La briglia di Ponte Verucchio? “Non com’era dov’era”

La briglia di Ponte Verucchio? “Non com’era dov’era”

Col prof. Riccardo Santolini facciamo il punto sui "mali" del Marecchia, sulle criticità del nodo idraulico di Ponte Verucchio, sui progetti legati al contratto di fiume. "Bisogna stabilizzare il sistema fluviale e quindi l'erosione in atto. Niente più briglia". La società che gestisce la centrale idroelettrica spiega di considerarsi "parte lesa" e di essere in attesa che la Regione risolva presto il problema. Ci scrive Gecosistema e sottolinea che il crollo della briglia non ha nulla a che fare con il progetto della centrale idroelettrica. La seconda puntata della nostra inchiesta.

Arrivati a questo punto della nostra inchiesta sul crollo della briglia e sulla vicenda della autorizzazione rilasciata alla mini-centrale idroelettrica di Ponte Verucchio, è importante allargare l’orizzonte. Capire lo stato in cui versa il Marecchia, il contesto nel quale è stata costruita la briglia e, in anni recenti, la mini-centrale.
La prima puntata della nostra inchiesta ha destato molto interesse. Il tema di cui ci stiamo occupando è serio, impatta direttamente su aspetti ambientali della massima importanza. E da questo punto di vista anche le immagini che abbiamo pubblicato e le nuove che troverete in questo servizio, mostrano per la prima volta lo scenario ravvicinato del crollo. Davvero impressionante.

Crollo “briglia” del Marecchia: di chi sono le responsabilità del disastro?

Il nostro obiettivo non è quello di improvvisarci esperti in questioni di idraulica, fiumi, centrali idroelettriche, dighe, ma di cercare di capire un fatto: il crollo della briglia di Ponte Verucchio, e soffermarci sul caso della costruzione della mini-centralina idroelettrica che sorge in quel punto, accompagnata sin dalla sua nascita da una interrogazione in Regione e avversata da diversi enti, come abbiamo scritto utilizzando documenti ufficiali. In questa seconda puntata ampliamo il tema, come dicevamo, e lo facciamo dando la parola ad un esperto, il prof. Riccardo Santolini. Poi introduciamo i problemi che sta vivendo la centrale idroeletrica a seguito della distruzione della briglia, e pubblichiamo il punto di vista di Stefano Bagli amministratore unico della Gecosistema srl.

Il “nodo idraulico” di Ponte Verucchio (insieme a quello di Ponte S. Maria Maddalena) dove è avvenuto il crollo della briglia, è talmente importante e critico, da essersi meritato di entrare in una delle 18 schede del contratto di fiume, il percorso partecipato che ha coinvolto cittadini, associazioni no-profit e di categoria, tecnici di settore, imprese, mondo della scuola e undici Comuni. Che recita: “usi e sicurezza del fiume”. La descrizione sintetica dell’azione prevista è la seguente: “si prevede di dar vita ad una sperimentazione pilota in una delle aree che presentano un maggior grado di criticità, tale da condizionare in maniera significativa la funzionalità e il benessere del fiume nel suo complesso”. Gli obiettivi elencati sono diversi: dalla individuazione delle condizioni di equilibrio dell’alveo fluviale al fine di garantirne la stabilità e la compatibilità funzionale dei prelievi assentiti nel rispetto del DMV (Deflusso Minimo Vitale, ndr), al ripristino e aumento della funzionalità idraulica ed ecologica del fiume. Si vuole “riattivare il trasporto solido di fondo connesso al regime idrologico/idraulico del corso d’acqua”, così come “ridurre e riequilibrare il processo d’incisione ed erosione del tratto a valle”. L’elenco completo lo si può leggere al link sulle 18 schede del contratto di fiume di cui sopra.

