendo a tassazione anche gli inquilini-affittuari per coprire la quota dei costi riferita ai servizi indivisibili”.

Fonte aliquote: MEF, Dipartimento delle Finanze