La lettera: ecco il triste “censimento” dei negozi chiusi nel centro storico

La lettera: ecco il triste “censimento” dei negozi chiusi nel centro storico

Nell'area dello shopping nel cuore di Rimini continuano a spuntare cartelli "vendesi" e "affittasi". Due passi fra le vetrine spente e una domanda: nessuna reazione?

Il fenomeno dell’abbandono del centro storico procede inesorabile sotto gli occhi di tutti, meno che quelli dell’Amministrazione cittadina che non vuole ammettere questo fenomeno. A tal proposito i suoi “persuasori” non tanto occulti, hanno tentato di far credere che, oltreché ciò non sussiste, vi sarebbe stata una spinta positiva data dal Fulgor e dal Teatro Galli.
Banali favolette di circostanza sciorinate da chi ha dimostrato l’incapacità di occuparsi concretamente di questo caso, e che ora ripone le sue astratte illusioni nell’ultima spiaggia del museo Fellini. Ma come si è già visto finora i due eventi, proprio per la loro caratteristica, non hanno inciso minimamente ed anche l’ultima a venire certificherà il fallimento di questa politica fatta di tentativi scompigliati.
Sta di fatto che facendo un breve “censimento” – per difetto – nell’area più preziosa della città data dalle due piazze, dal corso d’Augusto e da alcune vie secondarie un tempo ricche di attività economiche, ne consegue che risultano chiusi molti locali commerciali. Se ne omettono altre, ormai consegnate all’oblio più totale:

Piazza tre Martiri: negozi ai civici 35, 37, 78A;
Corso d’Augusto: negozi ai civici 85, 96, 197;
Via Mentana: negozi ai civici 7, 13, 16, 19A, 22, 38;
Via Tempio Malatestiano: negozio ai civici 2,17, 20 e uno in galleria;
Via Giordano Bruno: negozi ai civici 14, 19, e prossimamente 8;
Via Gambalunga: negozio al civico 10;
Via Sigismondo: negozio ai civici 13, 43, 63;
Via Soardi: negozio al civico 35;
Via Garibaldi: negozi ai civici 27, 94, 118;
Via Cairoli, per la parte fino alla Chiesa di S. Agostino, poiché la successiva è persa da tempo: negozi ai civici 12, 15.

Quindi sono 29 attività attualmente chiuse molte delle quali con il cartello “Affittasi”, in realtà sfitte da tempo immemore, costituendo di certo un numero considerevole per una zona del genere.

Nel panorama delle attività commerciali, solo poche poi spiccano per una precisa caratteristica che le distingue dalle altre, tutte abbastanza appiattite su temi merceologici del momento, e che nascono e muoiono con quella tendenza.
Qualcuno noterà l’esponenziale apertura di nuove attività di ristorazione e affini; è vero, ma non sono queste che creano un tessuto sociale cittadino e, anzi, alcune operanti in ore notturne sono oggetto di avventori responsabili del noto degrado.
Rimini non ha proprio un bel Centro a causa delle distruzioni belliche, e delle successive anche immotivate demolizioni conseguenti alla speculazione edilizia selvaggia, con la benedizione delle amministrazioni di allora. Poi quelle degli anni ’80 e fino ad oggi, hanno fatto il resto per renderlo inaccessibile.
Quindi non solo si è contribuito ad imbruttirlo, ma anche a scoraggiare chi voleva raggiungerlo ed eliminare quel quadro socio–economico che aveva.
Non bisogna essere esperti in economia per capire che lo spostamento del capolinea dei bus da Piazza tre Martiri avrebbe avuto un effetto deleterio per l’attività economica di quell’area, come pure la mancata possibilità di raggiungerlo in auto in determinate ore del giorno. A ciò si aggiunga l’ossessiva attrazione di un turismo di basso livello, la mancata persecuzione dei fenomeni di degrado già più volte da varie parti segnalati, in una città di altrettanto basso profilo che in realtà esprime al di là delle ostentate pretenziosità. Poi parcheggi pochi e tutti a salato pagamento; una miscela deleteria insomma.
Neppure il continuo e veloce ricambio “apri e chiudi” basta, sebbene anch’esso sintomo di un’economia commerciale insana.
Ora mentre chiudono altre storiche attività, si amplia ulteriormente la ZTL e ci si affida al Museo Fellini preannunciato nei catafalchi sparsi per Piazza Malatesta, per resuscitare il defunto centro. Ma è l’ennesima bufala a cui ormai pochi credono, ma non chi l’ha ideata per giustificare le proprie incompetenze in merito.
E dopo, quale altro coniglio uscirà dal cilindro della politica illusionista?

Salvatore De Vita