“L’ingegneria idraulica una volta ragionava in un certo modo: l’acqua più veloce va a mare e meglio è… invece direi che è esattamente il contrario”. Chi parla è il prof. Riccardo Santolini, riminese, docente di ecologia all’università di Urbino, che siede nel tavolo tecnico del contratto di fiume insieme a tutti gli enti coinvolti, da molti anni studia il Marecchia, nel lontano 1988 ha coordinato una pubblicazione che resta un punto fermo in materia: “La Valle del Marecchia”, edito dalla Regione Emilia Romagna. Collabora con Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, fa parte del  Tavolo nazionale del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare sui Contratti di fiume, è stato presidente della Società italiana di ecologia del paesaggio, è ancora a capo dell’Associazione italiana per l’ingegneria naturalistica, solo per citare alcune delle sue referenze professionali.

“Il fiume ha una regola: ha un profilo di equilibrio tra la sorgente e la foce, a monte erode e a valle deposita, il problema sorge quando si spezza questo equilibrio: qualche anno fa sono state scattate delle fotografie che hanno evidenziato come l’erosione immediatamente a valle della briglia stava erodendo da sotto, sifonando la briglia, si notavano degli spruzzi causati dalla pressione idrostatica che cercava il suo spazio”, riprende il professore.

Da quello che lei dice si dedurrebbe che quanto accaduto a maggio non debba essere considerato un fulmine a ciel sereno.
“Il problema era noto e segnalato”.

Però chi di dovere non è intervenuto e adesso mettere le mani alla briglia crollata avrà anche costi importanti.
Le mani speriamo non si mettano, almeno non nel senso del “com’era dov’era” che ha ispirato la ricostruzione del teatro Galli, per intenderci. Il contratto di fiume ipotizza un’ottica più complessiva finalizzata a mantenere la plurifunzionalità del Marecchia.

Sta di fatto che in quel sito è anche sorta una centrale idroelettrica autorizzata dalla Regione nel 2014.
Nei primi anni del 2000 il fiume in quel tratto aveva un salto d’erosione di una decina di metri e poi entrava in un canyon, ma in seguito quel salto si è spostato progressivamente indietro. Fare una centrale idroelettrica in quella situazione… mi sembra abbastanza assurdo. Non siamo sulle Alpi, con una roccia dura che il “salto” di cui ho parlato sopra è in grado di mantenerlo nel tempo. Il Marecchia è un fiume in continua mobilità, con ghiaia, argille, un’erosione in atto… una situazione abbastanza palese che conoscono tutti. Ci sono una decina di “mini” centrali idroelettriche lungo il Marecchia, derivazioni molto piccole e anche abbandonate perché non più convenienti.

Ma adesso come bisogna intervenire?
Bisogna stabilizzare il sistema fluviale e quindi l’erosione in atto. Se non si fa niente, l’erosione si trasferisce a monte e il problema può diventare quello del ponte. Va subito chiarito che la struttura del ponte è solidissima, con micropali a 17 metri piantati nella roccia, ma andrà fatta un’azione cautelativa in chiave di sicurezza del ponte.

Non più una briglia a Ponte Verucchio, quindi?
Io credo che il dislivello vada trasferito nel senso della lunghezza, facendo una lunga “scalinata/rampa” anziché la briglia; questo permetterebbe di mantenere la connettività ecologica (così che i pesci da valle possono andare a monte), l’aumento del trasporto solido e un certo livello di continuità funzionale e, in particolare, ottenere la stabilizzazione del “sistema fiume” e la messa in sicurezza di quel nodo idraulico che significa anche sicurezza del ponte. Fatti questi primi interventi, si potrà poi pensare agli aspetti paesaggistici, comunque molto importanti, io li considero fondamentali.

