La “produttività” dei parlamentari riminesi lascia a desiderare

La “produttività” dei parlamentari riminesi lascia a desiderare

Si va dal secchione, ma poco produttivo, Tiziano Arlotti, all'ultimo classificato fra i rappresentanti del territorio, Sergio Pizzolante. Mentre sbaraglia tutti il leghista Pini, vecchia conoscenza di Rimini: primo su scala regionale e settimo fra tutti i deputati.

Si chiude l’anno e piovono classifiche. C’è n’è anche una di Openpolis che riguarda l’indice di produttività parlamentare 2016 e prende in esame il triennio che va da marzo 2013 a novembre 2016. Ci siamo fiondati ovviamente sulle classifiche regionali e su quella emiliano-romagnola. Alla Camera al primo posto c’è un forlivese, una vecchia conoscenza per le battaglie che in passato ha ingaggiato a Rimini (Fiera e Palas, su tutte). E’ Gianluca Pini, Lega Nord, in cima alla graduatoria regionale e al settimo posto di quella nazionale. Una performance in linea con i dati rilevati anche negli scorsi anni. Segue Tiziano Arlotti, Pd, undicesimo in regione ma 128° fra tutti i deputati. Eppure Arlotti ha una percentuale altissima di presenze, 99,39% (Pizzolante si ferma al 69,09%, Giulia Sarti al 67,75%), ma come spiega Openpolis in un altro approfondimento, “i parlamentari più presenti non sono i più produttivi”. Quindicesima posizione produttività per Giulia Sarti, M5S, 192° nella classifica nazionale. Subito dietro la grillina ecco piazzarsi Sergio Pizzolante (Ap), 219°.
L’indice di produttività vede Pini con 589,66 quindi vengono Arlotti con 244,95 e Giulia Sarti con 189,31, per finire con Pizzolante a quota 172,25.
Come tutte le classifiche anche questa lascia però qualche dubbio. Come viene calcolato l’indice di produttività? Attraverso tre parametri: l’iter, il consenso e la partecipazione ai lavori. “Ogni atto parlamentare ha un iter che consiste nella successione delle fasi necessarie al suo completamento. L’iter più complesso è quello dei disegni di legge. Dal punto di vista della produttività parlamentare, ogni tappa raggiunta o superata verso il traguardo finale fa acquisire punteggio all’atto, e, di conseguenza, al primo firmatario e al relatore”. Col criterio del consenso invece, “si intende valutare il gradimento che il primo firmatario di un atto riesce a ottenere presso i colleghi. Si presume che più un atto ottiene consenso e maggiore sarà il suo valore politico. Il sostegno da parte di altri gruppi, in particolare dello schieramento opposto, determinano un punteggio ulteriore”. Infine il contributo del parlamentare ai lavori della camera di appartenenza si esprime anche con la partecipazione alle fasi di discussione e decisione. “Pertanto nell’indice di produttività sono calcolati gli interventi in commissione e in aula e le presenze alle votazioni, con particolare attenzione ai voti finali e ai voti in cui la maggioranza è risultata battuta”. E tutto questo spiega perché il ministro Franceschini, ferrarese, risulti al 44° posto in regione, il penultimo, e al 549° su scala nazionale. L’indice di produttività non prende in considerazione aspetti importanti per un parlamentare come la relazione con il territorio, il confronto con gli attori sociali o la vita di partito. Prende in esame le attività istituzionali tracciabili e fra queste nemmeno i lavori delle commissioni, perché ad oggi, denuncia Openpolis, “non è possibile avere notizia di ciò che accade nelle commissioni parlamentari”.
Il rapporto fa emergere che dei 950 parlamentari in carica, “la stragrande maggioranza svolge un ruolo minimo nella produzione legislativa delle due camere. In entrambi i rami, infatti, oltre il 70% dei membri rientra in un intervallo di produttività compreso fra i 0 e 200 punti, cioè basso: raggiungibile grazie a una presenza assidua ai lavori dell’aula”. Basta “timbrare” il cartellino, insomma. Il gruppo più produttivo sia alla Camera che al Senato è quello della Lega Nord e non il M5S come si potrebbe immaginare. Ma il rapporto completo è assai ricco di sfaccettature. (puccio carlini)