In che senso?
Quel ponte deve essere proprio così? A mio parere è un aspetto critico anche da un punto di vista paesaggistico. Rappresenta l’entrata alla valle del Marecchia e meriterebbe un segno forte…

Ovvero?
Un ponte strallato (del tipo “sospeso” con l’impalcato sorretto da cavi ancorati ai piloni, ndr) coi piloni sul sasso e non con i “piedi” a bagno. Quel ponte non è solo l’ingresso della valle del Marecchia ma anche della pianura padana. E la Valmarecchia dovrebbe essere molto cara anche alla industria turistica della Riviera perché rappresenta un serbatoio di 100 milioni di metri cubi d’acqua. Quando nel 2017 c’è stata la siccità a Rimini non si è avvertita, mentre a Pesaro e altrove si portava l’acqua del Marecchia. E’ il sistema montano-collinare che fa entrare l’acqua nelle falde. La conoide del Marecchia è uno dei serbatoi d’acqua più grandi della Romagna, tre volte Ridracoli (circa 35 milioni di metri cubi d’acqua). Questo è il vero tema che non deve assolutamente sfuggire.

La “ricchezza” del Marecchia?
Certo, le valenze di questa valle sono uniche ma ho l’impressione che per molti sia un po’ come essere seduti sopra una montagna di ricchezza e non capirlo. Questo ci fa anche intuire che bisogna ridimensionare i problemi, compreso quello del crollo della briglia, e collocarli nella giusta prospettiva. La tecnica e le conoscenze odierne ci vengono in aiuto per realizzare opere che possano essere compatibili con la funzionalità del fiume, col mantenimento delle funzioni fluviali. E il contratto di fiume sottolinea anche l’importanza di una prospettiva complessiva nell’affronto del tema Marecchia e della salvaguardia di un brand territoriale.

Fin qui il prof. Santolini. Cosa succede adesso alla mini-centrale idroelettrica che dopo il crollo della briglia non viene più alimentata? “Noi siamo stati ovviamente danneggiati dal crollo della briglia, direi che siamo parte lesa in qualche modo”, ci dice Laura Masini che coordina l’ufficio tecnico di Aren Electric Power, la società con sede a Cesena che ha acquisito GecoHydro (sul passaggio da Gecosistema a GecoHydro, poi acquisita da Aren, torneremo). Quindi al momento siete bloccati… “Sì, noi siamo dei soggetti privati che hanno investito sul territorio ma dal momento del crollo della briglia non possiamo più prelevare acqua e attendiamo solo che la Regione e il Consorzio di Bonifica ci pongano nelle condizioni di poter riprendere la nostra attività. Oggi noi abbiamo un investimento che non produce nulla”. Posso chiederle quale investimento avete sostenuto? “E’ un investimento di natura privata…”
Quali tempi prevedete per tornare attivi? “Difficile dirlo e non dipende da noi, bisogna partire dal presupposto che si può operare in alveo solo nella stagione di basse portate, quindi da giugno a settembre”.

Veniamo adesso a Gecosistema, società attiva che ha nell’ingegner Stefano Bagli il suo amministratore unico e che nella mattinata del 5 giugno ci ha inviato questa nota.
“Abbiamo letto nel tardo pomeriggio di ieri con sorpresa l’articolo riguardante il crollo della briglia su Marecchia apparso su “Rimini 2.0” .
Per ironia del destino, l’abbiamo letto subito prima di ritrovarci nella posta un messaggio del 3 giugno alle ore 21, in cui l’autore ci chiedeva di contattarlo per fornirgli il nostro competente parere in merito. Siamo desolati che i nostri orari di lavoro siano prevalentemente diurni, e quindi non compatibili con l’urgenza avvertita dall’autore di pubblicare l’articolo nel primo pomeriggio: fatto sta che non abbiamo potuto fornire i lumi a cui il giornalista anelava.
A seguito di questo spiacevole inconveniente, cerchiamo ora di dissipare almeno in parte la nebbia in cui egli si è trovato, e che lo ha indotto ad affermazioni gravemente distorte e fuorvianti.
L’articolo stabilisce una relazione fra il crollo della briglia e la realizzazione della centrale idroelettrica. È ora evidente a chiunque esamini, anche superficialmente, la situazione, che la centrale non arreca alla briglia alcun danno od aggravio.
Il pericolo a cui era esposta la briglia, dovuto alla patologica erosione ormai da decenni in atto nel Marecchia, è stato segnalato già da molti anni da Gecosistema, che lungi dal sottovalutarlo ha da sempre proposto, in associazione al progetto idroelettrico, opere adeguate per stabilizzare la briglia, al contrasto dell’erosione in atto e il ripristino del profilo di equilibrio idraulico del fiume. La progettazione e realizzazione di tali opere, di per sé pubbliche, ed il loro finanziamento sono oggetto del disciplinare di concessione. La procedura di Valutazione di Impatto Ambientale cui i progetti concorrenti sono stati sottoposti (si veda la DGR conclusiva al punto 3.13/13) indica quali interventi o studi mirati al contrasto della erosione fluviale sono stati prescritti in capo al soggetto prescelto, comunque previa accordo con la Regione Emilia Romagna – Servizio Tecnico di Bacino con competenze e potestà autorizzava specifiche per gli interventi in alveo; a riprova dell’attenzione posta durante la procedura di VIA da parte delle amministrazioni coinvolte a tali aspetti per la scelta tra i due progetti concorrenti.
L’articolo suggerisce invece che il progetto concorrente, al quale quello di Gecosistema (poi GECOHydro Srl) è stato preferito in un procedimento amministrativo a piena evidenza pubblica, avrebbe evitato o risolto il problema della briglia. Ciò è destituito di qualunque fondamento.
È indispensabile che sia chiarito ai lettori che il crollo della briglia del Consorzio nulla ha a che fare con il progetto della centrale idroelettrica (per entrambe le soluzioni concorrenti), se si vuole alimentare un dibattito serio e costruttivo sul problema, le sue reali cause e le sue possibili soluzioni. Altrimenti si dà soltanto voce a un inutile e poco dignitoso scaricabarile, oltretutto coinvolgendo soggetti come Gecosistema estranei alla gestione dell’alveo e della briglia, alla successiva realizzazione della centrale, che crediamo non si addica al vostro giornale”.

La nostra richiesta di contatto a Stefano Bagli è partita alle 20.51 del 3 giugno, la prima puntata della inchiesta è stata pubblicata alle 15.49 del giorno seguente. L’inchiesta si svolge a puntate e dunque avevamo messo in conto di tornare sul tema per cui non era necessario attendere la risposta di Bagli per cominciare. Ribadiamo però che terremmo molto ad una intervista col dr. Bagli, che la materia la conosce bene.  Nel merito, invece, l’articolo non stabilisce alcuna relazione fra il crollo della briglia e la realizzazione della centrale idroelettrica. Siamo partiti dalla presa di posizione delle associazioni ambientaliste riminesi diffusa il 16 maggio che contiene un passaggio sul fatto che la centrale idroelettrica “di fatto interferisce con la naturale dinamica idraulica e con l’equilibrio del fiume, compromettendone ulteriormente la funzionalità”. E a proposito del contributo regionale di 850.000 euro per un intervento di consolidamento del punto di prelievo dato in concessione al Consorzio di Bonifica, aggiunge che con “questo intervento si usano soldi pubblici per finalità private. Infatti lo scopo della briglia è di prelevare acqua dal fiume da cedere agli agricoltori, oltre che di tutelare la centrale idroelettrica pure privata, collettivizzando invece i costi per la sua salvaguardia”. Il nostro articolo si concludeva poi con quanto scritto dalla società Acquacorrente nel 2014: “si fa presente inoltre che l’opera di presa proposta da Acquacorrente srl avrebbe salvaguardato la briglia del Consorzio di Bonifica (opera pubblica) dal rischio di crollo derivante dall’erosione in atto, mentre nel caso dell’opera di Gecosistema srl sarà il pubblico a salvaguardare il privato“. Lo dicono loro, che hanno presentato un progetto concorrente a quello di Gecosistema per realizzare la centrale idroelettrica. E comunque, letto oggi, quel giudizio (“sarà il pubblico a salvaguardare il privato”) suona come una sorta di premonizione.

2 – continua